Home Cronaca Coronavirus a Bergamo, esauriti gli 80 posti di terapia intensiva. E non...

Coronavirus a Bergamo, esauriti gli 80 posti di terapia intensiva. E non c’è più tempo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:10
CONDIVIDI

La città ormai allo stremo, si prepara alla settimane più difficili. Non solo problemi negli ospedali, anche i medici di base sono in grande difficoltà. Intanto è stato bloccato il progetto degli Alpini nell’area dell’ex Fiera. 

Bergamo - Leggilo.org

 

La Lombardia, con le città metropolitane di Bergamo e Brescia, è la Regione più colpita dall’epidemia di Coronavirus. In particolare la città bergamasca è sull’orlo del collasso. I motivi dello spostamento del focolaio dalla provincia lodigiana alla bergamasca, la percentuale di contagi, e conseguentemente morti, più alta che in altre zone della stessa Lombardia sono tanti. E vertono maggiormente sulla risposta poco efficiente data dalle istituzioni settimane fa, dopo il riscontro dei primi casi nelle vicine Codogno e Castiglione D’Adda.

Un funerale ogni mezz’ora

Il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha disposto la chiusura del cimitero comunale, che nei giorni più critici ha segnato un funerale ogni mezz’ora, e chiesto alla Curia della città di aprire le Chiese che fungeranno da camere mortuarie. E anche la Curia vive ore drammatiche: “Sono morti altri tre sacerdoti. Fino adesso abbiamo avuto 13 sacerdoti morti. Una quindicina sono in ospedale ma in miglioramento e ne abbiamo ancora 2-3 molto gravi in terapia intensiva. Speriamo che ce la facciano ma la situazione non è facile”. E’ quanto ha dichiarato il direttore della Caritas di Bergamo, don Roberto Trussardi, a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei,

La situazione è drammatica, perchè ai dati dei contagi mancano tutte le persone con i classici sintomi che restano a casa, che non rientrano tra le positività perchè non c’è personale medico per andare a fare il test. Due giorni fa, l‘Ospedale Giovanni XXIII ha comunicato di aver esaurito i posti di terapia intensiva e sub-intensiva. Il Direttore del Reparto di Medicina dell’ospedale, Stefano Fagiuoli ha lanciato un disperato appello, in inglese affinchè arrivi aiuto anche dall’estero: “Abbiamo disperato bisogno di infermieri e medici, oltre che di apparecchi di ventilazione e dispositivi di protezione individuale”. La situazione è caotica oltre che tragica: non si riesce a stabilire una linea comune da seguire. I primi a rischiare sono i medici di base, da settimane ormai lasciati da soli a combattere la diffusione del virus fuori dalle mure degli ospedali. Sono pochi, non hanno protezioni adeguate e vengono spesso a contatto con pazienti positivi.

Come racconta Il Fatto Quotidiano, sono 118 su 600 i medici di base in isolamento forzato. Nei giorni scorsi due decessi hanno colpito la categoria: Mario Giovita, 65 anni, e Antonino Buttafuoco di 66 anni. Peggiora la situazione nella provincia: pochi medici sono costretti ad occuparsi della Valle Brembana, mentre in Val di Scave, i tre medici ammalatisi sono stati sostituiti da un medico e un infermiere dell’Esercito. Questi medici, a causa della mancanza del materiale protettivo, facendo il loro lavoro, si sono ammalati e, magari asintomatici, hanno continuato a visitare pazienti ed a trasmettere il virus.

La morte di Diego Bianco

Pochi giorni fa la città ha dovuto piangere il decesso di un operatore sanitario. Come racconta La Stampa, Diego Bianco aveva 47 e due figli. Era un operatore tecnico della Soreu Alpina ed autista-soccorritore, impegnato in prima linea nell’emergenza. Poi, nel giorno in cui altri suoi 8 colleghi e 6 medici venivano mandati a casa in isolamento, Diego ha avuto una febbre alta. I problemi respiratori seguiti hanno provato il decesso: il virus lo ha portato alla morte in breve tempo, tanto che il tampone risultato positivo è stato effettuato post-mortem. Come ha spiegato Riccardo Germani, portavoce del sindacato Adl Cobas della Sanità lombarda, Diego non aveva patologie: “Ha sempre utilizzato i dispositivi di protezione, non era anziano e non aveva altre malattie”.  Un decesso che ha gettato luce sulle gravissime carenze in tema di sicurezza per il personale sanitario impegnato nell’emergenza.  L’Associazione Autisti e Soccorritori Italiani spiega Il Giorno, ha chiesto alla Regione Lombardia di non dimenticare la figura di Diego in un comunicato in cui chiede di intitolargli una strada di Bergamo.

Cosa non ha funzionato

In Lombardia i provvedimenti adottati non hanno funzionato o peggio, sono stati deleteri. Come la scelta di non isolare i Comuni di Nembro e Alzano Lombardo, dove si verifica il maggior numero di decessi fuori dalla città di Bergamo. Una decisione che sembrava nell’aria già settimane fa, visto che richiesta, oltre che dai Sindaci dei due Comuni, anche dal Prefetto Elisabetta Margiacchi e il Questore Maurizio Auriemma. Sono anche loro risultati positivi, ma sono in buone condizioni. Il contagio è dilagato dunque perchè la linea di protezione non ha retto, perchè sono mancate strutture idonee per l’accoglienza dei sintomatici fuori dagli ospedali. Insomma, un’intera catena non ha funzionato.

L’ospedale da campo degli Alpini

E una risposta sembrava poter arrivare grazie al lavoro dall’Associazione Nazionale Alpini. Come scrive L’Eco di Bergamo, gli Alpini avevano individuato un luogo d’intervento per un ospedale da campo  Il progetto prevede 228 posti letto per pazienti appena dismessi dalla terapia intensiva per alleggerire i reparti degli Ospedali, una farmacia, un laboratorio di analisi e una radiologia. La struttura grazie alla collaborazione della Regione Lombardia e della Protezione Civile, dovrebbe essere realizzata nell’area dell’ex Fiera. Gli stand dell’area che ospita la rassegna annuale “Creattiva”, erano stati smantellati da operai civili, ma nel pomeriggio di ieri è arrivata la doccia fredda dall’Assessore Regionale al Welfare Giulio Gallera: “Si chiede di sospendere l’ installazione della struttura campale che potrà essere ripresa non appena si renderà disponibile il personale medico necessario per la gestione sanitaria della stessa”. 

Mancano gli operatori sanitari dunque, e 30 medici e 75 infermieri cinesi che sarebbero dovuti partire da Pechino in settimana non sono più sicuri di partire. Una notizia che ha mandato su tutte le furie il Sindaco Gori: “Questo è un preoccupante segno di incertezza”. La Giunta presieduta dal Governatore Attilio Fontana ribadisce che lo stop è momentaneo, ma fino a quando non si reperiranno medici, infermieri, e altri operatori, gli Alpini non sono stati  autorizzati a continuare il lavoro.

Come ha spiegato il Consigliere Regionale Paolo Franco, la Città Metropolitana di Bergamo non può permettersi di perdere questo tempo. E mentre nel principale ospedale bergamasco gli 80 posti di terapia intensiva sono esauriti e si stanno facendo i salti mortali per recuperare nuovi posti letto nella nuova Unità Covid-19 e trasferendo i malati in altre strutturi ospedaliere, quando possibile Laura Sarti, figlia dell’ex presidente provinciale degli alpini ha lanciato su change.org una petizione dal titolo: “Approvare immediatamente l’ospedale da campo”. Nel testo, si legge, “gli ospedali sono al collasso. Stiamo morendo, non ve ne rendete conto?”.

Fonte: La Stampa, Il Giorno, inBluRadio, Il Fatto Quotidiano, L’Eco di Bergamo

La completezza dell'Informazione è nell'interesse di tutti. Per questo ti chiediamo di suggerire integrazioni o modifiche e di segnalare eventuali inesattezze o errori in questo o in altri articoli di Leggilo.Org scrivendoci al seguente indirizzo: [email protected]

Se hai idee diverse dalle nostre puoi contribuire ai contenuti di questa pagina scrivendo per 'ControLeggilo' una rubrica dedicata alle tue opinioni. I contributi migliori saranno pubblicati. Scrivici al seguente indirizzo: [email protected]

La Stampa, Il Giorno, Il Fatto Quotidiano, L'Eco di Bergamo