Giorgio Ambrosoli: chi era, vita e storia dell’uomo ucciso nel 1979

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Giorgio Ambrosoli: tutte le informazioni sull’avvocato  assassinato nel 1979 portato in televisione dalla fiction Giorgio Ambrosoli – Il prezzo del coraggio interpretata da Alessio Boni. 

Mercoledì 18 dicembre andrà in onda su Rai Uno la fiction Giorgio Ambrosoli – Il prezzo del coraggio, in cui Alessio Boni interpreta l’avvocato ucciso da un sicario inviato dal banchiere Michele Sindona. Chi era però questo avvocato coraggioso che ha pagato con la vita la propria integrità.

Giorgio Ambrosoli: la vita

Giorgio Ambrosoli era nato a Milano il 17 ottobre 1933 da una famiglia borghese. Figlio dell’avvocato Riccardo Ambrosoli e Piera Agostoni, ha militato nell’Unione Monarchica Italiana e poi seguendo le orme del padre si iscrive nel 1952 alla facoltà di Giurisprudenza a Milano, dove si è laureato nel 1958. Ha iniziato poi l’attività professionale nello studio dell’avvocato Cetti Serbelloni dopo l’esame da procuratore. 

Nel 1962  ha sposato nella chiesa di San Babila a Milano, Anna Lorenza Gorla, per tutti Annalori, da cui nasceranno tre figli: Francesca (nel 1968), Filippo (nel 1969) e Umberto (nel 1971). Nel 1964, ha iniziato a specializzarsi nel settore fallimentare delle liquidazioni e dopo 10 anni è stato nominato dall’allora governatore della Banca d’Italia Guido Carli commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, sull’orlo del fallimento finanziario per colpa del banchiere siciliano Michele Sindona, le cui attività illecite avevano destato più di un sospetto. 

Ambrosoli – diventando commissario liquidatore della Banca Privata Italiana  – si era accorto delle gravissime irregolarità commesse da Sindona e al tempo stesso aveva cominciato ad essere oggetto di tentativi di corruzione per ottenere documenti favorevoli al banchiere siciliano. Ambrosoli non era disposto a cedere, pur sapendo di correre molti rischi.  Nonostante poi si fosse passati alle minacce esplicite, Ambrosoli aveva confermato la necessità di liquidare la banca e di riconoscere la responsabilità penale del banchiere. Nella sua indagine sulla banca di Sindona, Ambrosoli ha potuto contare solo su Ugo La Malfa tra i politici, mentre il maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre gli fece da guardia del corpo, visto che nonostante le minacce di morte, non c’è mai stata alcuna protezione da parte dello Stato.

Poco prima di morire, nel 1979, Ambrosoli aveva continuato a ricevere telefonate intimidatorie anonime in cui una voce dall’accento siciliano gli intimava di ritrattare la testimonianza sul crack del Banco Ambrosiano, fino a minacciarlo di morte.

La sera dell’11 luglio 1979, rincasando dopo una serata trascorsa con amici, Ambrosoli è stato avvicinato sotto il portone della sua casa da uno sconosciuto che, dopo essersi scusato, gli sparò  quattro colpi di pistola. Nessuna autorità pubblica presenziò ai funerali di Ambrosoli, ad eccezione di Paolo Baffi. Il killer fu pagato da Sindona con 25 000 dollari in contanti ed un bonifico di altri 90 000 dollari su un conto bancario svizzero.

Nonostante la grande integrità morale con cui ha pagato la vita, Ambrosoli non ha avuto postumo grandi riconoscimenti: il primo è stato il libro di Corrado Stajano, intitolato Un eroe borghese. Dal libro è stato tratto nel 1995 il film omonimo diretto da Michele Placido.

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