Home Cronaca L’insegnate somala “L’Islam che ha conosciuto Silvia Romano è morte e disperazione”

L’insegnate somala “L’Islam che ha conosciuto Silvia Romano è morte e disperazione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:57
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Maryan Ismail, docente somala, analizza la conversione di Silvia Romano. Conversione causata, più che da un’autenticità verso la fede, da un meccanismo psicologico contorto. 

silvia romano islam - Leggilo

Maryan Ismail è nata in Somalia, vive in Italia da 35 anni e lavora come docente di antropologia dell’immigrazione. Conosce bene l’orrore del terrorismo fondamentalista che dilania il suo paese da decenni, e ha seguito la vicenda di Silvia Romano su cui l’Italia, in queste ore, ha gli occhi aperti. Ha atteso un intero giorno prima di rompere il silenzio, cercando le parole giuste da inserire nella sua lettera indirizzata alla giovane, rientrata in Italia dopo una prigionia di 18 mesi in mano ai terroristi somali. “Mio fratello è stato ucciso in modo barbaro dagli Al Shabab. Quando parlo del terrorismo in Somalia si riapre una cicatrice profonda”: così si apre la lettera indirizzata alla cooperante, il cui testo è riportato su Tpi. Secondo la professoressa, la conversione della ragazza non è stata affatto spontanea, ma deriverebbe da una condizione psicologica particolare e di dolore profondo: “Anche io al posto di Silvia mi sarei aggrappata a qualsiasi ideale mi avessero proposto per non essere sottoposta a violenza”, dice Maryan in un passaggio della sua lettera: “L’esperienza che ha vissuto lascia profonde cicatrici sulla psiche. Questo non è Islam, è abominio”.

La lettera a Silvia Romano prosegue attaccando duramente i rapitori della ragazza, rei di aver strumentalizzato la religione per giustificare le loro barbarie: “L’Islam che ha conosciuto Silvia è lo stesso che causa morte e disperazione a Mogadiscio. Non è religione, è nazismo”, dice Maryan. Gli attentati degli Al Shabab hanno causato, ricorda la professoressa, circa 600 morti nella capitale somala; tra questi, la strage degli studenti kenioti di Garissa nel 2015 che ha visto morire 148 ragazzi del posto perché appartenenti alla fede cattolica. La lista delle atrocità commesse dal gruppo terroristico è comunque corposa. Maryan conclude la lettera con una critica verso le modalità con cui Silvia Romano è stata mostrata ai media: “L’hanno data in pasto all’opinione pubblica, una cosa immorale”.

La pensa diversamente Yassine Lafram, Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche in Italia. Secondo Adnkronos Lafram si sarebbe duramente scagliato nei confronti dei terroristi, che non rappresenterebbero l’Islam. Tuttavia, la conversione di Silvia sarebbe autentica, in quanto arrivata in un momento di crisi: “Vedo una ragazza sorridente contenta della sua conversione. Dobbiamo metterla sotto indagine perché ha abbracciato l’Islam?“.

Fonte: Tpi, Adnkronos

 

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