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“Gioele non doveva essere lasciato solo con Viviana”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:24
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Sul caso di Viviana Parisi interviene la criminologa Roberta Bruzzone. L’esperta spiega che la donna era gravemente disturbata e Gioele non sarebbe mai dovuto restare da solo con lei.

In letteratura si chiama “suicidio allargato“: succede quando un omicidio viene immediatamente seguito da un suicidio.  Sono tragedie che molto spesso si consumano all’interno di coppie o di famiglie: mariti che si tolgono la vita dopo averla tolta alle mogli o genitori che si suicidano dopo aver ucciso i loro figli. Ed è quanto accaduto a Viviana Parisi che – con ogni probabilità – ha prima ucciso il suo bambino, Gioele, per poi uccidere se stessa. Ad intervenire sulla vicenda è la criminologa Roberta Bruzzone. L’esperta – intervistata dall’AGI – spiega che la dj messinese, la mattina in cui è uscita di casa sapeva già che non vi avrebbe fatto ritorno. E il fatto che non abbia portato con sé il cellulare va a suffragare questa ipotesi. Viviana – considerando l’accentuata dimensione religiosa e spirituale dell’ultimo periodo raccontata dal marito Daniele Mondello – molto probabilmente voleva attuare il suo piano presso la Piramide, un luogo conosciuto come “luogo di purificazione”. Poi l’incidente avuto in autostrada l’ha indotta a cambiare meta. Ma non piano.

Ciò che tuttavia tutti ci chiediamo da giorni è: perché Gioele veniva lasciato da solo insieme ad una madre che la stessa famiglia definiva disturbata? Nel cruscotto dell’automobile ritrovata vicino a Caronia è stato trovato anche un certificato che attestava una diagnosi di “crisi mistica”. Perché allora Daniele Mondello – padre di Gioele – ha permesso che Viviana facesse un viaggio in macchina portando con sé il bimbo? La criminologa, infatti, puntualizza: “Gioele non sarebbe mai dovuto essere  lasciato solo con Viviana visto che la dimensione delirante in cui viveva la donna era chiara e certificata con episodi allucinatori e crisi psicotiche”. L’ultimo ricovero di risale appena a marzo  e – spiega Bruzzone – da questi disturbi non è possibile guarire in pochi mesi. Mondello, probabilmente, vedendo la moglie tranquilla non ha avuto remore a lasciarla uscire con il figlio. Anche perché – secondo quanto dichiarato da tutti – la donna amava il figlio più di se stessa e mai nessuno avrebbe sospettato potesse fargli del male. “Paradossalmente il fatto che fosse morbosamente attaccata al figlio è l’elemento che l’ha resa più pericolosa. Ha deciso di coinvolgere il figlio nel suo piano suicidario per privarlo di una vita fatta solo di sofferenza. Per lei la morte era l’unica salvezza” – conclude l’esperta.

Daniele Mondello, sconvolto per il ritrovamento del corpicino di un bimbo che, con ogni probabilità è Gioele – riporta Il Messaggero – forse per mettere a tacere le tante voci che gli chiedono proprio perché abbia lasciato il bambino solo con una donna malata, ha recentemente dichiarato: “Viviana non seguiva alcuna terapia: ha soltanto preso 4 pillole per due giorni e poi ha smesso di sua volontà”.

Samanta Airoldi

Fonte: AGI, Il Messaggero