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Reddito di Cittadinanza anche a Mafia e ‘Ndrangheta. Minacce per Di Maio: “Ti vogliamo morto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:27
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A Gioia Tauro scovati 37 percettori illegittimi del Reddito di cittadinanza che si aggiungono ai 18 scoperti il mese scorso.  Tra questi anche diversi boss della ‘ndrangheta.

 

In questi mesi di lockdown si è parlato tanto di sussidi statali a privati e imprese. L’importanza di un intervento del Governo per aiutare a rialzare la saracinesca tutti quei negozianti e ristoratori che da soli, dopo mesi di chiusura forzata, non ce la fanno. O di sostenere quei liberi professionisti come, solo per fare qualche esempio, Personal Trainer od organizzatori di catering,  che, dall’oggi al domani, si sono dovuti fermare magari con una famiglia da mantenere. Tuttavia ci sono milioni di italiani che, già prima dell’emergenza legata al Coronavirus, percepivano sussidi statali come il Reddito di cittadinanza. Misura fortemente spinta dal Movimento Cinque Stelle – capeggiato allora da Luigi Di Maio – per aiutare chi non lavora a rimettersi in carreggiata. A fronte di tante persone effettivamente bisognose, tuttavia ci sono anche diversi “furbetti” che hanno fatto richiesta del Rdc e lo hanno anche ottenuto senza averne diritto né, talvolta, reale necessità. A gennaio – riferiva Il Sole24Ore – sarebbe dovuta iniziare la “fase due”: ovvero tutti coloro che beneficiavano di questa misura di sostegno, sarebbero dovuti essere inseriti nei Puc (Progetti di pubblica utilità) dei loro Comuni. Ma l’ingresso del Coronavirus nelle nostre vite ha messo tutto in stand by.

Tuttavia i beneficiari hanno continuato a percepire il Rdc. Alcuni, purtroppo, senza averne diritto. I carabinieri di Gioia Tauro, coordinati dalla procura di Palmi – riferisce TgCom24 – hanno scoperto ben 37 percettori illegittimi del Rdc tra cui diversi condannati per reati di stampo mafioso e figure “di punta” della ‘ndrangheta. Di questi 37, 4 sono stranieri. Il danno erariale complessivo dall’elargizione di questi sussidi ammonta a 279.000 euro.

Solo il mese scorso – riferiva AGI – sempre in provincia Reggio Calabria, i Carabinieri avevano scoperto altri 18 “furbetti” che beneficiavano del sussidio statale senza averne diritto. Tra questi la moglie di un boss  di ‘ndrangheta in carcere al regime del 41 bis; un pregiudicato e un barbiere che, ufficialmente, aveva dichiarato di aver chiuso il negozio da 4 anni ma, nei fatti, continuava a lavorare abusivamente. Oltre a questi erano stati scoperti alcuni cittadini rumeni che – al fine di ottenere il sussidio – avevano dichiarato di risiedere in Italia da 10 anni quando, invece, erano qui da meno di 2. Infine diversi soggetti avevano dichiarato di essere disoccupati mentre lavoravano in nero all’interno di ristoranti, bar, cantieri edili. L’operazione, denominata “Dike“, aveva fatto emergere un danno erariale pari a 50.000 euro. Al termine delle indagini i Carabinieri avevano denunciato i 18 percettori illegittimi alla Procura della Repubblica del Tribunale di Palmi. Per tutti era stata sospesa la misura di sussidio.  I 37 percettori illegittimi scoperti ora e i 18 del mese scorso vanno ad aggiungersi ai 101 boss e gregari di ‘ndrangheta – anch’essi beneficiari del sussidio – scoperti di recente dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

Il Ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia ha parlato di reclutare – attraverso un bando – 60.000 guardie civiche: comuni cittadini che dovranno sorvegliare altri cittadini. Boccia ha dichiarato che verranno scelti, preferibilmente, proprio tra i percettori dei sussidi statali. A questo punto sorge il dubbio: ma chi sorveglierà sui nostri futuri guardiani?

E se nel 2018 il Reddito di Cittadinanza fu uno dei cavalli di battaglia dei Cinque Stelle che contribuì a farli volare al 33% da soli alle nazionali, ora l’aria pare essere cambiata. E anche parecchio. Infatti – riferisce la Repubblica – stando all’ ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto, realizzato da Ixè per la trasmissione Cartabianca, i grillini non superano il 17,2%. Addirittura il Ministro Luigi Di Maio, colui che più di tutti spinse per l’approvazione del Rdc, ha recentemente ricevuto minacce. Come spiega Il Fatto Quotidiano sui social sono comparse frasi come “Ti vogliamo morto insieme a tutti i napoletani“, “Devi morire“. Attorno al capo della Farnesina si sono stretti, in segno di solidarietà, gli esponenti di tutti i partiti, sia della maggioranza sia dell’opposizione.

Fonte: AGI, Il Sole24Ore, TgCom24, Repubblica, Il Fatto Quotidiano