Carabinieri di Piacenza, parla Ilaria Cucchi: “Non solo mele marce. E’ il sistema che non funziona””

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Ilaria Cucchi – sorella di Stefano Cucchi, deceduto in seguito alle percosse di due carabinieri – interviene sul fatto dei carabinieri di Piacenza e punta il dito contro tutto il sistema.

Sul caso dei carabinieri della caserma Levante di Piacenza, arrestati per spaccio di stupefacenti, ricettazione, estorsione e torture è intervenuta Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, il geometra romano morto in seguito alle percosse ricevute da due carabinieri durante un interrogatorio. La donna – riporta la Repubblica – ha puntualizzato che non è corretto parlare di “mele marce” perché – a suo dire – è tutto il sistema che non funziona: “E’ un fatto gravissimo e mi ricorda molto quello che è accaduto a mio fratello Stefano. Il fatto che si continui a parlare di mele marce lascia un po’ perplessi. I casi stanno diventando troppi, evidentemente è tutto il sistema che non funziona”. E alla voce di Ilaria  si aggiunge quella di Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi e compagno della donna: “I sistemi di videosorveglianza sono deficitari o a volte non ci sono neanche. Questi fatti sono sempre accaduti. ben venga l’intervento della magistratura che ha deciso di fare un po’ di pulizia”.

Intanto l’Arma reagisce ricordando che a fronte di alcuni corrotti ve ne sono moltissimi altri che rischiano la propria vita continuamente per il bene del Paese.  Il comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri – riporta Il Fatto Quotidiano – parlando al Tg1 ha dichiarato: “Procederemo con il massimo rigore. Episodi come questi intaccano la fiducia nell’Arma ma io devo tutelare i centomila carabinieri che ogni giorno e ogni notte espletano il loro dovere. Quest’anno abbiamo avuto mille feriti. E durante l’emergenza Covid 10 morti e 800 contagiati”.

E proprio contro Nistri si era rivolta Ilaria Cucchi nel 2018, accusandolo di voler colpire i carabinieri che avevano deciso di parlare al processo per la morte di suo fratello Stefano.Come riportava la Repubblica, la donna, nel corso di una conferenza stampa, disse: “Dal generale Nistri mi sarei aspettata non dico delle scuse, perché per lui sarebbe stato troppo imbarazzante, ma nemmeno 45 minuti di sproloquio contro gli unici pubblici ufficiali che hanno rotto il muro di omertà”.

Samanta Airoldi

Fonte: Repubblica, Il Fatto Quotidiano

 

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