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Coronavirus, 431 morti, cala la pressione sulle terapie intensive: “Ma paghiamo gli errori commessi all’inizio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:20
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Il Professore Andrea Crisanti ha criticato duramente il ritardo e la gestione dell’emergenza sanitaria. E avverte che, se non inizieremo ad individuare tutti gli infetti, sarà impossibile per il Paese ripartire. La Protezione Civile intanto ha fornito i numeri odierni, incoraggianti. Ma la strada è ancora lunga.

Coronavirus, Crisanti: "Si è sbagliato dall'inizio. Questo è fallimento della classe dirigente" - Leggilo.org

Sono complessivamente 102.253 i malati di Coronavirus in Italia, con un incremento di 1.984 rispetto a ieri. Sabato l’incremento era stato di 1.996. I deceduti nelle ultime ore sono stati 431. Il dato è stato fornito dalla Protezione civile. Calano ancora per il nono giorno consecutivo i ricoveri in terapia intensiva. Sono 3.343 i pazienti nei reparti, 38 in meno rispetto a ieri. Di questi, 1176 sono in Lombardia, 2 in meno rispetto a ieri.
Dei 102.253 malati complessivi, 27.847 sono ricoverati con
sintomi, 297 in meno rispetto a ieri – e 71.063 sono quelli in
isolamento domiciliare. Il dato è stato reso noto dalla
Protezione civile.

Gli errori della prima fase 

Andrea Crisanti, Direttore dell’Unità Complessa Diagnostica di Microbiologia a Padova e docente di Virologia all’Imperial College di Londra, nel corso di un’intervista rilasciata a Massimo Giannini su Radio Capital, ha criticato apertamente l’operato svolto sin qui dal Governo per la gestione, ma soprattutto la prevenzione, dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Come racconta Repubblica, il Professore ha risposto in maniera piuttosto seccata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il Premier, in un’intervista rilasciata al El Pais, ha dichiarato che, se potesse tornare indietro, gestirebbe l’emergenza in Italia allo stesso modo. Spiega il noto virologo: “I risultati sono sotto gli occhi di tutti, gli italiani hanno visto quello che è successo. Se le autorità politiche pensano di rifare le stesse cose, io sono un po’ sorpreso”. E ancora: “La maggior parte delle persone che ha gestito quest’epidemia l’ha vista in tv e l’ha continuata a vedere in tv. Avrei trasferito tutti gli uffici delle Istituzioni impegnate nell’emergenza a Bergamo. Forse si sarebbero resi conto della dimensione del problema”.

Per il Professore gli errori commessi all’inizio dell’epidemia, si stanno ancora facendo pagare a caro prezzo. Sono stati fatti, ha accusato, errori di valutazione grossolani. Si sarebbe dovuto partire dai dati di Vo’Euganeo, dal quel 3% di contagi, per avere una stima di quello che stava accadendo. Per il noto virologo occorre investire sui territori, con la ricerca a tappeto di tutte le persone infette, sintomatiche e non,  per isolarle e curarle, e per alleggerire il Sistema Sanitario sul lungo periodo. Continua Crisanti: “Meno persone contagiano, meno persone arrivano nei reparti di malattie infettive e vanno in rianimazione. All’inizio non si è capita questa cosa e si è pensato che la battaglia si sarebbe vinta negli ospedali. Ma nessuna battaglia è stata mai vinta negli ospedali”.

Il numero dei contagi rimane alto, anche se pare stabilizzarsi in questi giorni. Per Crisanti, il motivo potrebbe essere che, molti sintomatici non individuati, contagiano anche i familiari in quarantena. Per il virologo bisogna farsi trovare pronti per il futuro: l’epidemia non ci darà tregua, ed impensabile ripartire semplicemente togliendo le misure di restrizione a causa della diminuzione dei contagi. Si rischierebbe di vanificare le misure di quarantena sin qui adottate. Conclude il Professore: “Si può ripartire solo quando avremo messo in piedi una struttura di protezione e una rete di controllo, altrimenti scoppia un’epidemia ancora peggiore di quella che abbiamo adesso”. E ancora: “Dopo Pasqua potremo anche vedere una diminuzione dei casi e dei morti, ma se non ci si prepara non saremo pronti a ripartire”.

Qualche giorno fa, lo stesso Professor Crisanti, come racconta HuffingtonPost, aveva mosso critiche aspre per le tardive decisioni del Governo sulla chiusura totale: “Non c’è stata alcuna sorveglianza epidemiologica. Vedo persone che muoiono a grappoli. Questo è un fallimento della classe dirigente del Paese. Troppi morti”. E sentenzia amareggiato: “Abbiamo voluto difendere il Paese dei balocchi e l’economia anche di fronte alla morte”. Sarebbe bastato, aveva continuato Crisanti, fare come altri Paesi, Corea del Sud o Giappone, e concentrarci sulle zone dove si evidenziavano i primi focolai. La decisione di chiudere le aziende che producono beni non essenziali è arrivata tardi. Concluse il Professore: “Non riesco a spiegarmi come sia stato possibile sottovalutare le dimensioni dell’emergenza, quando erano sotto gli occhi di tutti. I numeri che vengono diffusi riguardano semplicemente i casi emersi e quindi hanno poco senso”.

 

Fonte: Repubblica, HuffingtonPost, Protezione Civile

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