Evan, il padre alla ricerca dell’uomo che ha ucciso suo figlio – VIDEO

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Non sono bastati i ricoveri, l’esposto, le chiamate agli assistenti sociali e ai Carabinieri. Per papà Stefano, Evan è stato ucciso. E ora vuole giustizia.

“Hanno preso tutto alla leggera, questo è tutto quello che ho da dire”. Con queste parole Roberto Amore, compagno della nonna di Evan Lo Piccolo, riassume le settimane che hanno preceduto la morte del bambino di 21 mesi. Parla ai microfoni di Fanpage facendo le veci di Stefano Lo Piccolo, padre di Evan, troppo agitato per rilasciare dichiarazioni ai giornali. Il signor Amore spiega: “Sono sei mesi che stiamo lottando. Abbiamo segnalato tutti i giorni le condizioni di questo bambino perché era pieno di lividi”. Per questo lui e la nonna del bambino – congiuntamente al padre – si erano attivati, coinvolgendo assistenti sociali e Carabinieri. “Abbiamo combattuto con tutte le nostre forze con l’assistente sociale. Abbiamo fatto un esposto, abbiamo fatto di tutto. Poi, arrivati a un certo punto, ci sono andati i Carabinieri con gli assistenti sociali in questa casa. Non so cosa hanno visto, non so cosa hanno fatto. E niente, poi è successa questa tragedia” . Il compagno della nonna racconta anche che quando andava a casa loro era sempre contento, allegro, giocava. Forse per il piccolo quella casa era un rifugio felice rispetto ad un clima fatto di violenze che respirava e subiva ogni giorno. Lui e la nonna di Evan hanno scoperto in un modo tremendo della morte del bambino: “Abbiamo saputo dalle voci popolari che era morto un bambino a Rosolini. Alla mia compagna le si è accesa la lampadina, e poi ci è arrivata la comunicazione”. E ora il padre del bambino, straziato, è alla ricerca dell’uomo accusato dei maltrattamenti al figlio.

Ora a complicare le indagini – scrive La Stampa – ci si mette lo scaricabarile tra la Procura di Genova e quella di Siracusa. La prima dice di avere spedito ai colleghi siciliani l’esposto del papà di Evan agli inizi di agosto. La seconda assicura di non avere mai ricevuto nulla. I Servizi sociali di Rosolini avevano preso in carico la vicenda del bambino, come raccontato dal compagno della nonna, ma non avevano fatto in tempo a inviare un rapporto. Come se non bastasse, per tre volte – 27 maggio, 12 giugno e 6 luglio – Evan era finito in ospedale per lividi, bruciature e perfino per una frattura; in almeno una di queste occasioni l’ospedale Trigona di Noto aveva avvertito i Servizi sociali.

 

Fonte: Fanpage, La Stampa

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