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Carabinieri uccisi da Coronavirus, muore un altro militare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:39
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Secondo diversi scienziati, l’arrivo delle temperature estive potrebbe aiutarci a sconfiggere il Coronavirus. Tuttavia non bisogna mai abbassare la guardia. Intanto l’epidemia fa un altra vittima nell’Arma.

Carabinieri - Coronavirus - Leggilo.org

 

 

L’uscita dal tunnel del Coronavirus sembra ancora distante nonostante la curva dei contagi, nelle ultime settimane, ha cominciato finalmente a scendere.  Un appuntato scelto dell’Arma dei carabinieri, il 52enne Mario Soru, addetto al reparto Servizi Magistratura del Comando provinciale di Milano, è morto a causa delle complicanze di una polmonite da coronavirus. Ne dà notizia il Comando generale dell’arma. Il militare era entrato nell’Arma nel 1993. Lascia una morte e un figlio 18enne, scrive il Giorno. Nella notte tra il tre ed quattro aprile è venuta a mancare, in ospedale a Napoli il luogotenente Raffaele Palestra, 51 anni, carabiniere in servizio presso il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale. A darne notizia il Corriere. Pochi giorni fa erano venuti a mancare altri due militari: il luogotenente Mario D’Orfeo di 55 anni, comandante della Stazione di Villanova d’Asti, il maresciallo Fabrizio Gelmini, di 58 anni della Stazione di Pisogne, in provincia di Brescia. Qualche giorno era morto Claudio Polzoni, appuntato scelto a Bergamo. “Credevamo che fosse solo influenza, ma la situazione peggiorava di giorno in giorno“. Una notte il militare è peggiorato, ma il medico non ha voluto ricoverarlo. “La mattina non respirava ed è stato ricoverato in ospedale. Nei giorni successivi avevo sue notizie solo grazie all’interessamento del colonnello Paolo Storoni che chiamava il medico e mi aggiornava. Poi una sera è andato in arresto cardiaco. Io non ho più visto Claudio” ha ricordato la moglie, Cristina, parlando con l’Eco di Bergamo. E a raccontare l’assurda situazione della città lombarda era intervenuto proprio il comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo, il colonnello Paolo Storoni ha parlato del problema riguardante il numero esorbitante di decessi: “Quanto alle bare” aveva detto parlando al Corriere della Seradelle quali mi sto occupando con il coordinamento della Prefettura, la situazione è critica perché il forno crematorio di Bergamo non ce la fa a smaltire l’ impressionante richiesta. Siamo a circa mille funerali in un mese contro una media di cento. E non è facile trovare posto nelle altre strutture del Nord. Mi trovo a dirigere un drammatico traffico di bare, come un vigile che indica la giusta direzione”.

Coronavirus, una speranza chiamata estate

E ora anche alcuni tra i massimi esperti in materia sembrano darci speranza. Il professor Guido Silvestri, immunologo – intervistato da Il Messaggero – ha dichiarato che con il periodo estivo potremmo, con ogni probabilità, assistere ad una fase calante del Covid 19. Il professore ha spiegato che si stanno moltiplicando i casi in cui l’infezione virale diventa meno contagiosa e anche meno letale dove fa più caldo e ci ricorda che tutti i Coronavirus hanno un andamento stagionale. Tuttavia – puntualizza Silvestri – più del clima, è la scienza colei a cui si dovrà riconoscere il merito della sconfitta del Coronavirus. “Mai nella storia si è visto uno spiegamento di forze così imponente. Sta causando molti danni ora perché ci ha trovati impreparati, ma sul lungo periodo non ha speranze il virus”.

Anche il professor Massimo Galli, infettivologo e primario dell’ospedale Sacco di Milano, solitamente non propenso ai facili ottimismi – in una recente intervista al Fatto Quotidiano ha lasciato trapelare un barlume di speranza. “Mi auguro che ci potremo liberare del Coronavirus entro l’estate, qualche segnale positivo già si vede, a partire da una minor pressione sui pronto soccorso”. Ma il medico non esclude che il virus si possa ripresentare a ottobre causando una nuova ondata di contagi, Per questo anticipa che, se così fosse, l’Italia non dovrà farsi cogliere impreparata sul piano diagnostico. Uno degli aspetti che, infatti, Galli ha lamentato già da tempo è l’esiguità dei tamponi fatti che non ha consentito di portare a galla gli asintomatici e così si è provocata una maggiore diffusione del virus.

Il professor Roberto Burioni, noto virologo, già un mese fa – riporta AGI – avanzava l’ipotesi che il caldo potrebbe essere un nostro alleato del rallentare la diffusione del Coronavirus. Secondo Burioni ciò sarebbe riconducibile al fatto che il Coronavirus passa attraverso piccole goccioline di saliva che, quando fa caldo, evaporano più in fretta.

Parere condiviso anche dal professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Siena. A marzo, Lopalco – intervistato da Il Messaggero – dichiarava che, rispettando tutte le misure contenitive in modo scrupoloso, forse verso la maggio potremo  tirare un sospiro di sollievo. “Il virus è davvero imprevedibile. Forse potremo avere dei buoni risultati intorno ad aprile-maggio, mantenendo un livello di chiusura ancora piuttosto alto”.  Una previsione in parte avveratasi.  E, intanto, su indicazione del Comitato scientifico, il premier Giuseppe Conte ha deciso di prorogare le misure restrittive per altri 14 giorni.

Fonte: Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano, AGI, Il Giorno, Corriere, Eco di Bergamo

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