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I sindaci lombardi: “I morti da Coronavirus molti di più, ma non sono contati”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:04
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I dati dei comuni lombardi confermano la tesi di Giorgio Gori, secondo cui le statistiche ufficiali sui decessi da Coronavirus non corrispondono alla realtà.

Giorgio Gori conti non tornano - Leggilo

Secondo Giorgio Gori, Primo cittadino di Bergamo, nella città lombarda dall’ 1 al 24 marzo i decessi dei residenti sono stati 446: 348 più della media degli ultimi anni. I decessi ufficialmente dovuti al Coronavirus, scrive Ansa, nello stesso periodo, sono 136. Di conseguenza, ce ne sono 212 in più. Una tesi confermata dal Sindaco anche sul suo profilo Twitter: “Con una mortalità all’1,5-2%, i contagiati in città sarebbero tra 17 e 23mila”, scrive Gori.

Una tesi che mette in discussione i dati forniti di giorno in giorno, confermata anche dalla maggior parte dei 13 sindaci lombardi. Secondo questi ultimi, intervistati dall’Agi, esisterebbe un sommerso di persone decedute col Coronavirus, persone cioè decedute ma che non vengono considerate nei dati ufficiali. Di queste, molte sarebbero nelle case di riposo, altre nelle proprie abitazioni. Infatti, il bilancio dei decessi nei ritrovi per anziani è di sedici vittime in tre settimane. A Mediglia, nel milanese – afferma il Primo cittadino Paolo Bianchi – i morti sono più del triplo dello scorso anno dall’inizio dell’emergenza. Impossibile, però, stabilire quanti di questi sono deceduti a causa del Covid-19, a causa dei dati disallineati che arrivano “sempre in ritardo e senza referti medici da parte di Ats Città Metropolitana”, denuncia Bianchi.

Drammatico il bilancio anche nella casa di riposo “Sassi” di Gropello Cairoli, in provincia di Pavia, dove hanno perso la vita 15 degenti e un’infermiera di 64 anni. Anche in questo caso, non si è potuta accertare la causa del decesso non essendo stati eseguiti i tamponi. Ad Albino, lo scorso anno, dal 23 febbraio al 27 marzo erano morte 24 persone, mentre quest’anno sono 145. “Tra i deceduti, quelli con Coronavirus certificati sono 30. I conti non tornano”, spiega il Sindaco Fabio Terzi. Anche a San Pellegrino Terme, il primo cittadino Vittorio Milesi fa sapere che “dal primo marzo si sono contati 45 morti di cui 11 con Coronavirus accertato da tampone”. Lo scorso anno, invece, erano mancate solo due persone.

Anche Davide Casati, Sindaco di Scanzorosicate, conferma la tesi di Gori: “Da noi dall’inizio dell’emergenza sono morte 135 persone, l’anno passato era una novantina in meno”. Segue Marco Milesi, che guida il comune di San Giovanni Bianco, provincia di Bergamo, che ha assistito alla morte di 42 compaesani, la quasi totalità morti certificati di Covid-19. Situazione simile nel cremonese. A Castelleone, il sindaco Pietro Fiori ha messo insieme dal primo marzo 25 morti, 23 in più rispetto al 2019. Un numero comunque troppo esiguo rispetto al totale, visto che molti di questi sono morti in casa. Poco lontano, a Soresina, il sindaco Diego Vairani annota che “sono mancati 18 residenti con Covid, dieci in una casa di riposo”. I dati reali di positivi e deceduti nel comune, discordanti rispetto a quelli della Regione che arrivano dopo, vengono ricavati grazie alla rete di medici e farmacisti che operano sul territorio. “La politica regionale e nazionale è molto distante da noi Sindaci”, denuncia Vairani.

Il Sindaco di Pisogne, Brescia, Federico Laini, osserva che nelle ultime settimane si è avuto un aumento incomprensibile di morti per arresto cardiaco di individui che non avevano sintomi di coronavirus. Nel bresciano, a Robbio, Roberto Francesco vorrebbe seguire il metodo di Vo’ Euganeo: “Ho cominciato a fare il test a tutti gli oltre 3mila abitanti. Gente convinta di essere positiva perché aveva la polmonite non lo era, e chi non aveva sintomi aveva il virus”. 

Tornando in Lombardia, a Codogno, il Sindaco Francesco Passerini stima 125 decessi a fronte dei 51 dello scorso anno tra fine febbraio e marzo. Quanti siano morti col virus non si sa, in quanto quelli in casa di riposo non sono sottoposti al test. “Molto dipende dalla tempistica del tampone, non farlo entro tempi certi significa sprecare tempo, soldi ed energie”, sostiene Passerini. Nel comasco, a Gravedona, il Sindaco Fiorenzo Bongiasca, stima che a marzo di quest’anno ci sono stato 51 morti, mentre nel 2019 erano 24. Di questi, i morti certificati da coronavirus sono solo 5. Il comune di Dongo, stando a quanto riferito dal vicesindaco Mauro Robba, pare confermare la tesi di Gori: “Nel marzo scorso erano mancate 2 persone, quest’anno 8, solo uno accertato coronavirus”. In controtendenza Trezzano sul Naviglio, sempre provincia di Milano, Fabio Bottero: “L’anno scorso è stato un anno sfortunato, con molti decessi. Da noi di Covid ci sono solo 3 deceduti. Non abbiamo registrato incrementi”.

Fonte: Agi, Giorgio Gori Twitter