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“Berlusconi perseguitato? La vergogna è l’incontro tra lui e un giudice” dice Di Pietro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:25
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L’ex Pm accusa il giudice Franco e Berlusconi. Per Di Pietro la condanna non può essere messa in discussione, ed è l’ennesimo tassello della battaglia tra il Cavaliere e la Magistratura. 

Caso Mediaset, Di Pietro: "Sono arrabbiato sia come cittadino che come ex magistrato" - Leggilo.org

Antonio Di Pietro, ex Pm del pool di Mani Pulite ed ex parlamentare di Italia dei lavori, non usa mezzi termini sulla vicenda delle registrazioni fatte dagli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini durante l’incontro tra il giudice Amedeo Franco e l’ex Premier Silvio Berlusconi. Di Pietro si è scagliato sia contro l’avversario di sempre, Berlusconi, che contro il giudice, in un’intervista rilasciata ad Adnkronos. Il caso Mediaset – e la conseguente condanna per frode fiscale- che decretarono la caduta da Senatore del leader azzurro (nonché l’interdizione dai pubblici uffici) venne definita da Franco – allora relatore della sezione feriale della Cassazione che emise la sentenza, come: “Un plotone d’esecuzione pilotato dall’alto”. Per Di Pietro, invece, non vi è da fare alcuna rivisitazione dell’accaduto, anzi, si dovrebbero accertare i rapporti che intercorrevano tra il giudice e Berlusconi, ipotizzando anche contatti prima della sentenza.

Ha spiegato l’ex Pm: “Da cittadino e ancor più da ex magistrato, mi sento offeso è vergognoso che un giudice prima fa una sentenza e poi va dalla persona che ha condannato per dirgli che non lo voleva condannare”. Per Di Pietro, sono molteplici gli aspetti poco chiari della vicenda, tranne la sentenza passata in giudicato (anche se in sede civile a Milano è stata ribaltata la versione dei fatti). In primo luogo, ha spiegato l’ex protagonista della stagione di Mani Pulite, il perché gli avvocati del Cavaliere abbiano tenuto nascoste le registrazioni per quasi 7 anni. Secondo Di Pietro il motivo è semplice: si è attesa la morte del giudice Franco, affinchè egli non potesse dare la sua versione dei fatti. Per gli avvocati, invece, fu lo stesso Berlusconi a non voler far trapelare nulla: da una parte perché, Franco, in attesa di una promozione in Cassazione – fatto che poi effettivamente si verificò – non avrebbe mai confermato in tribunale le sue parole (a patto che ne avesse le prove); in secondo luogo, il leader di FI temeva l’acuirsi dello scontro tra politica e Magistratura, che però alla fine si è verificato lo stesso.

Come ha scritto Il Fatto Quotidiano, in realtà quel giorno c’era anche un altro magistrato all’incontro. Si tratterebbe di Cosimo Ferri, leader di Magistratura Indipendente, attuale Deputato di Italia Viva, che nel 2013 ricopriva l’incarico di Sottosegretario alla Giustizia del Governo di Enrico Letta. Per Di Pietro questa è la classica arma usata dal Cavaliere, contro i suoi oppositori politici e non, durante tutta la sua epopea politica. Egli stesso, ha accusato, è stato vittima di un dossieraggio ordito dagli uomini vicini a Berlusconi: nel 1994, anno di investitura del primo Governo Berlusconi, il Presidente di FI avrebbe proposto a Di Pietro di guidare il Dicastero della Giustizia, salvo poi ripensarci. Il tentativo, secondo l’ex Pm della pubblicazione della registrazione, è di riversare in ambito politico un processo, facendo credere che esista una parte della Magistratura che si oppone con tutti i mezzi alle classi dirigenti non gradite ( ma il caso Palamara, ad esempio, sembrano andare proprio su tale strada). Conclude Di Pietro: ” Quella condanna resta una pietra tombale sul comportamento illecito e criminale di Berlusconi”.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Adnkronos

Il Fatto Quotidiano, Adnkronos