Home Cronaca Coronavirus, Guido Bertolaso ricoverato. Marco Travaglio: “E’ venuto per occupare un letto”

Coronavirus, Guido Bertolaso ricoverato. Marco Travaglio: “E’ venuto per occupare un letto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:16
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Il metodo italiano è un fallimento. Questa l’idea del virologo Andrea Crisanti. Il direttore dell’Unità complessa diagnostica di microbiologia a Padova e docente di Virologia all’Imperial college di Londrache ha criticato duramente l’operato del Governo italiano per fronteggiare l’epidemia da Coronavirus. Intanto giunge la notizia del ricovero di Bertolaso

Guido Bertolaso ricoverato - Leggilo.org

E’ stato ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano Guido Bertolaso, l’ex capo della protezione civile chiamato dal presidente della Lombardia Attilio Fontana come consulente per il progetto del nuovo ospedale in fiera. Lo si apprende da fonti della Regione. Proprio ieri Bertolaso aveva annunciato di avere la febbre e di essere risultato positivo al Coronavirus, A dare la notizia del ricovero  è stata l’Ansa. Nelle scorse ore  Marco Travaglio, prima ancora della notizia sul ricovero, aveva ironizzato proprio su Bertolaso: ‘Più che creare posti letto, ne ha occupato uno’. E’ di oggi la notizia di uno stato influenzale che avrebbe colpito Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile. Un’indisposizione che non sembra al momento evolvere in nulla di più preoccupante.

La malattia di Guido Bertolaso è un brutto colpo per il contrasto all’epidemia del Coronavirus  a Milano. Un metodo ed una capacità di reagire seguita anche da altri Paesi Europei che, a catena, stanno avviando la chiusura totale guardando all’Italia. A sua volta, l’Italia ha guardato alla Cina. Ma, forse, un po’ tardi. La pensa così il professor Andrea Crisanti, che in un’intervista al Corriere della Sera ha riferito come il fallimento si vede nel numero delle vittime. Troppi morti, e non va meglio ai contagi: un numero ampiamente sottostimato che non corrisponde a quello effettivo. “Non riesco a spiegarmi come sia stato possibile sottovalutare le dimensioni dell’emergenza, quando erano sotto gli occhi di tutti”, afferma Crisanti, aggiungendo che in Lombardia i malati saranno almeno 250 mila, 150 mila sintomatici e 100 mila asintomatici, mentre a suo dire nel resto d’Italia ce ne sarebbero almeno 450 mila. Cifre che confermano quel che già aveva dovuto ammettere il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, che a Repubblica aveva stimato che per ogni caso positivo, potevano essercene dieci non censiti.

L’unico dato certo da cui partire, secondo Crisanti, riguarda i decessi. E’ da lì che bisogna partire per sapere quanti sono realmente i contagiati, per dare la caccia al sommerso. “I numeri corretti sono purtroppo molto più alti di quelli che vengono diffusi e riguardano semplicemente i casi emersi e quindi hanno poco senso”, afferma Crisanti a cui si deve la linea scelta dal Veneto di Luca Zaia, che ha deciso di fare i tamponi anche a chi non presentava sintomi. Una direzione che doveva essere seguita anche a livello nazionale e che sta provando ad applicare anche la Lombardia. “C’è molta gente che accusa sintomi non gravi e potrebbe essere positiva. Dovrebbero però cercare anche fra gli asintomatici, testando le categorie più esposte, per cerchi concentrici”, prosegue il virologo.

Tuttavia, questo avrebbe dovuto essere fatto 20 giorni fa. Invece non c’è stata alcuna sorveglianza epidemiologica. “Vedo persone che muoiono a grappoli. Questo è un fallimento della classe dirigente del Paese. Troppi morti“, prosegue. Tutte le risorse possibili andavano investite sui focolai iniziali, come hanno fatto in Giappone, Corea e Taiwan. E invece da noi, spiega Crisanti, fino a pochi giorni fa c’erano industrie attive con migliaia di dipendenti, per produrre beni peraltro non necessari. “Abbiamo voluto difendere il Paese dei balocchi e l’economia anche di fronte alla morte”, prosegue.

Quanto all’ipotesi che il ceppo di virus che si è diffuso in Lombardia sia più aggressivo di quello in Veneto e in Cina, il virologo esclude totalmente la possibilità. Il fatto che il tasso di letalità in Veneto (3,4%) sia decisamente inferiore a quello lombardo (oltre il 13%) si spiega con il maggior numero di tamponi fatti che ha portato a dei risultati concreti.

Fonte: Ansa, Corriere della Sera, Repubblica

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