Erdogan provoca il caos: migranti respinti a bastonate dalla Guardia Costiera greca

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Dopo che il Presidente turco Erdogan ha deciso di fare un passo indietro rispetto all’accordo per cui Ankara si impegna a mantenere i migranti nel suo territorio – dietro pagamento di 6 miliardi di euro da parte di Bruxelles per gestire la crisi – la rotta balcanica è stata riaperta. Sono migliaia i profughi che in queste ore si trovano al confine tra Grecia e Turchia e cercano di entrare nell’Ue.  

La frontiera greco-turca è scenario di scontri. La “terra di nessuno” è in realtà diventata la terra di tutti: famiglie accampate in condizioni indicibili, senza viveri e in condizioni igienico-sanitarie scarse, per fuggire dall’inferno siriano. Oltre 13mila persone, tra cui donne e bambini, sono i migranti che Ankara ha lasciato liberi, non curante degli accordi presi con l’Ue. 130 profughi sono stati invece arrestati mentre provavano ad attraversare i campi, informa Rainews. A far scattare l’esodo, la decisione di Recep Tayyip Erdogan – il Presidente turco –  di lasciar passare i profughi intenzionati a dirigersi verso l’Europa dopo la morte di 36 soldati turchi a Idlib, in Siria.

Nello specifico, il Primo ministro turco  ha annunciato di voler fare un passo indietro rispetto all’accordo del 2016, accordo secondo cui Ankara si impegnava a trattenere i rifugiati che fuggivano dalla guerra in Siria sul suo territorio, mentre Bruxelles si impegnava a versare, in cambio, sei miliardi di euro per far fronte all’emergenza. La riapertura della rotta balcanica è diventata un lasciapassare per migliaia le persone che in questi giorni tentano di passare il confine e arrivare in Grecia, per chiedere la protezione internazionale. Tra la Grecia e la Turchia ci sono 120 chilometri di frontiera, delimitata da fitti boschi, quindi difficili da controllare. La maggior parte dei migranti che arriva dalla Turchia giunge in Europa sbarcando sull’isola di Lesbo, dove si trovano già migliaia di profughi.

Qui, i residenti sembrano opporsi all’arrivo di profughi, oltre che alla decisione del governo di costruire un nuovo campo per migranti sull’isola. Non a caso, nella serata di ieri, un gruppo di residenti ha cercato di fermare un barcone in arrivo, e hanno dato fuoco a una delle strutture utilizzate dall’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati. Intanto, proprio dal profilo Twitter di quest’ultima, arrivano gli ultimi numeri:

Dati, questi, confermati e più che triplicati anche dal Ministro dell’Interno turco Suleyman Soylu. Secondo quest’ultimo, sarebbero oltre 100mila i migranti che in queste ore stanno abbandonando la Turchia, un numero circa 10 volte più alto rispetto a quello riferito dalle Nazioni Unite. In questa situazione di crisi – riporta Ansa – l’UE ha assicurato il suo pieno sostegno ad Atene. Ursula von der Leyen, David Sassoli e Charles Michel – rispettivamente i presidenti di Commissione Ue, Eurocamera e Consiglio europeo – saranno martedì al confine di terra tra Grecia e Turchia con il premier di Atene Kyriakos Mitsotakis. L’Europa, oltre ad esprimere solidarietà alla Grecia e aver inviato Frontex – l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ai confini marittimi della Grecia nel mar Egeo per sostenere Atene nella gestione dei migranti in arrivo dalla Turchia – non ha ancora chiarito la strategia attraverso la quale affrontare l’emergenza.

Di fatto, la situazione al confine resta critica. Se per la Grecia la Turchia si è trasformata in un Paese di “scafisti“, Ankara denuncia manovre dei guardacoste di Atene per “affondare” una barca a colpi di bastone per respingere i migranti al confine terrestre. Il video, girato sui social, è stato riportato anche sul profilo Twitter di Carola Rackete, la ex comandante della Sea Watch. Al di là del – giusto – sdegno non si hanno notizie di iniziative sul campo da parte della cittadina tedesca.

A Lesbo, restano drammatiche le condizioni nel campo per richiedenti asilo di Moria, e la tensione cresce anche tra la popolazione locale. Ma la preoccupazione più grande riguarda il confine tra Grecia e Turchia. Nonostante Ankara abbia lasciato aperta la rotta per i migranti, Atene non ha mai fatto lo stesso rifiutandosi, nelle ultime ore, di farsi carico delle richieste di asilo. Il primo Ministro Mitsotakis lo ha potuto fare in nome del comma 3 dell’articolo 78 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che stabilisce che “qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi“, possono essere adottate speciali “misure temporanee“.

 

Fonte: Rainews, Twitter Unchr Italia, Ansa, Tg2000, Twitter Carola Rackete

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