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Black lives matter, dopo le proteste contro il razzismo Google stanzia fondi per le aziende dei neri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:00
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La razza delle persone entra ufficialmente negli algoritmi di Google e Linkedin. Diverse iniziative lanciate da PayPal, Youtube ed altri colossi del mondo del web sembrano di fatto favorire la discriminazione, in nome di una non meglio precisata “equità razziale”. 

“Support blackowned business”: è questa una nuova possibilità tecnica per sostenere, da parte di Google, le “aziende dei Neri”, come citato da un comunicato ufficiale dell’impresa, nell’ambito del lancio di iniziative a supporto della comunità nera. Nel concreto, cercando oggi un’attività su Google.com o Google Maps, si nota un nuovo badge per le attività di proprietà dei neri: un cuore nero su uno sfondo arancione a tre strisce. Nel 2018, Google ha introdotto badge simili che le aziende dovrebbero mostrare se sono guidati da donne o da membri della comunità LGBTQ+.

Così, scrive Forbes, gli operatori del commercio potranno negli Stati Uniti, con un profilo aziendale verificato da Google, aggiungere un attributo di proprietà nera al proprio profilo, facilitando la ricerca e il sostegno da parte della clientela. In questo modo, si favoriscono le aziende non certo per la qualità del prodotto o per la capacità dei dipendenti, ma per un attributo della pelle. La questione del razzismo, che in America è da sempre stata scottante e lo è diventata ancora di più dopo le proteste del Black lives matter – assume così una nuova spinta.

Del resto, ricorda l’Ansa, è di qualche settimana fa la notizia che Google si impegna ad agevolare imprese e start up di afroamericani con un pacchetto di 175 milioni di dollari contro il razzismo. Fondi che vanno ad aggiungersi al fondo da 100 milioni varato da YouTube nelle scorse settimane per dare voce ai creators afroamericani che pubblicano contenuti sulla sua piattaforma. A scendere in campo è anche PayPal, con 530 milioni destinati a sostenere le attività economiche di proprietà di afroamericani e minoranze negli Stati Uniti. “La cifra servirà a investire nelle attività e nelle comunità degli afroamericani e delle minoranze presenti nel Paese”, ha spiegato la società. Ma anche Apple ha lanciato la sua Iniziativa per la giustizia e l’equità razziale, sostenuta con 100 milioni, mentre è ancora Google ad aver stanziato 12 milioni per supportare organizzazioni che combattono il razzismo. Inoltre, l’amministratore delegato di Google Sundar Pichai ha reso noto di voler anche impegnarsi per migliorare la rappresentanza afroamericana fra i livelli manageriali più alti entro il 2025.

La razza negli algoritmi

Del resto, la missione di “Black Lives Matter” è “collegare i neri di tutto il mondo che hanno un comune desiderio di giustizia di agire insieme nelle loro comunità”. Il colosso Google non resta indifferente a tutto questo, entrando non poche volte nelle questioni politiche o di cronaca, e prendendo posizione al riguardo. Alcuni movimenti o fatti di cronaca hanno spinto diverse aziende a riconsiderare il loro marketing, modificando ad esempio il logo ed incidendo, di conseguenza, sugli algoritmi. Ad esempio, gli assistenti vocali Amazon Alexa, Apple Siri e Google Assistant sono stati aggiornati già tempo fa per esprimere il supporto contro il razzismo verso gli afroamericani. La volta, informa la Cnn, è arrivata qualche giorno fa, il 30 luglio 2020. Google ha integrato un nuovo attributo ai negozi presenti in Google Maps che indica la razza del proprietario del negozio – “Black owned store”. Una funzionalità che modifica l’algoritmo di Google, quindi il marketing. Qualcosa di simile è accaduto su Linkedin, con la comparsa di un blocco di suggerimenti di connessione chiamato “Voci Nere da Seguire e Supportare”: usando l’intelligenza artificiale, il social network site identifica il colore della pelle della foto del profilo e in base a ciò modifica la visibilità algoritmica in stream dando maggiore rilevanza ai profili delle persone di colore.

Non è un caso se, negli ultimi mesi, Google ha visto “un aumento delle ricerche online per le aziende di proprietà dei neri”. Yelp, uno dei principali concorrenti di Google, che ha recentemente lanciato il proprio simbolo di proprietà nera, ha visto un analogo aumento delle ricerche per lo stesso tipo di azienda: tra il 25 maggio e il 10 luglio sono state condotte oltre 2,5 milioni di ricerche di società di proprietà di neri.

Fonte: Ansa, Forbes, Cnn