Coronavirus, numeri in calo. Ma c’è il primo caso di recidiva in Italia. Donna di nuovo positiva

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Una donna italiana di origini cinesi è risultata nuovamente positiva al Coronavirus dopo essere guarita. E’ il primo caso in Italia.

I dati della Protezione Civile di sabato 4 aprile ci lasciano intravedere un piccolo spiraglio di luce. I decessi, dal 26 marzo, sono in calo: 681. Il totale delle persone contagiate è di 88.274 unità, 2866 più di ieri. Tuttavia ci sono anche 1238 persone guarite in più rispetto alla giornata precedente. E, per la prima volta dall’inizio dell’emergenza, i pazienti in terapia intensiva sono calati di 74 unità.

Tra le mille domande che riguardano il Coronavirus, ce ne è una a cui, fino ad ora, nessun esperto aveva ancora dato risposta ma dopo essere guariti ci si può ammalare nuovamente? Da oggi sappiamo che la rispostà è: sì! Infatti – riferisce Il Fatto Quotidiano – una donna milanese con origini cinesi è risultata nuovamente positiva al test dopo essere guarita. La donna rappresenta il primo caso di recidiva in Italia. Al momento è ricoverata nel reparto Malattie Infettive dell’ospedale di Negrar, a Verona. Qui era già stata ricoverata il 4 marzo quando, per la prima volta, aveva accusato i sintomi dell’infezione virale. Dopo una settimana i due tamponi davano entrambi esito negativo e, dunque, era stata dimessa. Ma il 23 marzo la donna è tornata in ospedale perché aveva di nuovo una leggera febbre e il tampone ha dato esito positivo. Ha di nuovo sintomi lievi e non necessita di essere intubata.

 

Secondo il dottor Zeno Bisoffi, direttore dell’ospedale veronese presso cui la paziente è ricoverata, la recidiva potrebbe essere spiegata da due ragioni. La prima ipotesi di Bisoffi è che il virus appartenga ad un ceppo virale diverso. Ipotesi, tuttavia, ritenuta improbabile in quanto sulla base degli studi effettuati fino ad oggi, non sembra che il Coronavirus sia soggetto a mutazioni. L’ipotesi più probabile, secondo il medico, è che i due tamponi che hanno dato esito negativo siano stati dei “falsi”. Ovvero: la donna avrebbe avuto una carica virale talmente bassa tale da non poter essere rilevata dai tamponi. “I tamponi sono molto sensibili ma non al 100%”. Ha spiegato Bisoffi.

Un caso analogo si era già verificato in Giappone verso la fine di febbraio. Infatti – riportava Il Messaggero – una donna di circa 40 anni, nel giro di un mese si era nuovamente ammalata di Covid 19. In quella situazione il dottor Marcello Tavio, presidente della Società italiana di malattie infettive tropicali ipotizzò una”ricaduta”, ovvero una memoria immunologica di breve durata. “Questo accade con alcuni virus che s’integrano nell’ospite e possono riattivarsi quando il soggetto perde competenza immunologica a causa, per esempio, di terapie o malattie immunodepressive o per l’età che avanza. E’ sempre lo stesso virus che si risveglia”. Tuttavia, per quanto meno probabile, anche il dottor Tavio non escludeva del tutto l’idea che il virus fosse mutato.

Ora la speranza di tutti sta nell’imminente arrivo di un vaccino.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero

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