Il primario Zangrillo: “4 morti per Covid, 483 per tumore, 638 d’infarto. Dov’è l’emergenza?”

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Sul coronavirus medici e scienziati si dividono tra pessimismo e posizioni di grande fiducia. E intanto, interviene anche l’OMS.

 

Con l’aumento dei contagi registrato nelle ultime settimane, è tornata alla ribalta anche una delle polemiche che hanno caratterizzato i mesi dell’emergenza legata al Coronavirus: quella che vede medici e scienziati dividersi tra ottimisti e prudenti. Tra i primi milita, notoriamente, Alberto Zangrillo, Primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Le sue posizioni sul Covid lo hanno spesso fatto finire nel mirino di contestatori che lo accusano di negazionismo. L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa, quando, come riporta Il Giornale, Zangrillo ha twittato una vignetta, firmata da Ghisberto, in cui si mettono a confronto il numero di decessi dovuti al Coronavirus e quello delle morti legate ad altre patologie, come malattie cardiocircolatorie e tumori.

Il Primario del S. Raffaele è finito in poche ore tra i trending topic di giornata ma è chiaro il messaggio che Zangrillo intende lanciare: dal suo punto di vista l’aumento dei contagi non dovrebbe rappresentare un motivo di grande preoccupazione, soprattutto se si considerano altri dati, come il numero di decessi e i ricoveri in terapia intensiva, finora numericamente poco consistenti.

Sul fronte opposto si schiera, sin dall’inizio della pandemia, Pier Luigi Lopalco, capo della task force istituita dalla Regione Puglia per l’emergenza coronavirus. In un’intervista rilasciata a Fanpage, l’epidemiologo si dice preoccupato per i dati raccolti negli ultimi giorni, in particolare per quanto riguarda l’imminente riapertura delle scuole, prevista per il 14 di settembre. Secondo Lopalco, l’Italia sta andando incontro a una fase critica: la fine dell’estate rappresenta infatti il periodo dell’anno in cui il nostro stile di vita si trasforma e torna ad essere caratterizzato principalmente da attività che si svolgono al chiuso.

A questo si uniscono due ulteriori elementi: la piena ripresa delle attività e la comparsa delle classiche influenze stagionali. Per affrontare questa fase, spiega, sarà necessario “rimanere all’erta e intensificare i controlli“. Più delicata è invece la questione del ritorno sui banchi di scuola. Secondo Lopalco le aule potrebbero rappresentare un luogo di grande diffusione del virus. Da qui la necessità di integrare le linee guida già stilate con misure di altro tipo: prima di tutto “il controllo della temperatura con termoscanner all’ingresso“, che finora non è stato indicato come obbligatorio dal Ministero, e poi potrebbe essere utile “attuare una campagna di screening con tampone negli studenti“, da mettere in atto entro la fine delle vacanze, con lo scopo di individuare ed isolare quei ragazzi che potrebbero portare il virus all’interno delle scuole.

Tra Zangrillo e Lopalco, come in generale tra ottimisti e pessimisti, la differenza di vedute è profonda. Ma qual è la posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità? L’OMS in questi mesi si è più volte resa protagonista di incomprensibili contraddizioni, ma dovrebbe comunque rappresentare l’istituzione più alta e attendibile in materia. E gli ultimi dati disponibili sembrerebbero essere incoraggianti. La pandemia, infatti, sarebbe in fase di rallentamento a livello globale: come riporta Il Corriere della Sera, nella settimana tra il 17 e il 23 agosto sarebbero stati riscontrati 1,7 milioni di nuovi casi e 39 mila decessi, con una diminuzione, rispetto alla settimana precedente, rispettivamente del 5% e del 12%.

Fonte: Il Giornale, Fanpage, Il Corriere della Sera, Alberto Zangrillo Twitter

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