Non è colpa di Giuseppe Conte, i medici hanno trovato altri responsabili per la strage in Lombardia

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In una lettera firmata dall’Ordine lombardo vengono elencati i presunti errori commessi dalla Giunta del Governatore Attilio Fontana che non hanno permesso di contenere l’epidemia nella Regione. 

Disastro in Lombardia, i medici scagionano Giuseppe Conte

 

Una lettera che elenca, in maniera breve ma decisa, sette errori che avrebbe commesso la Regione Lombardia nella gestione dell’epidemia che sta falcidiando il territorio, più che nelle altre zone d’Italia, firmata dalla Federazione regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. In Lombardia c’è stato il primo focolaio, a Codogno e nella zona lodigiana, ma la situazione è sfuggita di mano, accusano i medici, a causa di mancati interventi che avrebbero potuto limitare le zone del contagio. Con particolare attenzione alla situazione nella bergamasca, dove si sono registrati livelli altissimi di mortalità, più che in altre zone del mondo in rapporto alla popolazione. Si tratta dunque di un atto di accusa importante che si inserisce a gamba tesa nello scontro tra la Regione guidata dal Governatore Attilio Fontana e il Governo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma, avvertono i medici, è anche un monito per i mesi che verranno: la famosa fase due, quella della convivenza del virus, per capire dove si è sbagliato ed eventualmente correggere gli errori in corso d’opera. Ma qui si parla di vite umane.

Come scrive Open, la lettera, firmata da tutti i presidenti provinciali dell’Ordine lombardo, è indirizzata ai vertici della Sanità e della politica regionale, in primo luogo al Governatore Fontana e all’Assessore al Welfare Giulio Gallera. Si toccano tutti i punti: dalle mancate zone rosse all’assenza dei dispositivi di protezione per il personale medico, sino alla delicata questione delle Residenze Sanitarie Assistenziali. I medici sottolineano ad ogni modo l’enorme sforzo della Regione per recuperare in queste settimane, lodando in particolar modo il potenziamento dei posti letto delle terapie intensive e sub-intensive sul territorio, in particolar modo con la costruzione dell’Ospedale presso l’ex Fiera di Milano. Ma andiamo con ordine.

Al punto 1 della lettera si affronta il delicato tema della classificazione dei dati, polemica che ha coinvolto, a livello nazionale, anche la Protezione Civile. Il numero dei contagi, in tutta Italia, è fortemente sottostimato: ciò è stato confermato dallo stesso Angelo Borrelli, Capo della PC e dal Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Silvio Brusaferro. Ma c’è di più: anche il numero dei decessi non corrisponde alla realtà. Almeno nelle zone più colpite dall’epidemia, Bergamo e Brescia, comparando i decessi degli stessi mesi del 2019, con l’aiuto degli uffici comunali preposti e dell’Istat, è stato possibile constatare come numerosi decessi non venissero annoverati.

Ciò è accaduto per vari motivi: nelle fasi più acute dell’epidemia, il tampone è stato effettuato soltanto nei casi di ospedalizzazione, per mancanza di personale sanitario. Molte persone sono decedute in casa, ma le loro morti non sono state classificate come Covdi-19, bensì come polmoniti o bronchiti. Ciò è stato confermato anche dal Sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Scrivono i medici: “La mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia, legata all’esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale. La mortalità sottostima enormemente il numero dei malati e discretamente il numero dei deceduti”.

Al punto 2 si entra nella battaglia, più politica, che da settimane vede da una parte il Governo e dall’altra la Regione. Scrive l’Ordine dei medici lombardo: “L’incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio“. La Regione Lombardia, sin dal Decreto di Emergenza del 10 marzo, ha sempre invitato l’Esecutivo ad intervenire in maniera più decisa, dal momento che la chiusura delle aziende sul territorio, escluse quelle necessarie del settore agroalimentare e logistico, dipende dal Governo. Ma la mancata zona rossa, come venne applicata immediatamente nei territori di Codogno, Castiglione d’Adda e Casalpusterlengo, con buoni risultati, nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro, ha favorito la diffusione del virus in tutta la bergamasca. Ad Alzano e Nembro, stando ai dati Istat, riferisce Adnkronos, i decessi in confronto all’anno scorso sono aumentati di circa del 2.000%. L’istituzione di una zona rossa nei due Comuni era stata fortemente raccomandata dall’ISS con una nota inviata alla Regione Lombardia il 2 marzo.

Lo stesso Premier Conte ha chiarito, rispondendo alle pressioni del Governatore Fontana, che la Regione aveva tutto il potere per intervenire il tal senso: “Non vi è argomento da parte della Regione Lombardia per muovere contestazioni al Governo nazionale o ad altre Autorità locali”. E ancora: “Se la Regione Lombardia ritiene che la creazione di nuove zone rosse andava disposta prima, con riguardo all’intero territorio regionale o a singoli comuni,avrebbe potuto tranquillamente creare ‘zone rosse’, in piena autonomia”. Come aggiunge Avvenire, la risposta di Fontana non si era fatta attendere: “Al di là del fatto che, ammesso che ci sia una colpa, la colpa eventualmente è di entrambi, io non ritengo che ci siano delle colpe in questa situazione”. E continua: “Forse su Alzano si sarebbe potuto fare qualcosa di più rigoroso ma dopo che era stata istituita una zona rossa in tutta la Lombardia. Noi non avevamo neanche da un punto di vista giuridico modo di intervenire”. 

Il punto 3 tratta di un argomento molto delicato, ovvero della gestione delle Rsa, ovvero le Residenze Sanitarie Assistenziali. Scrivono i medici: “La gestione confusa della realtà delle Rsa  e dei centri diurni per anziani, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane: nella sola provincia di Bergamo, 600 morti su 6.000 ospiti in un mese”. Come spiega Ansa, sul tema si è pronunciato anche Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, associazione di categoria che riunisce oltre 400 case di riposo, muovendo accuse pesanti all’indirizzo della Regione: “In Lombardia si è sottovalutato il rischio nelle strutture per anziani e disabili. Poco attenta a capire i rischi sul territorio e nellla programmazione sanitaria, le Rsa non dovevano essere strumentali al ricovero di Covid”.

Sul punto 4 si parla delle protezioni per i sanitari: “La mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio e al restante personale sanitario. Questo ha determinato la morte di numerosi colleghi, la malattia di numerosissimi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia”. Anche questo tema è stato oggetto di numerose accuse della Regione al Governo, che ha lamentato ritardi importanti, i quali sono stati ammessi anche dalla Protezione Civile, sulle forniture di vario genere. Tanto che la Lombardia ha dovuto, come numerose altre Regioni, cercare sul mercato i materiali, senza aver la possibilità di accedere alle gare tramite Consip.

Al punto 5 si legge: “La pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, eccetera)”. E si collega al punto 6: “La mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari e in  realtà ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio”. Secondo i medici, la strategia dei tamponi, dell’ospedalizzazione e della concentrazione dell’attenzione sui malati con gravi sintomi, invece dell’isolamento come avvenuto in Veneto, ha creato gravi danni che hanno portato in poche settimane al caos. I tamponi non effettuati poi al personale sanitario ha aumentato il raggio di azione del virus: ciò è accaduto anche nei presidi sanitari della provincia, come quello di Alzano Lombardo, ad esempio.

Il punto 7, l’ultimo della lista, recita: “La saturazione dei posti letto ospedalieri con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze, avrebbero dovuto essere messi in sicurezza mediante ricovero”. Insomma, la Regione ha perso il controllo, a causa di scelte errate, accusano i medici, del territorio in poche settimane, facendo immediatamente saturare gli ospedali, rendono impossibile qualsiasi altra azione sul territorio. Sono errori che hanno determinato, secondo i camici bianchi, il tasso di mortalità così elevato in Lombardia.

 

Fonte: Open, Avvenire, Ansa, Adnkronos

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