Giuseppe Conte, migliaia di introvabili mascherine acquistate per sè e i collaboratori a febbraio

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Per limitare il rischio di essere contagiato dal Covid 19, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha acquistato quantità enormi di dispositivi di protezione per sé e i suoi collaboratori.

Mascherine Conte - Leggilo

Dall’inizio dell’emergenza del Coronavirus, è cresciuta, praticamente in parallelo, un’altra emergenza: la mancanza di dispositivi adeguati per la protezione individuale negli ospedali. Il che ha contribuito – se non causato – alla morte di oltre 100 medici e una trentina di infermieri che sono rimasti infettati dall’infezione virale. Eroi mandati a combattere “a mani nude”, come è stato più volte ricordato. Infatti, già a fine febbraio, poco dopo lo scoppio del Coronavirus in Italia – riportava Adnkronos – l’Anaao – Assomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri, denunciava la carenza di dispositivi per la tutela degli operatori sanitari. “Non è ammissibile la mancanza di idonei dispositivi di protezione, adducendo un esaurimento scorte”, sostenevano i rappresentanti sindacali.

Ma oltre agli operatori sanitari, anche molti comuni cittadini, tra cui anziani e soggetti a rischio, sono rimasti a secco, senza possibilità di acquistare mascherine né guanti né gel disinfettanti per le mani. Infatti, i dispositivi, già verso la fine di febbraio, erano terminati in quasi tutte le farmacie e parafarmacie delle Regioni più colpite, Lombardia in primis, e online venivano venduti a prezzi esorbitanti. Ma, in mezzo a questa rincorsa ai dispositivi, c’è chi è riuscito, lo stesso a fare scorta: il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il Premier – spiega Il Tempo – ha acquistato una gran quantità di mascherine, guanti, gel, perfino camici e bombole di ossigeno. Materiale che doveva servire non soltanto per sé ma anche per i suoi collaboratori.

A dimostrazione degli acquisti fatti, il quotidiano ha riportato la documentazione. Il 26 febbraio il premier ha acquistato 500 mascherine APVR FFp3 al prezzo di 7,98 euro ciascuna e 10.000 mascherine chirurgiche a soli 0,20 centesimi l’una. Ordine che è stato integrato, l’ultima settimana di marzo, con altre 32.400 mascherine chirurgiche sempre alla stessa cifra. Sempre per mettere al sicuro Palazzo Chigi. E fin dall’inizio dell’emergenza, l’ufficio mendico del Presidente del Consiglio ha acquistato 4 bombole da 1,4 lt e 7 bombole da 2 lt per la fornitura di ossigeno. Ma non è ancora tutto. Sono stati spesi 9000 euro in farmaci e 2500 euro per il frigorifero per conservarli. Altri 8000 euro, invece, sono serviti all’acquisto di 2 defribillatori semiautomatici. Inoltre sono stati acquisiti anche  2 elettrocardiografi.

Ma, a quanto pare, gli acquisti per la protezione individuale non sono andati a beneficio di tutti. Infatti – spiega Il Giornale – mentre Palazzo Chigi ha iniziato a costruirsi il suo arsenale sanitario già il 26 febbraio, il Viminale si è mosso solo il 4 marzo e ancora più tardi, intorno al 19 marzo, hanno iniziato gli acquisti il dicastero dell’Economia e quello della Difesa. Ultimo il ministero dei Trasporti. Tuttavia tutti i dicasteri sono stati lasciati senza le mascherine Ffp3. Il premier Conte era super protetto, i suoi ministri non potevano dire altrettanto.

La notizia ha sollevato polemiche tra Maggioranza e Opposizione. Infatti – riporta Il Fatto Quotidiano – è  arrivata un’interrogazione parlamentare dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida che ha chiesto chiarimenti in merito a  queste attività di approvvigionamento di presidi sanitari e dispositivi di protezione individuale da parte di Palazzo Chigi. A rispondere è stato il ministro per il rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà il quale ha spiegato che già dal 1994 esiste un  presidio sanitario dislocato a via della Mercede. E’ stato pensato – ha chiarito il Ministro – per tutti i lavoratori distribuiti nelle 15 sedi della Presidenza. E, per giustificare gli acquisti fatti recentemente, ha aggiunto che il Presidio ha sempre avuto in dotazione strumenti e attrezzature sanitarie di vario genere come defibrillatori, bombole di ossigeno, camici monouso di comune impiego. Queste attrezzature debbono essere ordinariamente manutenute e, se necessario, sostituite, in base a specifiche disposizioni di legge. Pertanto gli acquisti di palazzo Chigi durante l’emergenza Coronavirus sarebbero solo “ordinarie sostituzioni” di questi strumenti medici.

Intanto – riferisce Il Giornale – il Governo Conte bis ha commissariato il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. La struttura che affianca l’ad di Invitalia è  composta da 39 persone. Al vertice resta Arcuri ma sono state istituite micro unità, ciascuna con un compito specifico. I due “angeli custodi” di Arcuri sono Antonino Ilacqua, già consigliere giuridico del Ministro Boccia, e Massimo Paolucci, ex parlamentare europeo e oggi a capo della segreteria del Ministro Roberto Speranza. L’unità guidata da Vittorio Colao, invece, sarà composta da 17 persone e, per il momento, sembra che stenti a muovere i primi passi.

Fonte: Il Tempo, Adnkronos, Il Giornale, Il Fatto Quotidiano

 

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