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Milano: Gianni Fossati, deceduto per Covid, sepolto all’insaputa della famiglia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:18
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Una tragedia nella tragedia quella capitata alla famiglia del noto manager milanese. Deceduto lo scorso 24 marzo è stato portato presso l’area 87 del Cimitero Maggiore, quella riservata alle salme non reclamate. Dietro l’errore una comunicazione sbagliata tra l’ospedale e la famiglia. 

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Un’incredibile vicenda quella accorsa alla famiglia Fossati. Come racconta Il Corriere della Sera, l’episodio risale al mese di marzo ed è stato raccontato dal fratello, il dottor Vando Fossati. Giulio Fossati aveva 79 anni ed era un noto manager: dirigente di Rcs per decenni, docente dell’università Cattolica e Grande Ufficiale della Repubblica insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Era stato ricoverato dopo la positività del tampone presso l’Ospedale Fatebene Fratelli, il 18 marzo, ma le sue condizioni si erano aggravate in pochi giorni fino al sopraggiungere della morte avvenuta il 24 marzo. Da allora la famiglia non ha più saputo nulla di lui. Erano i giorni in cui la pandemia esplodeva in tutta la sua potenza, mentre ai famigliari non veniva concesso recarsi presso l’ospedale. Ma i parenti, che attendevano notizie di Giulio Fossati, non sono mai stati avvertiti e, in base alla normativa vigente, il corpo non reclamato dopo 5 giorni è stato trasportato per la sepoltura al Cimitero Maggiore, area 87, fossa 23, quella dedicata ai corpi non reclamati.

Sono passati circa 13 giorni dal decesso e 2 dalla sepoltura prima che la notizia sia giunta al fratello Vando, avvertito però da fonti informali, probabilmente altri medici. Vando Fossati, alla  ricerca della verità, si è rivolto direttamente al Sindaco di Milano Beppe Sala, affinchè gli venisse confermata la notizia. Quello che però ha scoperto ha dell’inimagginabile: non solo suo fratello era deceduto, ma era stato anche seppellito tra coloro che non hanno famiglia. L’ospedale dove era ricoverato ha affermato che la notizia del decesso era stata resa nota alla moglie, la quale però era stata ricoverata anch’ella il 27 marzo. Non essendo riusciti a trovare altri parenti prossimi, dopo il quinto giorno dal decesso hanno fatto trasferire il corpo.

Come spiega Fanpage, l’ordinanza emanata dal Comune di Milano, lo scorso 13 marzo, prevede una riduzione da 30 a 5 giorni il termine per reclamare la salma da parte dei familiari. Attuazione resasi necessaria a causa della pandemia da Covid-19. Se le salme non sono reclamate dopo quel lasso di tempo, vengono sepolte al Cimitero Maggiore, area 87. L’Assessore ai Servizi Civici di Milano Roberta Cocco ha spiegato: “Riguardano sepolture di persone senza famiglia o anche persone i cui familiari sono ora ricoverati in ospedale, spesso in gravi condizioni o anche familiari che non sono a conoscenza di quanto è loro accaduto perché distanti e in difficoltà”. Ora la famiglia dovrà attendere due anni prima di esumare la salma.

 

Fonte: Corriere della Sera, Fanpage

 

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