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Liliana Segre: “La rinuncia alla cittadinanza da parte di Ezio Greggio? Un fiore raro”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:10
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La senatrice a vita Liliana Segre nel corso di un’intervista al Corriere della Sera fa il punto sugli ultimi due mesi di vita personale e politica, mesi che sono andati oltre ogni aspettativa, nel bene e nel male 

Segre, Ezio Greggio un fiore raro - Leggilo.Org

 

Se a quasi 90 anni finisci bersagliata da insulti e sotto scorta, credo sia normale chiedersi ‘ma chi me l’ha fatto fare’. Ma non mi arrendo facilmente” parla così la Senatrice a vita  Liliana Segre in un’ intervista rilasciata al Corriere della Sera. Racconta di trovarsi alla sua età a condurre un’esistenza che non avrebbe mai immaginato. Ma si dice pronta, se dovesse arrivarle la proposta, a presiedere la Commissione parlamentare contro l’odio.

E tutto questo è avvenuto “per la sola colpa di essere una sopravvissuta alla Shoah e di esporre pacatamente i miei convincimenti, c’è bisogno che sia tutelata la mia sicurezza – riflette Liliana Segre nel corso dell’intervista -. È certo un condizionamento nella vita privata e mi disturba l’idea di essere un peso per lo Stato”. Si dice scossa per i messaggi di odio sui social:

Sapevo poco di questi messaggi perché non sono iscritta ai social network e i miei figli avevano deciso di risparmiarmi tali miserie – dice la senatrice al Corriere – Dopo il rapporto dell’Osservatorio antisemitismo del Centro di documentazione ebraica contemporanea – spiega la Segre – ho dovuto occuparmene ed è stato molto sgradevole. Per le oscenità che ho dovuto vedere. Ma anche perché, facendo leva sul numero dei messaggi, “200 al giorno”, scaturito da un’inesattezza giornalistica, si è scatenata una campagna negazionista in cui non solo veniva contestato quel numero, ma l’esistenza stessa delle espressioni di odio”. E qui la senatrice fa le sue riflessioni sul perché di tutti questo: “far passare tutti per visionari o speculatori. I messaggi non solo esistono, ma sono una valanga. Nessuno può dare numeri attendibili perché occorrerebbe monitorare milioni di pagine Facebook, Twitter, Instagram, siti, blog. Quello che emerge è un campione, la punta dell’iceberg. Sono stati registrati picchi in corrispondenza di una mia maggiore esposizione. Il meccanismo è questo: qualcuno inizia postando un attacco contro di me spesso veemente, non necessariamente di cattivo gusto, ma da lì parte la ridda dei commenti che si trasforma in una gara di esternazioni triviali, truci, immonde: decine, a volte centinaia, sotto ogni singolo post”. Frasi e parole che la senatrice ha potuto leggere dal momento che è stata messa al corrente di quello che accadeva, Non deve essere stato piacevole: “Abbondano gli auguri di morte, gli insulti, il rammarico perché “i nazisti non hanno finito il lavoro”, l’accusa di essere una vecchia rimbambita e manovrata “dai comunisti”. Poi ci sono quelli più specifici”. Ma c’è anche un lato positivo, in questa faccenda altrimenti insostenibile: “i Carabinieri che mi accompagnano sono ragazzi meravigliosi che mi hanno adottata come una nonna, non solo con professionalità, ma anche con affetto”.

Dice anche qualche parola sulle finalità ed i metodi della Commissione, la senatrice, e sembra voler sgombrare il campo dai dubbi e da timori che l’aver istituito in parte del mondo politico: “La Commissione che ho proposto non può giudicare né censurare nessuno e non può cambiare le leggi – assicura la senatrice – Si tratta di studiare un fenomeno, di avanzare proposte su un problema per cui tutti, anche gli esponenti dell’opposizione lquando parlano a telecamere spente, si dichiarano allarmati. L’odio in rete dilaga. La convinzione di agire in una zona franca e nell’anonimato sta producendo un imbarbarimento, una sorta di bullismo su larga scala, che le leggi esistenti non riescono a contenere”. Parole attente ma che non riescono a sciogliere tutti i dubbi e le riserva che gravano la Commissione, per primo quello di censura politica nascosta sotto il solido alibi della lotta al razzismo.

Piene di buon senso e di intelligenza invece le sue considerazioni sulla proposta di candidarla alla Presidenza della Repubblica, un’idea sghemba e puerile nata dalla mente della giornalista Lucia Annunziata e presto cavalcata dal Segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti con un candore così eccessivo da risultare sospetto. La senatrice, con garbo, muove una critica perfetta a questa proposta, capace solo di creare confusone e tensioni sulla sua figura: “Mi sono trovata, mio malgrado, ad essere già una figura sulla quale si concentrano fin troppi significati simbolici. Non è il caso di aggiungerne altri e di coinvolgermi in ambiti impropri. Alla presidenza della Repubblica deve stare un arbitro che abbia le energie per correre in mezzo al campo e che soprattutto abbia una sopraffina sapienza politica ed istituzionale, come il presidente Mattarella. Non una novantenne arrivata come una marziana sulla scena politica”.

Il gesto di Ezio Greggio e la solidarità a Salvini e Meloni

La senatrice commenta il gesto di Ezio Greggio che pochi giorni fa, riporta il Fatto Quotidiano, ha rifiutato la cittadinanza onoraria del Comune di Biella “un fiore raro che vale molto più di una cittadinanza” lo definisce la Segre. Ma rivolge un pensiero anche al sindaco e alla giunta: “Avere creato imbarazzo a quelle giunte mi dispiace”.  La Senatrice, inoltre, esprime solidarietà nei confronti di Meloni e Salvini  per gli insulti e le minacce che loro stessi ricevono. Sull’incontro con Salvini avvenuto nei giorni scorsi mantiene tuttavia il riserbo per evitare strumentalizzazioni. “Sarò un’illusa, ma continuo ad auspicare che tutti si uniscano in un impegno bipartisan per prevenire le epidemie dell’odio. Io ho sperimentato i danni che possono produrre”.

Fonte: Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano

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