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Lockdown “I’inutile prova di forza” contro i cittadini. Perché la severità da sola non basta, mai

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:38
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Non è soltanto il contagio che deve farci paura, ma anche ciò a cui stiamo rinunciando. La tutela della nostra salute mette a rischio alcuni nostri diritti. Quello della libertà, ad esempio, fortemente limitata dalle misure restrittive entrate in vigore per limitare la propagazione del contagio. 

coronavirus controllo - Leggilo

Di fronte a situazioni estreme, si dice, sono necessarie misure estreme. Da ormai più di quaranta giorni l’Italia è ferma, con gli abitanti costretti a restare a casa per limitare la diffusione del Covid-19, e le strade vuote e pattugliate costantemente. Ma se da una parte i contagi sembrano finalmente calare nel nostro Paese, è forse arrivato il momento di chiederci se i rischi della quarantena siano soltanto di natura economica e sanitaria. Alcune nazioni hanno fatto ricorso a metodi di Orwelliana memoria per tenere sotto controllo la popolazione: dalla pena di morte per chi nasconde i sintomi del virus e infrange la quarantena in Cina, come riferisce Repubblica, alla proposta di utilizzare braccialetti elettronici come quelli impiegati per i detenuti in libertà vigilata in Corea del Sud, senza dimenticare le Filippine dove il Presidente Duterte – informa Sky Tg24 – ha minacciato di usare le armi per sedare eventuali opposizioni al lockdown.

Ora, è naturale che in una situazione di emergenza la popolazione debba essere sorvegliata perché non mancano mai individui o gruppi di persone che si disinteressano totalmente della salute pubblica. “L’ uomo libero è necessariamente in stato di pericolo“, scriveva Erich Fromm. Ma cosa si rischia a delegare un tale potere ai governi senza farsi domande? Cosa si rischia ad accettare passivamente le limitazioni imposte dal governo che privano la libertà del cittadino? Quali sono le conseguenze sul piano sociale e individuale? C’è una differenza tra l’essere sotto controllo e diventare schiavi di poteri altrui. In un intervista su Huffpost la filosofa Roberta De Monticelli ha evidenziato questo aspetto della situazione attuale: “Ci sentiamo ripetere continuamente che dobbiamo stare a casa. Ma senza ricevere spiegazioni dettagliate di sorta” ha dichiarato in proposito “Qualcuno deve fornire delle risposte a chi si chiede perché dobbiamo seguire queste direttive

E questo è un fatto che dobbiamo tenere bene a mente: non dobbiamo abituarci a cedere il controllo sulle nostre vite in favore di un bene superiore e di un’illusoria sicurezza senza porci domande e soprattutto senza ricevere spiegazioni. Se ci viene ordinato di stare a casa per ragioni di salute pubblica, è fondamentale che questo ordine sia accompagnato dalle dovute spiegazioni riguardanti il provvedimento. Domande come “Quanto durerà ancora la quarantena?” o “Come intende ripartire il governo quando l’emergenza sarà cessata?” faticano a trovare una risposta: “Mi ha infastidito il tono paternalistico della voce pubblica italiana. Ha trattato le persone come un popolo di bambini viziati, vittime di pulsioni infantili, incapaci di comprendere la gravità della situazione e di agire di conseguenza” osserva  ancora la De Monticelli, che aggiunge: “Ognuno dice la sua. I comitati di esperti, i capi dei partiti, i vertici delle istituzioni, sia nazionali, sia locali. Il risultato è una babele di messaggi che costringe a obbedire alla cieca. Senza avere una limpida e reale conoscenza di ciò che sta succedendo“. La filosofa fa un paragone con la Francia. “Il presidente Macron, l’altra sera, ha fatto un discorso di alto profilo retorico. A differenza che da noi, ha chiesto scusa per gli errori commessi all’inizio” riferisce ancora la Monticelli che vive a Parigi “Ha disposto un piano con precisi riferimenti temporali e ha spiegato alla popolazione i dettagli della situazione chiedendo loro di fidarsi del governo“.

Questa forzata non sarebbe più sostenibile se avessimo spiegazioni che confermano incontestabilmente che le istituzioni sono sulla strada giusta e ci sono dei termini temporali ben definiti a questi provvedimenti? Fidarsi del proprio governo è ben diverso che seguire alla cieca degli ordini impartiti dall’alto, sia pure per contrastare un emergenza molto grave

Sanzioni, sempre giuste?

In Italia, abbiamo avuto un assaggio di come la situazione porti anche alcuni funzionari pubblici ad agire con immotivata severità: la percentuale di italiani interessata dalle sanzioni rappresenta il 5%, informa TGCom24. Alcuni casi evidenziano egoismo e irresponsabilità del cittadino, sono una dimostrazione di come non tutti i funzionari governativi sappiano gestire un potere maggiore di quello a cui sono abituati. Emblematico il caso della famiglia multata a Pozzuoli per aver portato la figlia di otto anni a un controllo medico. La sanzione è stata poi annullata dopo una forte protesta. Un altro caso è stato denunciato da un medico di Giugliano, in Campania, che il 24 marzo mattina, dopo aver smontato da un turno di guardia medica, è stata fermata e multata mentre rientrava a casa. Diverse, insomma, sono le proteste da parte di chi denuncia un trattamento non sempre corretto, o troppo severo, da parte delle forze dell’ordine. Anche la giornalista ed ex deputata Flavia Perina, sulla sua pagina Facebook, ha iniziato a pubblicare, puntualmente, storie del genere. Anche la Bbc, oltre oceano, rimprovera come a volte i nostri agenti e militari facciano uso di “un’inutile prova di forza” riferisce il Giornale.

Ma quanto è concreto il rischio di un controllo totale sul cittadino di stampo totalitario? Intervistata su Fanpage la giornalista Nadia Urbinati, che insegna anche alla Columbia University di New York, riflette su questa possibilità: “Quando Conte ha deciso di emanare dei provvedimenti per arginare il problema, il suo indice di gradimento è cresciuto esponenzialmente” ha affermato la docente di Teoria Politica. Ma è una popolarità sempre effimera. Quando le è stato chiesto se esiste il rischio di abituarci a recepire passivamente ordini di un singolo, ha risposto che in generale in tutte le democrazie esiste un rischio di degenerare nel totalitarismo quando ci si trova in situazioni difficili. Tuttavia, quando si tratta di emergenze che non possono essere controllati come nel caso di una pandemia, il modello dell’uomo forte che rialza il paese dalla crisi da solo crolla. Non basta. E in effetti, basta pensare al caso del primo ministro britannico Boris Johnson che dopo le sue controverse dichiarazioni ha dovuto fare marcia indietro e ordinare un lockdown, venendo a sua volta contagiato dal Covid-19.

Ma anche se un totalitarismo che ruota attorno a una singola figura politica appare improbabile, le notizie riguardanti app per il controllo e le severe sanzioni già in atto fanno comunque pensare. Ci sono molti esempi nella storia moderna di dittature che si sono raccolte attorno a degli ideali o ad interi partiti, e altre ancora giustificate da situazioni di emergenza, piuttosto che intorno a singoli individui. Insomma, anche nell’emergenza ci sono dei limiti. Limiti che potrebbero facilmente essere travalicati. E l’app di tracciamento – indispensabile nella fase 2 – potrebbe rendere ancora più evidente la situazione.

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