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Corso Francia, l’amica di Gaia e Camilla: “E’ come una sfida. E l’ho fatto anch’io”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:35
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Diverse testimonianze parlano di quel tratto di strada utilizzato dai giovanissimi come “prova” di coraggio. 

Incidente di Corso Francia - Leggilo.org
Corso Francia, il luogo dell’incidente – Leggilo.Org

 

Dopo lo strazio di una città intera per i funerali delle 16enni Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann, travolte dall’auto di Pietro Genovese sabato scorso, si cerca di fare chiarezza su quelle che erano le intenzioni delle due giovanissime. Ed emergono scenari inquietanti, che stamane sono stati raccontati da Repubblica, che ha raggiunto un’amica di Camilla e Gaia, Cecilia. La giovane ha raccontato di come quel tratto sia usato da tantissimi giovani per attraversare più velocemente la strada. Racconta Cecilia: “Purtroppo l’ho fatto anche io. Prendi la rincorsa, scavalchi il guardrail e corri più veloce che puoi dall’altra parte. Non so dire facciamo questo. Forse perché abbiamo sedici anni? Per fare più in fretta a raggiungere i tuoi amici, per non fare tardi sulla via del ritorno a casa. O forse e lo so che è stupido, perché è divertente. Pensi sempre che se guardi bene a destra e a sinistra, e corri forte, dall’altra parte ci arriverai. Una leggerezza, un azzardo. Finora nessuno dei miei amici aveva avuto un incidente”. Cecilia, amica sin dalle medie delle due ragazze non si dà pace: “Non si può morire così. Quando quella mattina mia madre mi ha svegliato, dicendomi che Gaia era morta travolta da un’auto su Corso Francia, ho capito subito dove era avvenuto l’incidente. Ho tremato. Sarebbe potuto accadere a me. Vorrei che nessuno togliesse più i fiori e gli striscioni da quel guardarail. Resterò segnata per sempre, lo so. Con Gaia ho passato anni e anni in classe, nel banco accanto. Continuavamo a uscire insieme. Non è giusto morire a sedici anni, con tutto il futuro davanti. Camilla e Gaia non ci sono più e Pietro avrà il rimorso per sempre. Quella notte sono state distrutte tre vite”. Ma le responsabilità di Genovese, risultato positivo ai test di droga e acol in seguito, non vengono per questo meno: “È vero andava veloce, ma pioveva a dirotto e nessuno su Corso Francia rispetta i limiti di velocità. Noi che abitiamo in questo quartiere lo sappiamo. Forse Gaia e Camilla si sarebbero salvate. Erano due ragazze serie, sagge, mi chiedo perché non sono andate ad attraversare sulle strisce. E comunque tutti continuano a correre. Il giorno di Natale, mentre ero lì pensando a Gaia e Camilla, una moto ha fatto un’impennata davanti ai miei occhi”.

Ma come si è arrivati dall’imprudenza, dettata dai sedici anni, all’ipotesi di un gioco pericolosissimo? Il quotidiano romano Il Messaggero ha raccolto la testimonianza di un imprenditore di Labaro che ha raccontato dell’esistenza di un gioco, chiamato del “semaforo rosso”, che i giovanissimi fanno proprio sul Corso Francia. La scioccante rivelazione è arrivata dalla figlia dell’uomo, anch’ella giovanissima: “Lo chiamano il giochino del semaforo rosso e quando mia figlia e la sua amichetta me lo hanno spiegato dopo la morte di Camilla e Gaia, mi sono venuti i brividi. Si tratta di attraversare le due carreggiate di Corso Francia veloci mentre per i pedoni è rosso e per le auto che sfrecciano è verde, sfidando la sorte. Un gioco folle del sabato sera e non solo, in voga tra i giovanissimi di Ponte Milvio. Lo fanno per farsi grandi riprendendosi anche con gli smartphone, creando storie sui social che poi si cancellano nel giro delle 24 ore”. 

 

Fonte: Repubblica, Il Messaggero

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