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Il Coronavirus tira un brutto scherzo ad Angela Merkel e Emmanuel Macron

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:04
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Anche se raggiunti nettamente dopo dall’epidemia, alcuni Stati UE, hanno già spinto verso le prime riaperture del Paese. E gli effetti della fine del lockdown cominciano a destare preoccupazioni. 

Fase due: ripartono Francia e Spagna. In Nuova Zelanda si annuncia la vittoria sul virus - Leggilo.org

Mentre in Italia si fatica ad organizzare una cosiddetta fase due in piena sicurezza, negli altri Paesi le cose stanno andando diversamente. Il nostro Paese, per primo in Occidente ad aver dovuto fare i conti con il virus Covid-19, fatica ad uscire da una fase emergenziale che segna numeri ancora alti per pensare ad una riapertura totale, anche se i dati sembrano essere incoraggianti. La sensazione della mancanza di un progetto ampio scoraggia gli italiani, che fino al 18 maggio saranno comunque sottoposti a notevoli limitazioni: la fase due non è altro che un alleggerimento delle misure di contenimento previste dal lockdown di marzo.

Negli altri Stati, a differenza dell’Italia, si da maggiore importanza agli istituti scolastici, mentre cresce la necessità di provvedimenti a carattere territoriale coadiuvati dalla regia del Governo nazionale. In Francia, il Primo Ministro Edouard Philippe aveva annunciato la fine delle misure restrittive dal prossimo 11 maggio. Il Paese guidato dal Presidente Emmanuel Macron è stato diviso dall’ondata epidemica: al Nord un elevato numero di contagi e decessi elevati, che si attenuano nelle zone periferiche. Il Lockdown, applicato sul modello italiano il 17 marzo scorso, ha sortito i suoi effetti, anche se, riporta TGcom24, potrebbe esserci un rinvio circa la riaperture delle scuole, che secondo i media locali resteranno chiuse almeno fino al mese di giugno. Non ci saranno invece limitazioni per negozi commerciali, mentre le attività di ristorazione dovranno aspettare a giugno. Come spiega Il Corriere della Sera, la Comunità Scientifica aveva chiesto espressamente al Presidente Macron di frenare su una precoce riapertura, consigliando di rinviare tutto a settembre. Ai medici e agli scienziati si sono aggiunti sindacati dei docenti e parte dei genitori, ancora troppo allarmati dai numeri del contagio.

In Germania risale l’indice di contagio

Anche da Berlino non arrivano dati confortanti: allentate le misure di Lockdown, il famoso indice R con zero che misura la contagiosità del virus è ripartito, informa Rainews. Il tasso di contagio è risalito a 1, ovvero ogni persona infetta ne contagia un’altra, stando ai dati diffusi dal Robert Koch Institute (RKI). Sono stati registrati in 24 ore 1.144 nuovi casi di contagio, per un totale di 156.337 dall’inizio dell’epidemia. I decessi in un giorno sono stati 163 e portano il totale a 5.913. Dati in aumento che mettono in allarme l’Italia, che invece si avvia verso la ripartenza dal prossimo 4 maggio, con non pochi timori da parte del Comitato tecnico scientifico. Da metà aprile, il tasso di infezione è sceso fino a 0,7 prima di risalire di nuovo. “Continuiamo a restare il più possibile a casa, a rispettare le restrizioni e a mantenere in media una distanza di un metro e mezzo tra di noi”, raccomanda il direttore del Robert Koch Institute, Lothar Wieler, a commento dei dati sull’andamento dell’epidemia.

In Spagna, invece, il trend prosegue al ribasso. Si sono registrati nelle ultime 24 ore 301 nuovi morti e in tutto nel Paese sono stati registrati 23.822 decessi e oltre 210 mila casi di contagio, mentre i guariti sono 102 mila. Il Primo ministro, Pedro Sanchez, presenterà oggi le grandi linee del piano “progressivo” di uscita dal Lockdown della Spagna. A partire da domenica scorsa, ai minori di 12 anni è stato permesso di uscire se accompagnati dai genitori ed è permesso alle persone di tutte le età di poter uscire per l’esercizio fisico, dopo sette settimane di Lockdown. Resta l’obbligo di utilizzo delle mascherine, mentre chiunque abbia una temperatura superiore a 37 gradi non potrà viaggiare. Anche bar e ristoranti riapriranno, con misure restrittive per mantenere le distanze sociali. Anche nel Paese iberico ci sono zone più colpite, come la Catalogna o la Capitale Madrid, e zone dove il virus è circolato di meno, come in Andalusia, dove il Presidente Regionale Juan Manuel Moreno ha indicato al Governo le tappe delle riaperture nel territorio: dal 3 maggio cerimonie religiose, negozi commerciale dall’11 maggio e bar e ristoranti il 25 dello stesso mese. Per quel che riguarda la scuola, Sanchez non sembra disposto in tal senso a seguire le volontà della Francia o della Germania. Si prevede un ritorno su base volontaria, dato precedenza a chi, in questo periodo di quarantena, non ha avuto la possibilità di seguire le lezioni online.

In Austria, dal 1 maggio saranno revocate le misure di Lockdown legate agli spostamenti, imposte per fermare la diffusione del Coronavirus. Il settore della ristorazione e quello dell’ospitalità potranno ripartire rispettivamente dal 15 e dal 29 del mese prossimo, con regole precise sul distanziamento dei clienti. In Russia, invece, il picco non è stato ancora raggiunto e Lockdown proseguirà almeno fino all’11 di maggio. La sospensione delle attività non essenziali era prevista fino alla fine di aprile.

Nella altre zone del mondo si cominciano a testare diverse ipotesi per il ritorno ad una, quasi, normalità. In Cile, ad esempio, verrà sperimentata una sorta di “patente immunitaria”: chi ha affrontato e sconfitto il Covid-19, avrà la possibilità di uscire con maggiori libertà. Il tutto, chiaramente, si basa sugli anticorpi sviluppati in fase di infezione. Una strada, questa, da prendere con le dovute cautele, dal momento che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha mostrato dubbi in tal senso. Come scrive Fanpage, l’OMS ha dichiarato: “A questo punto della pandemia non ci sono abbastanza evidenze sull’efficacia dell’immunità data dagli anticorpi per garantire l’accuratezza di un passaporto di immunità o un certificato di libertà dal rischio”. Intanto in Nuova Zelanda, Il Premier Jacinda Arden ha annunciato nei giorni scorsi: “Abbiamo vinto la battaglia contro il Covid-19”. Con 15 decessi e meno di 1.500 casi, il Paese ha dimostrato che la strada da seguire è la prevenzione: misure, queste, adottate sin dal febbraio scorso che hanno permesso al virus di non dilagare tra la popolazione.

 

Fonte: Tgcom24, Il Corriere, Rai news, Fanpage

 

 

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