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Insulti e minacce alla compagna di Gabriele Bianchi e al suo bambino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:32
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Silvia Ladaga, compagna di  Gabriele Bianchi, il maggiore dei due fratelli accusati di aver pestato a morte Willy Monteiro Duarte a Colleferro, aspetta un bambino. Ed è terrorizzata dalle minacce sui social.

Silvia Ladaga non ce la fa più. Non è passata neanche una settimana da quando il suo compagno, Gabriele Bianchi, il maggiore dei due fratelli accusati di aver pestato a morte Willy Monteiro Duarte nella notte di Colleferro, è stato arrestato. Ma subito dopo sono cominciate le minacce al bambino che aspettano. È lo sfogo della 28 enne incinta di sei mesi che, in un’intervista a Repubblica, dice di essere stanca. “Spero che si interrompano le minacce rivolte al figlio che ho in grembo, che non ha colpe e non può subire attacchi del genere, per giunta ancor prima di essere venuto al mondo”. Al bambino, che dovrebbe venire al mondo tra tre mesi, sono rivolti messaggi abominevoli e pieni di odio, quello stesso odio che ha finito per uccidere il giovane Willy. “È il figlio di un bastardo”, “Partorirai un altro mostro”, “Spero che tuo figlio muoia come Willy”, “Ti meriti di abortire”, si legge sui social network di Silvia, che non ha aspettato per chiudere tutti i profili che aveva. La giovane, che ora cerca di trovare le forze per pensare solo a suo figlio, stenta a credere che il suo Gabriele abbia pestato a morte un ragazzo. “Non è in grado di commettere un omicidio. Non ci credo. Accanirsi su un ragazzino fragile come Willy…non è da lui”.

Forse l’amore che prova per il compagno appassionato di Mma, il violento sport da combattimento che mescola tutte le arti marziali, non le permette di guardare in faccia la verità. Verità di cui i testimoni oculari dell’omicidio dovrebbero essere a conoscenza, ma che ha ancora bisogno di venire a galla, tra le tante testimonianze raccolte.  Francesco Belleggia, uno dei quattro arresti per l’omicidio di Willy, ha confermato la sua versione dei fatti, smentendo i tre giovani accusati dell’omicidio, Gabriele e Marco Bianchi e Mario Pincarelli, i quali avevano asserito di non aver “nemmeno toccato” il ragazzo capoverdiano. Belleggia infatti, riporta il Fatto Quotidiano, ha fornito una versione dei fatti accaduti la notte tra sabato e domenica scorsi a Colleferro totalmente differente da quella messa a verbale dagli altri tre accusati. Il suo racconto, emerso durante l’interrogatorio di garanzia, risulta essere molto più aderente alla prima ricostruzione dei carabinieri, che hanno arrestato i quattro in flagranza di reato. Belleggia avrebbe confermato l’arrivo a Colleferro del suv con a bordo i fratelli Bianchi e il quinto indagato – la cui identità è ancora riservata – con l’intento dare supporto Pincarelli, nel pieno di un litigio con un gruppo di ragazzi del posto. Secondo il racconto del 23 enne, all’arrivo dei “rinforzi” sarebbero volati calci e pugni e colpi di karate, in cui ha avuto la peggio Monteiro Duarte. Belleggia sostiene anche “non aver colpito Willy”. Versione totalmente diversa da quella dei due supertestimoni della rissa di Colleferro. Si tratterebbe, riporta il Corriere della Sera, della testimonianza, emersa in queste ultime ore, di due amici del gruppo dei quattro giovani arrestati – tra cui i fratelli Marco e Gabrielle Bianchi. Stando a questa ultima ricostruzione, sarebbe stato Francesco Belleggia, karateka, ad aver sferrato il calcio mortale a Willy Monteiro. Se confermata dalle indagini dei carabinieri, questa testimonianza potrebbe ridefinire totalmente le responsabilità Gabriele e Marco Bianchi, che potrebbero, in fin dei conti, non essere i colpevoli materiali della morte del ragazzo.

Le indagini proseguono in attesa di nuove testimonianze. È possibile quindi che siamo ancora lontani dalla verità dei fatti di Colleferro. Ma qualunque essa sia, ha ragione Silvia Lagarda a disperarsi per il verdetto già emesso dalla stampa e dalle reti sociali contro il suo compagno. “La giustizia farà il suo corso e uscirà la verità. Se Gabriele ha sbagliato è giusto che paghi. Però deve essere appurato da un tribunale, non dalla stampa che ha già emesso sentenza di colpevolezza”. Questa stessa “sentenza di colpevolezza” che sta coprendo di minacce un bambino ancora in grembo.

Fonte: Repubblica, il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera

Pubblicato da Leggilo.Org su Mercoledì 9 settembre 2020