Coronavirus, il racconto di una figlia: “Papà è morto davanti a me. E’ stato come vederlo affogare”

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Nella città metropolitana di Bergamo aumentano sempre più i casi di morte, registrati come polmoniti o bronchiti, di persone che si spengono nelle loro case. 

E c’è un racconto drammatico che mostra come la realtà dei numeri di queste settimane sia solo la punta dell’iceberg di un’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio il nostro Paese. Dietro quei numeri ci sono persone, e le loro storie tragiche. Asia Marchesi, giovane ragazza che abita nella Val Seriana, tra le zone più colpite dall’epidemia di Covid-19, ha raccontato quella di suo padre Sirio, morto dopo una settimana di allarmi inascoltati, nel suo letto, davanti ai suoi occhi e a quelli di sua mamma. Ai microfoni di “PiazzaPulita”, su La7, la giovane ha descritto il dramma vissuto nella sua casa: “Un lunedì inizia ad avere una tosse terribile, finchè il venerdì di quella settimana, chiamiamo l’ambulanza: sono 5 volontari, nessun medico”. 

Il signor Marchesi viene trasportato presso la Guardia Medica di Seriate, dove all’inizio gli prescrivono sciroppo e tachipirina, poi, dato il suo stato di immunodepressione, gli consigliano un aerosol con soltanto acqua. Le sue condizioni si stabilizzano con il passare dei giorni, dato che il medico di base, intuendo una polmonite in atto, gli prescrive una cura antibiotica. Fino a quando il giovedì sera, ovvero 10 giorni dopo le prime avvisaglie, la situazione precipita: una crisi respiratoria acuta, saturazione a 80. La famiglia chiama la Guardia Medica, il cui numero però è occupato. Il 112 vuole valutare attentamente se sia il caso di trasportarlo in ospedale: “E’ troppo debole, dicono”. Un’infermiera si incarica di trovare una bombola d’ossigeno: la prima è a 40km. Quando arriverà a casa Marchesi sarà troppo tardi.

Racconta la figlia Asia: “Aveva una sete d’aria, cercava in tutti i modi di respirare. E’ come vedere annegare una persona. Abbiamo solo potuto salutarlo, accompagnarlo. C’è qualcosa che non va se la gente muore in casa così, c’è qualcosa che non funziona”. Spiega la mamma di Asia: “Una morte terribile. Ho visto questa malattia. Da un niente in tre ore se n’è andato”. La morte del signor Marchesi, avvenuta il 13 marzo, non è stata registrata come caso di Covid-19. Non fa parte dell’elenco, mentre ad Asia e a sua mamma nessuno ha pensato di fare il test.

Una storia terribile ma, come dicevamo, non potrebbe essere l’unica. Come scrive Il Messaggero, lo stesso Sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha denunciato che le morti da Covid-19 nell’area metropolitana sono molte di più di quelle conteggiati nei dati della Protezione Civile e della Regione Lombardia. Muoiono in casa, nei centri per anziani, e nessuno esegue il tampone post-mortem. Spiega Gori: “Molte in ospedale non riescono proprio ad arrivare e muoiono a casa: sono quasi tutti anziani con la polmonite, casi di Covid-19 non censiti, che sfuggono ai radar”. E continua: “Si fa fatica a dare assistenza con l’ossigeno, a intercettare per tempo queste persone e in ospedale non c’è posto per tutti. Servirebbe una rete territoriale più forte, adesso c’è una corsa a potenziarla”. 

 

Fonte: La7, Il Messaggero

 

 

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