Muoiono soli, una sepoltura senza parenti, ogni mezz’ora. Il Coronavirus impedisce l’ultimo saluto

0
1

L’importanza delle celebrazioni funerarie nella nostra società le conosciamo bene, ma anche queste vengono sospese nell’era dell’emergenza sanitaria: non poter salutare un proprio caro è un’altra ferita per i suoi familiari. 

 

Continuano ad aumentare i contagi per Covid-19 nel nostro Paese. Situazione drammatica in Lombardia, dove le città metropolitane di Bergamo e Brescia si confermano epicentri dei focolai. Nelle due città lombarde la situazione è ormai divenuta insostenibile: gli ospedali cittadini, il presidio Giovanni XXIII di Bergamo e il Civile di Brescia hanno lanciato da giorni un allarme sia sulla mancanza di materiale (guanti, mascherine e tute), sia sui posti letto disponibili, specie quelli di terapia intensiva e sub-intensiva. “Tutti gli anziani se ne stanno andando qui. Non ci sono più posti all’obitorio dove mettere le salme. Uno scenario da apocalisse” ha detto Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo all’Adnkronos.

 

In media, ha spiegato Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo, prima della chiusura del cimitero della città segnalava una sepoltura ogni mezz’ora. Numeri drammatici che hanno reso impossibile persino i funerali delle vittime di Covid-19: le camere mortuarie delle due città sono ormai sature. Si, perchè questa epidemia non toglie solo il diritto alla vita, ma anche quello di una sepoltura dignitosa. I pazienti ricoverati in gravi condizioni negli ospedali spirano da soli, senza nessuno accanto, senza la possibilità di salutare i propri cari. E, al sopraggiungere del decesso, viene immediatamente disposta la certificazione di morte.

I parenti, spesso, sono in isolamento nelle proprie case, o peggio in terapia intensiva, tanto che gli addetti alle onoranze funebri non sanno a chi rivolgersi per i funerali. Un dramma di cui si parla davvero poco. E la situazione è simile anche in Piemonte, che nell’ultima settimana ha conosciuto un picco di contagi, specie nelle province di Alessandria, Novara e Asti, quelle per intenderci a ridosso della Lombardia e già finite nella zona rossa ai tempi del secondo Decreto del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Come racconta La Stampa, le ditte di onoranze funebri si stanno facendo carico, tra mille difficoltà, delle sepolture delle vittime di Coronavirus. Sono state regolamentate infatti anche i funerali: vietate le veglie e le cerimonie in chiesa e ammessa la benedizione della salma in cimitero in forma privata. Anche in questo caso vale la regola dell’assembramento e della distanza.

Lo spiega bene Alessandro Bosi, Segretario della Federazione Nazionale Italiana Imprese Onoranze Funebri: “Quando ci si approccia anche a un morto in abitazione e per cause naturali, non si può dare per scontato che non fosse contagiato”. E continua: “Le Regioni dicono che al decesso non esiste un pregiudizio igienico-sanitario perché cessa la respirazione, ma quando lo si va a vestire e movimentare un minimo di pressione del torace provoca scambi d’aria”. 

Le onoranze funebri hanno dovuto cambiare radicalmente il loro modus operandi: mascherine, tute, guanti e occhiali sono d’obbligo anche per loro. Rientra certamente nelle ipotesi del lavoro, ma non certo a questi ritmi e con questi numeri. Conclude Bosi: “Non bisogna creare panico tra gli operatori, ma sono necessarie le massime precauzioni. In condizioni normali ci si  ora sembriamo tutti medici, anche noi abbiamo bisogno di materiale per proteggerci, che però iniziano a mancare”. Ormai familiari e agenzia concordano il tutto via Whatsapp o via telefono: ed è anche così che gli operatori informano le famiglie dell’avvenuta sepoltura, con foto e brevi video. Un ulteriore danno emotivo per le famiglie, come spiega Piergiuseppe Costantino, Consigliere dell’Apiof, Associazione Piemontese Imprese Onoranze Funebri: “Usi, costumi e tradizioni sono stravolti, soprattutto l’elaborazione del lutto per una famiglia, davvero difficile. E anche noi operatori, non riusciamo ad essere d’aiuto dal punto di vista umano”. E conclude: “Viene a mancare la “pietas” latina, il sentimento di compassione tra le persone”.

 

Fonte: Sito Ufficiale Protezione Civile, La Stampa, Adnkrons

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here