“Grande rispetto per lei, ora dobbiamo pensare a difenderla” dice il parroco di Silvia Romano

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Il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, difende Silvia Romano dalle critiche e dai giudizi piovuti sul suo conto, in seguito al ritorno in Italia e alla sua conversione all’Islamismo. 

Silvia Romano conversione - Leggilo.org

 

La gioia per il ritorno in Italia della cooperante italiana rapita in Kenya, Silvia Romano, si è in breve tempo trasformata in un evento mediatico. Per un giorno, e anche in queste ore, il Coronavirus sembra essere sparito dalle nostre vite, per lasciare spazio agli interrogativi che ruotano intorno al rapimento della ragazza, alla sua liberazione, e alla sua conversione. Oltre a chi ha criticato la spettacolarizzazione del suo arrivo, e a chi ne ha criticato l’abito indossato, c’è anche chi ha fatto notare che la liberazione di Silvia abbia in qualche modo favorito il gruppo terroristico che la teneva prigioniera, che oltre al riscatto ha potuto godere di una imprevista pubblicità. L’operazione, un grande successo dell’Unità di crisi della Farnesina e dell’Aise, sarebbe stata minata da una vanità nella comunicazione, che non soltanto ha offerto un’occasione di propaganda ai terroristi di Al Shabaab ma ha anche messo a rischio i nostri servizi segreti.

Nel momento in cui Al Qaeda è ancora alla ricerca di un leader, lo Stato islamico si vede costretto ad approfittare del caos creato dal Coronavirus in Iraq per tentare di rialzare la testa”, scrive  Pietro del Re su Repubblica, analizzando la doppia vittoria di Al Shabaab. “Ai somali riesce un colpo milionari che li pone finalmente in una posizione di primo piano nel network jihadista mondiale”: i diversi milioni di dollari vanno a rimpinguare le già floride casse del gruppo e la conversione, avvenuta senza costrizioni, li mostra per la prima volta sotto un’altra luce. Da assassini crudeli e implacabili a carcerieri compassionevoli, i terroristi sono perfino riusciti a spingere l’ostaggio ad abbracciare il loro Dio. Quindi, un sequestro per riscatto, ma non solo: un sequestro anche dal forte valore politico e da significati sociali e ideologici. Come racconta Report Difesa, una pulizia d’immagine era tra gli obiettivi dell’organizzazione che emergevano già a novembre, dalle carte dell’Alta Corte dello Stato del Sud Ovest.

Sempre su Repubblica, il vicedirettore Carlo Bonini si interroga sul riscatto e sull’approccio avuto da Giuseppe Conte e da Luigi Di Maio: il tema non è l’operazione in sé e il pagamento di un riscatto, ma la gestione comunicativa e sensazionalistica di Palazzo Chigi, supportata da tweet sui profili social dei due. Il rientro si poteva gestire in maniera più riservata e discreta, secondo alcuni, per diverse ragioni: in primis, per evitare propaganda ai terroristi; in secundis, per proteggere i nostri servizi segreti. Non la pensa così, però, il direttore di Repubblica Maurizio Molinari che chiede “rispetto per Silvia Romano, una vittima del terrorismo”.  La cooperante rapita in Kenya e liberata dopo l”incubo di 18 mesi di prigionia era e resta una cittadina italiana, quindi vittima, da rispettare qualsiasi credo religioso abbia abbracciato.  Stessa opinione la esprime don Enrico Parazzoli, parroco di Casoretto, quartiere di Milano dove vivono i genitori di Silvia parlando con Repubblica. “Grande rispetto per ciò che Silvia Romano ha vissuto e per ogni sua decisione, Nessuno di noi sa cosa significhi essere rapiti, essere in una costrizione psicologica, e poi il concetto di conversione per l’Islam è più contrattuale, è una sorta di contratto: ti impegni ad osservare determinate regole e questo ti garantisce una sorta di protezione. Che ne sappiamo noi se magari le hanno detto “o ti sposi o te ne facciamo di tutti i colori?” Su questa cosa ci vuole silenzio di chi non sa e rispetto”.

 

Fonte: Repubblica, Report Difesa

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