Abortire in casa e senza ricovero, per Michela Murgia potrebbe essere la scelta migliore

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Michela Murgia interviene sulla decisione della governatrice dell’Umbria Donatella Tesei di prevedere un ricovero di tre giorni in caso di aborto chimico. La questione, discussa in questi giorni, è se la procedura di somministrazione della pillola abortiva può essere fatta in day hospital o è meglio un ricovero. Intanto, il Ministro della Salute Roberto Speranza ha chiesto un nuovo parere sulla questione al Consiglio Superiore di Sanità. 

murgia aborto - Leggilo

La questione “aborto” più volte affrontata non solo da personale sanitario ma anche da politici e femministe, ritorna alle cronache dopo la decisione di Donatella Tesei, Governatrice dell’Umbria, di ripristinare il ricovero ospedaliero per l’aborto farmacologico. Il mifepristone, anche detto pillola abortiva, o Ru486, è uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l’aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza, Una procedura a cui si può far ricorso anche in day hospital, rendendo così il tutto più agevole. Ma la Tesei ha cancellato questa possibilità, obbligando le donne ad un ricovero di tre giorni. Michela Murgia, durante il “Tg Zero“, su Radio Capital, ha attaccato in diretta la Governatrice leghista, in collegamento telefonico. Quest’ultima ha parlato di una scelta fatta per “tutelare la salute della donna”, in quanto un’interruzione di gravidanza presenta comunque dei rischi. Rischi che, stando alle carte, non sarebbero testimoniati. Non ci sono casi, infatti, di donne che sono state male o decedute a casa a causa del mancato ricovero. Sarebbe però, secondo la governatrice, una legge nazionale a chiedere il ricovero di tre giorni in caso di ricorso alla pillola abortiva. In realtà, si tratta di un consiglio, non di un obbligo. Così come la Società di Ostetricia e Ginecologia consiglia invece il day hospital.

“Perché avete pensato che possa essere più tutelata la salute se mi avete detto che non ci sono evidenze del fatto che la donna corra più rischi a casa?”, ha chiesto Michela Murgia, che ha poi elencato i motivi per cui sarebbe meglio ripristinare anche in Umbria la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico in day hospital, come ragazze rimaste incinte che non vogliono dirlo ai genitori oppure situazioni in cui il partner interferisce. “Questa delibera limita la libertà di scelta delle donne. Lei crede che una donna non sia in grado di autodeterminarsi e di tutelare la propria salute in autonomia?”, ha proseguito la scrittrice. Un aut aut andato avanti per un po’, tra le dichiarazioni degli specialisti supportate dalla conduttrice e le normative sostenute dalla politica, secondo cui la delibera è in linea con la legge nazionale.

“Ho applicato la legge”, dice la Governatrice

Nel frattempo, il Ministro della Salute Roberto Speranza ha chiesto un nuovo parere sulla questione al Consiglio superiore di sanità, informa Repubblica. L’obiettivo è capire se la salute della donna sia tutelata anche con il semplice day hospital, o se invece siano necessari tre giorni di ricovero in ospedale come stabiliva l’ultimo parere in materia. In ogni caso, la decisione di Donatella Tesei di cancellare la delibera regionale che permetteva di effettuare l’aborto farmacologico con la Ru486 senza il ricovero in ospedale trova comunque credito nelle linee guida del Ministero della Sanità emanate nel 2010. Tuttavia, molte regioni – come la Toscana, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Liguria, ricorda l’HuffPost – hanno adottato il day hospital. La maggior parte delle regioni italiane, quindi, segue quanto è stato deciso dall’Umbria. Eppure, la leghista è stata subito accusata di voler tornare al Medioevo dei diritti. “Ho sempre difeso le donne e sostenuto che nella società devono avere ruoli importanti”, ha rivendicato in un’intervista alla Nazione, ribadendo – per rispondere alle critiche – di aver seguito soltanto gli imput dati dal Ministero. “È strano che la mia idea di garantire la loro salute susciti tante polemiche“, ha aggiunto la donna, convinta di aver agito nell’interesse della comunità. “Nessuno vieta l’uso della Ru486. Ma vogliamo solo avvenga in sicurezza”, ha concluso.

Ma le polemiche non si placano. La sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa ha chiesto una revisione delle linee guida ministeriali per l’utilizzo della RU486. Silvana Agatone, della Libera associazione italiana ginecologi, ha accusato espressamente la Lega di portare avanti una “campagna di terrore“, favorendo un ritorno all’oscurantismo. “In un momento in cui gli Stati più avanzati stanno facilitando gli aborti, non capiamo bene perché fare un passo indietro del genere”, ha detto alla stampa. Critiche anche da parte della democratica Valeria Fedeli, che accusa la governatrice di aver preso una decisione contraria sia alla legge che alla scienza. Quanto ai partiti, oltre al PD, anche M5S, Leu e Italia Viva accusano la presidente di mettere a repentaglio i diritti delle donne. La questione, comunque, non accenna a placarsi.

Fonte: Repubblica, Radio Capital, La Nazione, HuffPost

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