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New York, muoiono tre bambini ma non è Coronavirus. Decine di segnalazioni dalle pediatrie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:38
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I casi riportati negli Stati Uniti, dove sono deceduti 3 bambini, accelerano la ricerca. Gli scienziati invitano a non cedere ad allarmismi, mentre si ipotizza che il Covid-19 inneschi una reazione dell’organismo soltanto simile alla malattia Kawasaki. 

Covid-19 e Sindrome di Kawasaki: avviato uno studio internazionali, ma i medici invitano alla prudenza - Leggilo.org

La notizia della morte di 3 bambini avvenute nei giorni scorsi nello Stato di New York, attualmente il territorio americano più colpito dalla pandemia di Covid-19, ha allarmato gli scienziati. Come spiega RaiNews, i decessi sono avvenuti a causa di una sindrome infiammatoria acuta multisistemica pediatrica, come come è stata definita dai medici statunitensi, che potrebbe essere collegata al Covid-19. Una patologia che ricorda molto la Malattia di Kawasaki, una rara sindrome infiammatoria vasculite, ovvero che colpisce i vasi sanguigni, piuttosto rara, che colpisce in maniera aggressiva i bambini. La notizia è stata annunciata dal Governatore dello Stato, Andrew Cuomo, che ha aggiunto l’inizio di uno studio, che sarà portato avanti da New York Genome Center e da Rockfeller University. La ricerca avrà come campione i casi di 85 bambini, e secondo i dati forniti il 47% dei casi confermati è risultato positivo al Covid-19 e l’81% ai suoi anticorpi, ovvero erano stati contagiati in precedenza.

Come spiega Il Corriere della Sera, l’ipotesi di una correlazione tra le due patologie, era stata ipotizzata da un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, che raccontava di 8 bambini finiti in terapia intensiva nel Regno Unito. Un primo studio è condotto anche in Italia: i dati si avranno nella giornata di domani e saranno presentati da Lorenzo D’Antiga, Direttore del reparto di Pediatria all’Ospedale Papa Giovanni XXIIII e da Lucio Verdoni, Reumatologo Pediatra sempre dell’azienda ospedaliera di Bergamo. Sono stati esaminati i casi di 10 bambini, 8 dei quali positivi agli anticorpi del Coronavirus, che nel frattempo sono diventati 20. I medici parlano di “Kawasaki Lite”, ovvero una sindrome simil-Kawasaki, nell’attesa di un riscontro ufficiale della correlazione tra le due patologie. Lo studio, avallato dall’Istituto Superiore della Sanità, e coordinato dalla Società Italiana di Reumatologia, avrà il compito di verificare se i casi segnalati hanno tutti i parametri per rientrare nella sindrome di Kawasaki.

Spiega Angelo Ravelli, Pediatra e Segretario del gruppo di studio di Reumatologia della Società italiana di Pediatria: “Ad oggi sono arrivate una cinquantina di segnalazioni e in alcuni ospedali italiani si è osservato un aumento di frequenza, in particolare dove si è più diffuso il coronavirus”. Continua il Professore: “Non tutti i piccoli pazienti sono risultati positivi a Sars-CoV-2 e dovremo provvedere ad effettuare a tutti i test sierologici”. L’ipotesi, spiegano i medici, è che la Malattia di Kawasaki sia causata dalla famiglia del Coronavirus, ne esistono diversi differenti tipi, e tra i Coronavirus Sars-CoV2 è il più aggressivo e ciò spiegherebbe il manifestarsi di sintomi così dannosi. Ci sono diversi dubbi da chiarire: primo fra tutti la patologia ha cominciato a comparire un mese dopo l’ondata di Covid-19, e potrebbe dunque essere una risposta immunitaria al contagio.

Già dallo studio inglese, infatti, è possibile notare come solo uno degli 8 casi fosse completamente sovrapponibile alla Malattia di Kasawaki, pur ricordandone i tratti e i sintomi. Ma è un campione troppo basso per elaborare qualsiasi ipotesi. In secondo luogo le complicazioni, in quei casi, interessavano il muscolo cardiaco, favorendo ad esempio lo sviluppo di miocarditi, mentre la Malattia di Kawasaki interessa le coronarie e le sue dilatazioni. Conclude il Professor Alberto Villani. Responsabile del Reparto di Pediatria generale e Malattie Infettive all’Ospedale Bambin Gesù di Roma: “Bisogna chiarire meglio se si è trattato davvero di questa vecchia malattia conosciuta o se di un’espressione molto violenta di questa nuova sindrome infiammatoria scatenata dal virus”. E ancora: “Se una malattia esisteva già da prima non è che Sars-Cov2 può causarla adesso. È possibile che sia un fattore scatenante in particolari soggetti che probabilmente hanno una predisposizione genetica che andrà studiata”. Niente allarmismi ad ogni modo: i numeri dei casi sono limitati e la cura, che consiste nella somministrazione di immunoglobuline endovena, associata nei casi più gravi a cortisone, esiste ed efficace.

 

Fonte: RaiNews, Il Corriere della Sera

RaiNews, Il Corriere della Sera