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Coronavirus, ambulanze attese per ore. Quasi tutti muoiono in casa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:29
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Il numero, già drammaticamente elevato, delle vittime mietute dal Coronavirus non sembra completo. Lo sostengono ormai numerosi esperti. Ma, oltre alle positività con sintomi lievi, iniziano a non essere conteggiati anche i decessi. 

Coronavirus, gli esperti preoccupati: nei conteggi ufficiali mancano tanti positivi e anche decessi - Leggilo.org

Aumentano i contagi di Covid-19 nel nostro Paese. Le aree più colpite continuano ad essere le città metropolitane di Bergamo e Brescia, mentre aumentano, ma non esponenzialmente, i casi a Milano. Si attende il completamento della nuova struttura ospedaliera allestita nell’ex Fiera meneghina e continuano i lavori di ampliamento dei posti di terapia intensiva e sub-intensiva nell’Ospedale San Raffaele. Una corsa contro il tempo quella della Regione guidata dal Governatore Attilio Fontana che da un lato deve evitare il dilagare dell’epidemia – ecco perchè si tiene d’occhio la situazione milanese –  e dall’altro alleggerire il carico delle strutture sanitarie ormai sature di ogni posto. Ciò che colpisce del focolaio lombardo, che partito dalla provincia lodigiana si è spostato nella bergamasca, è certamente il tasso di mortalità così elevato. Ma molti esperti, negli ultimi giorni, stanno mettendo in dubbio i dati forniti dalla Protezione Civile. Sia chiaro, non si parla di omissioni, bensì di numeri approssimativi con i mezzi che si hanno a disposizione. Molte persone affette dai classici sintomi, a causa della capienza degli ospedali o della mancanza di personale sanitario che possa visitarli a domicilio, sfuggono al conteggio.

Come scrive Il Corriere della Sera, l’epidemiologo dell’Ats di Milano e Direttore dell’Unità di Crisi della Regione Lombardia Vittorio Demicheli, così come altri suoi colleghi, teorizzano che i contagiati siano molto di più di quelli conteggiati. Attualmente, a causa della crisi in cui versa il Sistema Sanitario messo sotto pressione dall’emergenza, in Lombardia il test viene effettuato soltanto a chi arriva in ospedale con gravi sintomi: febbre alta e crisi respiratoria. Ma anche quelli che restano a casa, che hanno sintomi lievi o medi, devono essere monitorati: perchè la malattia ha un lungo decorso e potrebbero peggiorare e perchè chi non viene dichiarato positivo non è soggetto alla quarantena obbligatoria prevista dai protocolli. Spiega il Professore: “Non sappiamo quanti pazienti si sono contagiati senza sviluppare sintomi o manifestando una normale influenza. Chi ha la febbre ed è a casa ormai è molto probabile che abbia il Covid-19. Farlo andare in ospedale sarebbe ingestibile”. Sembra ormai accantonata l’idea di uno screening a tappeto: troppo costo e ci vorrebbe troppo tempo. Avrebbe avuto un senso almeno 15 giorni fa, come fatto dalla Regione Veneto per il focolaio di Vo’ Euganeo, ad esempio. Impegnare le poche risorse mediche per tutti i casi sospetti, e va considerato i tempi della malattia, significherebbe fare un tampone ogni 3-4 giorni a persona e sono migliaia i casi sospetti. Quale soluzione dunque? Continua Demicheli: “Chi ha i sintomi deve adottare le precauzioni dei positivi accertati: isolarsi in casa e proteggere chi vive con lui. È importante che abbia il medico di famiglia che lo segue”. E conclude: “Ciascun medico di famiglia dovrà farsi carico dei propri pazienti. Monitorandoli al telefono giorno per giorno. Una sorveglianza attiva sia con i pazienti Covid-19, sia con chi ha sintomi influenzali, sia con i pazienti più fragili”. Insomma in questo momento, l’unica soluzione sembrerebbe affidare ai medici di base, i primi ad intervenire secondo i protocolli, l’intervento sui casi sospetti.

Ma nel conteggio iniziano a mancare anche le persone decedute a causa del Covid-19. Un problema grave, dal momento che non si possono elaborare strategie e previsioni sul picco dell’epidemia senza conoscere i dati dei decessi. Come riporta Agi, il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, ha parlato di persone sfuggite al conteggio perchè non deceduti negli ospedali. Racconta il Sindaco: “Molti sono morti in casa e non sono stati classificati come decessi per Coronavirus”. In questi casi, la certificazione dei decessi registrati agli Uffici Comunali preposti arriva qualche giorno dopo, e non è possibile fare test post-mortem per verificare l’eventuale positività. Come racconta il Sindaco di Scanzorosciate, Comune di 10mila abitanti nella bergamasca, Davide Casati, i Sindaci del territorio hanno chiesto di verificare i tanti decessi avvenuti nelle ultime settimane, specie tra le fasce d’età più anziane, classificate come polmoniti, bronchiti o insufficienze respiratorie. Racconta il Sindaco: “Confrontando i dati comunali con il mese di marzo 2019, notiamo che i decessi sono sestuplicati”. Ma, conclude il primo cittadino: “Non è possibile scrivere su un documento che avessero contratto l’infezione in assenza del test. Sono censite come semplici polmoniti, ma abbiamo un ragionevole dubbio di pensare che si trattasse di Covid-19”. 

Secondo TgCom 24 nelle zone più colpite, come Bergamo, chiamando il 118 e segnalando il caso di un parente che ha fatica a respirare e non ha ancora fatto il tampone, i tempi di attesa per un’ambulanza possono essere anche di sette ore. E, spesso l’ambulanza viene chiamata per avvisare che la corsa è ormai inutile.  in Lombardia si muore in casa, durante il trasporto in ospedale o al pronto soccorso in attesa di essere curati. L’87% delle vittime lombarde da Coronavirus non riesce ad arrivare alle terapie intensive degli ospedali perché muore prima, a casa o in attesa di essere ricoverato

Fonte: Il Corriere della Sera, Agi, Protezione Civile, TgCom24

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