Coronavirus, primo morto italiano: è Adriano Trevisan: “Aveva visto molte persone”

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Primi due casi di Coronavirus confermati in Veneto. Due persone originarie  Vo’ Euganeo – un uomo di 78 anni e una donna di 67 – erano risultate positive a due serie consecutive di test anticoronavirus a cui sono state sottoposte. Un terzo test – cui entrambi sono stati sottoposti per sicurezza – era in attesa di conferma. I campioni erano stati inviati all’Istituto Spallanzani di Roma, referente nazionale, per la conferma definitiva. C’è stato in seguito l’aggravarsi e la repentina morte dell’uomo

Entrambe le persone erano state ricoverate 15 giorni fa all’ospedale di Monselice. Erano due anziani della zona dei Colli Euganei. Abitano a Vo’ Euganeo. L’uomo, Adriano Trevisan, era stato giudicato in “gravi condizioni“. Entrambi non erano andati in Cina o in aree a rischio. Uno dei due, scrive il Mattino di Padova, era stato curato come per una normale influenza. Poi ha sviluppato una malattia importante alle vie aeree prima di essere sottoposto al test. Entrambi erano stati trasferiti in Azienda ospedaliera a Padova. Le loro condizioni sono apparse subito gravi. Alle 19.30 il presidente Zaia aveva  ribadito che entrambi i pazienti sono stati sottoposti a due test ognuno ed entrambi hanno dato risultato positivo. L’uomo è finito in terapia intensiva fino all’epilogo di cui si è saputo pochi minuti fa.

Nell’ospedale di Monselice tutti gli operatori, non solo quelli venuti a contatto con i due contagiati, saranno sottoposti a tampone. Se saranno positivi saranno internati nei reparti infettivi. Se saranno negativi ma avranno comunque timore di infettare le famiglie potranno scegliere di passare comunque una quarantena in ospedale. L’ospedale sarà chiuso. Per i familiari dei due infettati. Quarantena passiva e attiva, saranno controllati due volte al giorno anche per vedere che non insorga la febbre. Altra cosa invece per chi potrebbe essere stato in contatto con i due ricoverati. “La procedura – ha spiegato il presidente del Veneto – andrà a pescare tutte le persone che hanno avuto un contatto, i cittadini che sono stati curati per normali patologie nell’ospedale di Monselice: sono state applicate tutte le direttive dell’Organizzazione mondiale della sanità”. “Si trattera di capire – ha concluso – che tipo di contatto hanno avuto”.

 

Il sindaco di Vo’ Euganeo, Giuliano Martini: “L’ho saputo dal direttore dell’azienda  I due, che hanno avuto in comune la frequentazione di due locali pubblici a Vo’ Euganeo, vivono entrambi con familiari. Una passione che hanno in comune i due malati è quella del gioco delle carte, che praticavano nei bar del paese. Ora una tra le prime cose che l’unità sta cercando di stabilire è da chi siano stati contagiate le due persone“.

I due malati avevano avuto “parecchi contatti in loco” ed erano stati curati nei primi giorni per infezione polmonare. La Regione aveva immediatamente contattato sia l’ospedale Schiavonia di Monselice sia il sindaco di Vo’ Euganeo per stabilire le immediate misure previste dai protocolli sanitari. In queste ore è stata decisa la chiusura dei bar, delle scuole e dei luoghi di socialità del paese.

Il presidente della Regione, Luca Zaia ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati“. La Regione sta pensando di istituire una struttura sanitaria dedicata. Lo stesso presidente regionale aveva anticipato poche ore prima che “il Veneto si sta preparando a un’emergenza più importante”

Nel Comune di Vò Euganeo verrà attuata una vera e propria quarantena fisica. Nessuno potrà entrarvi e uscire e anche i mezzi pubblici non vi ci potranno fermare. Tutti i residenti saranno sottoposti a tampone. Tutto sarà chiuso tranne i servizi essenziali: scuola, chiese, palestre, negozi. Annullate tutte le manifestazioni di Carnevale e quelle sportive. Gli studenti di Vo’ che studiano fuori dal Comune non potranno andare a scuola o all’università.

Il presidente Zaia ha anche annunciato che l’ospedale di Schiavonìa di Moselice “sarà svuotato, in modo da sanificare tutto”. L’ospedale è stato quindi chiuso e la Protezione civile sta preparando un campo con tende riscaldate davanti alla struttura. Nessuno verrà più ricoverato in quel ospedale: entro 6 giorni sarà completamente vuoto.

IL PREMIER CONTE.

Da Bruxelles, dove si trova per il vertice europeo, il presidente del Consiglio di Ministri Giuseppe Conte ha spiegato cosa si sta facendo a livello nazionale per affrontare il problema. “Stiamo verificando tutte le persone che sono entrate in contatto con questi pazienti che hanno già il Coronavirus certificato e accertato, quindi potrebbe esserci qualche ulteriore caso ma non ce lo auguriamo. L’importante è circoscrivere le aree e adottare tutte quelle misure per evitare la diffusione, e questo lo abbiamo fatto”.

PADOVA, L’APPELLO DEL SINDACO.

Il sindaco di Padova, Sergio Giordani, ha diramato un comunicato: “Mi rivolgo a tutti i cittadini padovani. Come Sindaco e come amministrazione stiamo seguendo con la più ampia attenzione il fenomeno del nuovo Coronavirus e dei possibili contagi”.
“Siamo in costante contatto con le autorità sanitarie locali, con la Regione e anche io personalmente col Presidente Zaia e col dottor Scibetta. “Il sistema di stretta sorveglianza a cascata è attivato ed è stato ben collaudato con l’epidemia SARS. Tutte le istituzioni sono allertate, coordinate e hanno le istruzioni corrette per come comportarsi con prontezza in caso di emergenza.

“La Regione è in contatto con il ministero e con il commissario straordinario e a sua volta la Regione coordina i presidi sanitari locali costantemente. “Invito i cittadini ad informarsi solo tramite i canali ufficiali: sito Ulss e sito Regione Veneto.Il comune di Padova ha partecipato la scorsa settimana alla conferenza dei Sindaci in regione, siamo e sono personalmente pronto ad affrontare qualsiasi evenienza in contatto con le autorità competenti e col massimo impegno. “Invito i cittadini ad avere fiducia nelle istituzioni, a mantenere la calma e a collaborare attivamente secondo le indicazioni fornite”.

LA VIROLOGA.

Proprio da Venezia, sei giorni fa, la virologa Ilaria Capua, direttrice scientifica dell’Istituto Spallanzani, aveva lanciato un allarme che trovate qui.

«Il virus arriverà in Italia entro due settimane, un mese al massimo», aveva detto, «Non sappiamo ancora quanti morti causerà in Europa, ma serve sicuramente la quarantena».

SOSPETTI? COSA FARE.

Se si notano malattie respiratorie gravi il primo a dover essere informato è il proprio medico che ha tutte le conoscenze e gli ordini su come agire. Se si è fuorisede esiste un numero verde da chiamare per informazioni e primo triage telefonico.Il numero verde “Coronavirus, domande e risposte”, è il 1500, attivato dal governo il 27 gennaio. Il numero può essere utile anche per effettuare un triage telefonico prima di presentarsi in ospedale.

L’EPICENTRO DEL CONTAGIO.

Vo’ Euganeo, che in realtà si chiama Vo’ e basta, è un comune dei Colli Euganei, con una popolazione di poco superiore ai 3,300 abitanti, Confina con alcuni comuni del Vicentino come Agugliaro e Albettone e con altre municipalità del distretto termale: Cinto Euganeo, Galzignano Terme, Lozzo Atestino, Rovolon e Teolo. Se volete conoscerne la storia, cliccate qui per leggere l’articolo di Francesco Jori che per il Mattino aveva “censito” tutti i Comuni della Provincia di Padova.

TESTIMONI: IL PRETE DELL’OSPEDALE.

Il cappellano dell’ospedale di Schiavonìa di Moselice, don Marco Galante, ha spiegato al giornale diocesano Difesa del popolo di aver portato la comunione nei reparti dov’erano ricoverati i due malati e che sono stati chiusi per primi. “Anche ieri abbiamo portato la comunione nel reparto dove erano ricoverati i due malati. Oggi hanno evacuato il reparto e non si può più entrare”.
“Per precauzione – aggiunge don Galante – interromperemo le visite ai malati e attenderemo le indicazioni da parte della direzione medico-sanitaria. Incontriamo tanti ammalati e non vorremmo in alcun modo essere veicolo di infezioni”.

 

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