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Zona rossa mai dichiarata, il premier Conte: “Io non ho paura”. Ma una carta inguaia il Governo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:50
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Regione Lombardia e Palazzo Chigi continuano a passarsi la palla sulla mancata istituzione della zona rossa in Val Seriana. Ma ora emergono nuovi elementi che potrebbero inchiodare il Governo.

 

Durante i primi mesi della pandemia di Covid 19, i comuni di Alzano e Nembro nel bergamasco non furono  dichiarati zona rossa, nonostante l’elevato numero di casi riportati. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, un paio di settimane fa circa, è stato convocato dal tribunale di Bergamo per fare chiarezza in merito a questa mancata assegnazione. Decisione che potrebbe aver  contribuito a rendere la Lombardia una delle regioni più colpite dal Coronavirus. Mentre Codogno  fu prontamente dichiarato zona rossa, Alzano e Nembro – riporta Il Fatto Quotidiano – non sono mai state considerate ufficialmente aree a rischio, pur presentando una situazione di analoga gravità – per  numero di contagi e decessi – al comune lodigiano. “A marzo sono morte tra le 110 e le 120 persone da noi contro le 14 dell’anno scorso” – ha dichiarato il sindaco di Nembro Claudio Cencelli. .

Fontana – riportava il Corriere della Sera  –  si era difeso dichiarando di non avere responsabilità in merito: “La decisione spettava al Governo, è chiaro” . E aveva  negato di aver ricevuto pressioni dal mondo dell’economia che avrebbero potuto influenzare la decisione di non chiudere i due comuni. Aveva subito ribattuto, rispedendo la palla al mittente, il Ministro per gli Affari Regionali  Francesco Boccia: “L’istituzione della zona rossa? La legge prevede che la Regione possa prendere una decisione in autonomia” – le parole del ministro riportate da RaiNews.

Mentre a sostegno della tesi di Fontana sul fatto che la scelta spettasse a Palazzo Chigi e non alla Regione si era pronunciato il commissario per l’emergenza dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi. Venturi, ex assessore alla Sanità di Stefano Bonaccini. Il commissario – riferiva Il Giornale – aveva spiegato che anche Piacenza si era trovata nella stessa situazione dei comuni della Val Seriana; anche lì nessuna zona rossa pur distando solo 16 km da Codogno: “Il Governo pensò che i 16 m che separano Piacenza da Codogno fossero sufficienti a impedire il contagio dell’Emilia Romagna. Cosa ovviamente impossibile. Se avessimo avuto in quel momento una zona rossa, avremmo avuto una epidemia perfino inferiore a quella del Veneto”. Pertanto anche in Emilia non fu presa alcuna decisione autonoma dal Dem Bonaccini. E, dalle parole di Venturi, traspariva che la competenza di istituire una zona rossa spettasse al Governo e non alla Regione. L’Emilia il 16 marzo chiuse Medicina, è vero. Ma fino a quella data anche lì nessuna mossa autonoma.

Ora, a distanza di poco meno di quindici giorni, è stata la volte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in audizione proprio stamane davanti al pm di Bergamo Maria Cristina Rota. Rota – intervistata al Tg3 – ha sostenuto che in base a quanto risulta la decisione rientrava nei compiti del Governo. Dal canto suo il premier è tranquillo e – intervistato dalla Repubblica – ha dichiarato senza indugi: “Non ho paura di finire indagato perché ho agito secondo scienza e coscienza”. Ma le carte sembrano non girare a favore del primo ministro. Infatti – riferisce Tpi – un membro di Governo ha rivelato che non fu nemmeno convocato un Consiglio dei ministri per discutere della situazione di Nembro e di Alzano come, invece, fu fatto per Codogno. E – riporta Libero – una circolare datata 8 marzo inchioderebbe il Governo. Tale carta, proveniente dal Viminale, avrebbe ordinato alle Regioni di non agire di testa propria ma di seguire lo Stato.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera, Repubblica, Tpi, RaiNews, Il Giornale, Libero

Il Fatto Quotidiano, ll Corriere della Sera, RaiNews