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Coronavirus, 236 morti nelle ultime 24 ore. Dopo due mesi d’inferno la flessione continua

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:53
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Coronavirus, i dati della Protezione Civile continuano ad essere incoraggianti e ora abbiamo un’idea più esatta sulle categorie a rischio. 

coronavirus anziani - Leggilo

I dati della Protezione Civile di oggi ci segnalano una decrescita di ben 1513 casi, che arrivano così a 98.467 unità. Nelle ultime ventiquattro ore si sono registrati purtroppo 236 nuovi decessi, per un totale di 29.315. I guariti salgono a 85.231,+2.352 da ieri. Continuano a scendere i ricoveri: -553, per un totale di 16.270. Anche le terapie intensive continuano a svuotarsi: -72 da ieri, per un totale di 1427. L’82% degli infettati è in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi.
Ad oggi il totale casi segna 213.013, +1.075 rispetto a ieri

E ora che iniziamo, cautamente, a tirare un piccolo sospiro di sollievo, dobbiamo riconoscere che, durante i primi mesi di diffusione del Coronavirus, c’è stata una grande confusione generale riguardo il tasso di mortalità e l’individuazione delle fasce di popolazione più a rischio. Tutti noi ricorderemo bene di aver sentito almeno una volta la frase: “E’ solo un influenza”, quando ancora non era chiara l’entità del problema. A più di due mesi dall’inizio dell’emergenza, siamo finalmente in grado di stabilire quali condizioni cliniche possono portare un paziente a necessitare della terapia intensiva o nel peggiore dei casi alla morte. Secondo il National Geographic, contenente i risultati di numerosi studi effettuati nel mondo, le categorie a rischio in caso di contagio da Coronavirus comprendono effettivamente gli adulti sopra i 50 anni. Ma questo non mette del tutto al sicuro i giovani, specialmente quelli con patologie anche molto diffuse. Secondo l’American College of Cardiology che ha analizzato i dati forniti da uno studio effettuato a Wuhan, su un campione di 150 persone, gli individui con problemi cardiovascolari rischiano di più. Non si tratta tuttavia di un problema circoscritto: si stima che negli Stati Uniti almeno metà degli adulti soffrano di ipertensione senza neppure esserne consapevoli. L’ipertensione può portare all’arteriosclerosi, la formazione di placche di grasso nei vasi sanguigni: se queste placche si rompono improvvisamente il rischio di infarto aumenta esponenzialmente e uno dei fattori che può portare alla rottura è proprio l’infiammazione, una risposta del corpo all’influenza.

Sono categorie ad alto rischio per il Coronavirus anche le persone che stanno combattendo con altri mali come diabete, tumori, asma, bronchite cronica e allergie, tutte patologie che interessano un gran numero di individui in tutto il mondo. “Quando un sistema immunitario sta già gestendo una malattia, si indebolisce, trovandosi estremamente vulnerabile a una seconda infezione patogena”. Spiega Erin Michos, cardiologa presso il John Hopkins Medicine di Baltimora. “Sappiamo per certo che un virus influenzale può scatenare un ictus in pazienti cardiopatici”. Una spiegazione esauriente per capire le ragioni dietro l’ecatombe che ha colpito le case di riposo nel nostro paese.

Anche i giovani devono stare attenti

Leggendo questi dati, il primo pensiero che può sorgere è che siano solo i malati e gli anziani a fare parte delle categorie a rischio Coronavirus. Tuttavia, questo è un falso mito. Per quanto una persona giovane e in salute abbia molte meno possibilità di perdere la vita in seguito all’infezione, la percentuale di mortalità in persone sotto i 50 anni non è pari a zero: in Italia secondo quanto riportato da Epicentro ISS sono 284 le persone sotto i quarantanove anni decedute per il virus, l’1,1% dei decessi totali. Chiaro è che alcune di queste persone presentavano quadri clinici compromessi da altre patologie. Ma sempre National Geographic riporta che questa influenza ha comunque un tasso di letalità tra le 6 e le 10 volte più alto di una normale influenza stagionale. In più è sbagliato soffermarsi soltanto sui morti. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine riporta che in un campione di popolazione scelto per lo studio, il 41% dei casi gravi di Covid interessava una fascia di popolazione compresa tra i 14 e i 49 anni. Se da un lato è dunque appurato che sono le persone più anziane a rischiare maggiormente in caso di contagio, non si può ignorare questo dato: i sintomi gravi, che richiedono ospedalizzazione e terapie special, si manifestano anche nei giovani e negli adulti. E nel caso dovesse avvenire un sovraccarico del sistema sanitario, molte di queste persone non sopravviverebbero. Per il momento, soltanto i bambini sembrano “immuni” ai sintomi più gravi. Lo studio evidenzia come i sintomi più pericolosi tendano a non manifestarsi sotto i 14 anni.

Fonte: National Geographic, Epicentro ISS, NEJM, Protezione Civile

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