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Migranti, tutto come prima: l’Italia chiede alla Libia di fermare i migranti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:15
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L’Italia ha rinnovato il memorandum con la Libia per frenare le partenze dei migranti. Intanto si fa chiarezza su chi, nel 2017, invitò in Italia Bijia, pericoloso trafficante di esseri umani libico.

Libia, accordi rinnovati - Leggilo.Org

 

E il 2 febbraio il Governo Conte bis ha rinnovato, per i prossimi 3 anni, il memorandum con la Libia senza apportare alcun tipo di modifica. Si tratta di un accordo in base al quale l’Italia finanzia la Guardia Costiera libica per recuperare in mare in migranti che cercano di raggiungere clandestinamente le nostre coste. Un modo per ridurre le partenze e gli sbarchi irregolari. Ma anche per ridurre il numero dei morti in mare. Il primo a sottoscrivere i patti con la Libia fu l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti durante il Governo Gentiloni. E’ insorta Amnesty Internationale che ha accusato il Governo italiano di non aver apportato nessuna delle modifiche promesse al memorandum con la Libia. Come riporta la Repubblica, la direttrice di Amnesty International, Marie Struthers, ha commentato: “L’Italia, con questo rinnovo, si rende complice della morte e delle torture inflitte ai migranti nei centri libici. Se fosse un paese civile dovrebbe pretenderne la chiusura e incentivare le partenze invece di bloccarle”. Intanto il 30 gennaio, l’Alto commissariato delle nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, ha annunciato la sospensione di ogni attività nel centro di Tripoli.

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La lettera pubblicata dall’Espresso

 

Migranti, il trafficante Bija accolto nella delegazione ufficiale

Per oltre 2 anni è rimasta oscura la vicenda che ha visto come protagonista Ad Abdurahman Milad, meglio noto come Bija, uno dei più pericolosi trafficanti libici.  L’uomo – riferisce Wired – nel 2017 fu ospite in Italia insieme alla delegazione libica durante un incontro nel quale alla Libia era chiesto di collaborare per fermare i flussi delle partenze. Si trattava di una visita all’interno del progetto Sea Demm- Sea and Desert Migratonmanagement for Lybian  authorities to rescue migrants. In pratica la Guardia Costiera libica, a partire da quel momento, si impegnava a catturare i migranti in mare. Durante l’incontro Bija  fu presentato come uno dei comandanti della Guardia costiera libica. Tuttavia di lui non c’era traccia nel registro degli ingressi e, fino ad oggi, non era chiaro chi concesse il visto ad un trafficante per entrare nel nostro Paese con una delegazione ufficiale. Diverse fonti, volutamente rimaste anonime, dell’esecutivo Gentiloni in carica allora, avevano più volte ribadito che la visita di Bija fosse voluta e organizzata dall’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Per tutta risposta – come riportava l’ Avvenire – l’Organizzazione aveva ribadito: “L’incontro fu voluto dal Ministro degli Interni. Noi ci limitammo ad organizzare gli aspetti logistici del viaggio.”   La versione ufficiale era che l’Italia non fosse informata sui crimini del boss e che Bija sia arrivato con documenti falsi. Ma il boss stesso ha, in seguito, smentito questa versione sostenendo di aver utilizzato i suoi veri documenti. Solo nell’ottobre 2019 si è iniziato a fare un po’ di chiarezza. Infatti L’Espresso ha rinvenuto un documento ufficiale nel quale si attesta che fu proprio l’Oim a chiedere all’ufficio consolare italiano di Tunisi l’emissione dei visti per la delegazione libica di cui faceva parte Bija.   Da fonti ufficiali si è appreso che da luglio del 2018 Bija è sottoposto a sanzioni della Nazioni Unite. Tuttavia non è ancora chiaro se le sue motovedette siano ancora in servizio.

Fonte: Wired, Avvenire, L’Espresso, Repubblica

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