Napolitano, trattative segrete per far fuori Berlusconi. Il racconto di Augusto Minzolini

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Giorgio Napolitano avrebbe concesso la grazia a Silvio Berlusconi solo se questi si fosse ritirato dalla vita politica. Nell’estate 2013, infatti, il Presidente si recò in persona da Franco Coppi, allora legale dell’ex Premier. 

mattarella berlusconi napolitano - Leggilo

Non è la prima volta che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella telefona al suo predecessore Giorno Napolitano. Lo aveva già fatto, ricorda TGCom24, lo scorso febbraio. Nel Giorno del Ricordo delle vittime delle Foibe, il Capo di Stato aveva telefonato al Presidente emerito, impegnatosi attivamente per restituire alla memoria nazionale quei tragici eventi, per esprimere nei suoi confronti grande apprezzamento, riconoscendogli un merito per la gestione della sua presidenza, “verso cui va la doverosa riconoscenza degli Italiani”, disse. La storia si è ripetuta qualche giorno fa, stavolta per rivolgergli gli auguri più affettuosi per il suo novantacinquesimo compleanno ed esprimergli la riconoscenza per l’opera svolta in favore della Repubblica, quindi dello Stato, lungo tanti anni di impegno istituzionale.

Nulla di strano, se non fosse che la riaperta vicenda di Berlusconi, sette anni dopo la condanna per frode fiscale nell’ambito del caso Mediaset, potrebbe rimettere in discussione la responsabilità delle varie figure coinvolte. Il nome di Giorgio Napolitano, ad esempio, torna in questi giorni alle cronache grazie ad Augusto Minzolini che, su Il Giornale, afferma che Napolitano in persona si sarebbe recato di persona nell’estate del 2013 presso lo studio dell’avvocato Franco Coppi, legale di Silvio Berlusconi nel processo per frode fiscale, accusa che provocò la sua decadenza da senatore dopo la sentenza. Argomento dell’incontro tra i due, l’ipotesi della grazia per l’ex Premier e leader di Forza Italia, in quel momento uno dei garanti del governo di Enrico Letta. La trattativa, però, venne bloccata da un aut-aut: Napolitano era pronto a concedere la grazia, ma pretendeva da Berlusconi un ritiro ufficiale dalla politica. “Così quel provvedimento di clemenza, normalmente esaminato sulla base di una valutazione giuridica, fu analizzato con le logiche della politica”, scrive Minzolini. Berlusconi si oppose, e preferì alla fine scontare la pena ai servizi sociali come volontario a Cesano Boscone.

Il Capo dello Stato, che avrebbe dovuto essere il garante nello scontro tra politica e giustizia, si rivelò invece come il capo di una delle fazioni in campo e la Giustizia si rivelò come l’arma con cui si combatte la politica in Italia. Si comprendono così anche meglio le dichiarazioni del giudice Amedeo Franco, relatore nel giudizio di Cassazione, che parlò “di sentenza che faceva schifo… di vicenda guidata dall’alto”. La vicenda è la fotografia dell’Italia, dove politica e Magistratura convergono per governare o condizionare il Paese. E gli ultimi risvolti sul caso Palamara, ancora una volta, lo confermano. Di fatto, quel processo ha portato le Sinistre al governo e cambiato la storia del Paese. Fino ad ora, non è arrivata nessuna smentita sulla questione, e i quotidiani ne hanno parlato pochissimo. Come fa notare Nicola Porro, nel caso specifico la grazia sarebbe stata concessa ad un Presidente del Consiglio per tre volte, oltre che leader del primo partito del Paese. Napolitano, assieme a Merkel, Sarkozy e Obama fu uno degli artefici della sua strana caduta di Berlusconi. La grazia in cambio della uscita di scena del Cavaliere avrebbe creato un patto consociativo stabile tra la cosiddetta sinistra e il cosiddetto centrodestra. Il dominio sarebbe comunque stato esercitato dalla sinistra, a cui Napolitano apparteneva. Questo, almeno, era il disegno del Capo dello Stato. “Berlusconi avrebbe dovuto andarsene, tradendo il mandato di milioni di elettori, in cambio della libertà personale?”, si domanda Porro. Merito del Presidente della Repubblica è quello – o dovrebbe essere – di rappresentare lo Stato e non i partiti. Non a caso i costituenti consigliavano che il ruolo di Presidente dovesse essere ricoperto da figure estranee alle macchine di partito. Ma così, lo sappiamo, non è mai accaduto.

Fonte: Tgcom24, Nicola Porro, Il Giornale

 

 

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