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Solo 5.200 morti: così la Germania ha retto l’urto del Covid-19

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:47
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La pandemia in Germania rallenta. Il sistema sanitario tedesco ha retto l’urto del Covid-19. Diversi fattori hanno contribuito al raggiungimento di tali risultati. 

Angela Merkel Coronavirus Germania - Leggilo

Dopo l’interessante caso del Portogallo che ha fronteggiato in modo decisamente efficiente la pandemia che continua a mietere vittime in svariate nazioni del mondo e a tenere bloccati milioni di cittadini nelle loro case, balza agli onori della cronaca anche la Germania che, numeri alla mano, dimostra di aver gestito in modo molto oculato una situazione davvero difficile. Le cifre riportate da Agenzia Italia riguardo i casi accertati di Coronavirus sono le seguenti: su 149.000 persone contagiate dalla pandemia in Germania ne sarebbero morte circa 5.200. Per fare un paragone, in Italia su 187.000 persone colpite dal virus, ben 25.000 hanno perso la vita. Nonostante il numero di contagi non differisca di molto tra le due nazioni, il nostro paese ha pagato un prezzo di vite umane cinque volte più alto. Stesso discorso per quanto riguarda la Gran Bretagna dove il tasso di mortalità è attualmente del 14% circa contro il 3% tedesco.

Inoltre, come ha dichiarato il Ministro della sanità Jens Spahn, gli ospedali tedeschi non sono mai stati sopraffatti dalla crisi. Sei pazienti su sette sono stati ricoverati e seguiti e le strutture sanitarie tedesche non sono mai state sobbarcate dal flusso di malati, come è successo ad esempio a Bergamo, una delle città più colpite dalla pandemia e da cui sono arrivati bollettini di guerra riguardo situazioni apocalittiche e medici disperati di fronte a un numero ingestibile di persone che necessitavano terapia intensiva.

Così hanno affrontato la pandemia in Germania

E’ dunque necessario chiedersi cosa possiamo imparare dal caso tedesco. Quali misure hanno portato la nazione europea a controllare efficacemente un problema che ha messo in ginocchio anche nazioni molto ricche, compresi USA e Regno Unito. Innanzitutto, secondo il giornalista del Corriere della Sera Antonio Polito, intervistato a L ‘aria che tira, su La7, il gran numero di strutture sanitarie diffuse su tutto il territorio tedesco ha fatto si che i cittadini contagiati potessero curarsi recandosi agli ambulatori locali, senza sovraccaricare gli ospedali principali della nazione e soprattutto senza doversi spostare, permettendo al virus di raggiungere nuove aree ed infettarle.

Secondo Lothar Wieler, presidente del Robert Koch Institut, il principale istituto epidemiologico a studiare il decorso della pandemia in Germania, l’arma più potente contro il virus sono i test a tappeto sulla popolazione. E’ sempre Agenzia Italia a riportare le dichiarazioni del virologo, convinto che proprio grazie all’ampio numero di test effettuati siano stati individuati molti casi asintomatici, bloccando possibili focolai di infezione sul nascere. Nel complesso, sono ben 1 milione e 700.000 i test effettuati sui cittadini tedeschi, cifra destinata a crescere dato che il governo di Berlino ritiene possibile arrivare a 700.000 esami al giorno contro i 350.000 attuali.

C’è anche chi attribuisce parte del merito al nostro Paese, come il consigliere scientifico del governo Walter Ricciardi, che riconosce i meriti della Germania nel gestire la crisi ma, aggiunge che anche il continuo scambio di informazioni con i medici italiani avrebbe aiutato i tedeschi a prendere le giuste misure e a riconoscere la gravità della situazione. “Siamo partiti prima“, ha affermato Ricciardi che si è poi detto d’accordo con Polito. Ricciardi sostiene anche di aver suggerito ai tedeschi la controversa app che permetterebbe di controllare gli spostamenti dei contagiati, misura che la Germania inizia già a considerare seriamente.

Infine, come nel caso del Portogallo, a migliorare la situazione ha anche contribuito la lontananza degli anziani dai loro nuclei familiari: in Italia sono circa il doppio rispetto alla Germania le persone che vivono con i propri genitori anziani ed è facile immaginare come questa vicinanza con i soggetti a rischio abbia portato il virus a infettare persone che hanno necessitato di terapia intensiva. Questo non ha contribuito a rendere più facile il lavoro dei medici.

Intanto, la nazione tedesca si prepara a riprendersi dalla pandemia: la cancelliera Merkel, che secondo i sondaggi ha ricevuto l’approvazione dell’80% degli intervistati per come ha gestito la crisi, apre a un progressivo e cauto ritorno alla normalità. Nel frattempo, le industrie tedesche hanno lavorato per produrre in massa il materiale necessario per la fase di riapertura: ben 10 milioni di mascherine FP2 e più di 40 milioni di mascherine chirurgiche. Le nuove misure adottate dalla Merkel prevedono l’utilizzo obbligatorio di tali strumenti di protezione per andare a fare la spesa o prendere i mezzi pubblici. La Germania procede spedita verso la normalità, insomma, prima degli altri, come sempre.

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