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Vincite al gratta e vinci e spacconate tra amici: così i carabinieri di Piacenza tentano di difendersi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:27
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I carabinieri della Levante di Piacenza respingono le accuse e tentano di difendersi con alibi improbabili come vincite ai gratta e vinci.

A parte l’appuntato Giuseppe Montella che, pur essendo colui attorno a cui tutto ruota, tutti gli altri carabinieri della caserma Levante di Piacenza, sembravano chiaramente sconvolti al momento dell’arresto da parte dei finanzieri. Alcuni hanno anche pianto e detto che mai si sarebbero aspettati si potesse arrivare fino a quel punto. Gli inquirenti speravano in una loro collaborazione. Ma, per ora, tutt’altro. Giacomo Falanga, uno degli indagati – spiega Il Messaggero – durante l’interrogatorio con il Gip ha respinto ogni accusa. Ha motivato la foto con delle banconote in mano che lo ritraggono accanto ai fratelli Daniele e Simone Giardino – arrestati per spaccio – con una vincita al gratta e vinci risalente a 5 anni fa. Ancor più sorprendente come è stato definito il pestaggio di un nigeriano: “una spacconata di Montella”. E ha spiegato che se l’uomo riportava ferite come fosse stato massacrato di botte, è solo perché era caduto durante l’inseguimento. Per quanto riguarda, invece, le presunte torture subite da uno spacciatore egiziano dove – da quanto emerso dalle intercettazioni – Falanga avrebbe detto che i suoi colleghi dovevano fare uno il poliziotto buono e l’altro il cattivo, l’avvocato della difesa Daniele Mancini ha sostenuto: “Una battuta di spirito. Non si può condannare una persona per una battuta di spirito. Falanga è estraneo ad ogni violenza e all’ipotesi di spaccio”.

L’interrogatorio più atteso è quello di Montella. Un personaggio che – sostiene il Gip – credeva di poter vivere al di sopra della legge e di qualunque regola di convivenza civile. Certo è che – in base alle registrazioni degli investigatori – il militare insieme alla compagna viveva ben al di sopra di quanto lo stipendio di carabiniere gli avrebbe consentito. E si vantava dei suoi giri anche con il figlio, un bambino di soli 11 anni. Il suo avvocato Emanuele Solari lo ha definito “molto provato” e ha dichiarato che ci sono buone possibilità che risponderà al Gip. Chi ha già iniziato a parlare è Matteo Giardino, carrozziere piacentino anch’egli arrestato per traffico di droga. Giardino – riporta Fanpage – ha spiegato agli inquirenti che quando lui stesso ha messo al corrente Montella delle microspie in una delle sue automobili, il militare si è preoccupato non tanto per la possibilità di venire arrestato ma per il timore bi vedersi bloccati tutti i suoi giri intorno alla droga e di perdere tutti gli introiti.

Samanta Airoldi

Fonte: Il Messaggero, Fanpage