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Coronavirus, i morti calano drasticamente, 260 nelle ultime 24 ore. E si cerca di capire come tutto è iniziato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:02
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I dati della Protezione Civile sono incoraggianti. Ma ora sotto la lente di ingrandimento degli scienziati, l’aumento delle polmoniti a novembre e dicembre in Lombardia. Ciò potrebbe provare agli scienziati che il virus si manifesta in varie ondate epidemiche.  

Coronavirus, il virus potrebbe circolare in Lombardia già dagli ultimi mesi del 2019 - Leggilo.org

Forse ne stiamo uscendo, dopo 46 giorni di Lockdown. I dati della Protezione Civile di oggi si sono rivelati incoraggianti come mai prima: i casi attuali sono 106.103 ( +256 ) le persone in terapia intensiva sono 2.102 ( -93 ) i deceduti sono 26.644 ma con un incremento di “solo” 260 unità rispetto a ieri. I guariti totali sono  64.928 ( +1.808 ). In Italia abbia avuto finora 197.675 casi di cui  +2.324 nelle ultime ore

E intanto si fa strada ,’opinione che il Covid-19, la malattia respiratoria causata dal Coronavirus, potrebbe essere arrivata nel nostro Paese prima del mese di gennaio. Si tratterebbe dunque di quasi 2 o 3 mesi prima del paziente uno di Codogno, in provincia di Lodi, zona attualmente indicata come il primo focolaio italiano. Gli scienziati del nostro Paese stanno studiando le cartelle cliniche di numerosi pazienti che sono stati ricoverati in Lombardia, in particolar modo nella provincia di Milano e di Lodi, che negli scorsi mesi invernali hanno sofferto di polmoniti bilaterali acute.

Come spiega Reuters, per il Professor Andrea Decarli, epidemiologo e Docente di Statistica Medica dell’Università di Milano, c’è stato un significativo aumento in Lombardia, rispetto agli anni precedenti, di casi polmoniti e bronchiti. Si parla di centinaia di ricoveri in più ma, anche se al momento non è possibile fornire dati certi, i ricoverati mostravano quelli che ad oggi sono considerati i classici sintomi da Covid-19. Spiega il Professore Decarli: “Stiamo controllando i registri ospedalieri e altri dettagli clinici di quei casi, includendo anche persone morte poi nelle loro case, per cercare di comprendere se l’epidemia di coronavirus si era già diffusa allora in Italia”. E continua: “Vogliamo sapere se il virus era già qui in Italia verso fine 2019, ed eventualmente le ragioni per cui e sia stato sottotraccia per un periodo relativamente lungo”. Conclude Decarli: “In modo da avere un quadro complessivo più chiaro se dovremo affrontare una nuova ondata dell’epidemia”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dato ad ogni modo che non corrisponde alle valutazioni delle Autorità cinesi che parlano dei primi casi a fine dicembre, il virus circolava nella regione dello Hubei già da ottobre del 2019. Per il Professore Massimo Galli, Direttore dell’unità di malattie infettive dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, è verosimile che il virus circolasse già un mese prima del riscontro del primo caso italiano, avvenuto il 21 febbraio, ma le possibilità che circolasse nel nostro Paese già dall’inverno scorso sono da considerarsi basse. Ipotesi, questa, sostenuta anche Paul Hunter, Professore di Medicina all’Università di East Anglia nel Regno Unito, che dichiara: “Penso sia estremamente improbabile che il virus fosse presente in Europa prima di gennaio”. E conclude: “Difficile che una simile epidemia non sarebbe emersa molto prima in Europa, se i casi citati fossero realmente legati al Covid-19”. Questo, ovviamente, dato l’alto livello di contagiosità del virus.

La tesi che il virus circolasse nei mesi antecedenti a gennaio nel nostro Paese, è sostenuta anche dal Professor Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano. In un’intervista rilasciata a Massimo Giletti durante il programma “Non è l’Arena”, su La7, il Professor ha confermato l’aumento esponenziale negli ultimi mesi del 2019, in Lombardia, di polmoniti gravi, che avevano sintomi riconducibili all’attuale Covid-19. Allora, nessun tampone veniva effettuato in Itala e si manifestano i primi focolai nella città di Wuhan, in Cina. Spiega il Dottor Remuzzi: “Alcuni medici di famiglia mi hanno detto: ‘Noi vedevamo polmoniti gravi, che non avevamo mai visto gli altri anni’. Non erano polmoniti derivanti dall’influenza, ma di tipo interstiziali”. E continua: “Bisogna fare la tac, la radiografia. E questo lo vedevano in ottobre, novembre, dicembre. Quindi questo virus circola da tanto tempo”.  

Fin dai primi casi di Codogno, numerosi esperti hanno minimizzato l’effetto del virus e la reale portata e di una possibile epidemia nel nostro Paese. Ciò, secondo il Professore Remuzzi, è spiegabile per diversi motivi: “Questo per due ragioni: si aveva davanti qualcosa di nuovo, un virus mai visto. E poi gli esperti non sono tutti uguali: alcuni di loro hanno detto subito che ci trovavamo davanti a qualcosa di veramente grave”.

 

Fonte: Reuters, La7

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