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Lilli Gruber su Matteo Salvini: “Si paragona alla Segre, ma come si permette?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:13
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Ospite di La7, la giornalista Lilli Gruber ha attaccato l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini accusandolo di aver sdoganato il linguaggio violento che ha colpito anche la senatrice a vita Liliana Segre. 

Lilli Gruber difende Liliana Segre - Leggilo.Org

La conduttrice e giornalista Lilli Gruber, nel corso della puntata di venerdì scorso di Propaganda Live, si è scagliata contro il leader della Lega Matteo Salvini. Per Gruber le parole usate dal’ex Minsitro nel commentare l’assegnazione della scorta per la senatrice Liliana Segre , dopo le minacce ricevute via web, non sono accettabili. Per Salvini infatti, come riportato da Il Fatto Quotidiano aveva dichiarato: “Anche io ricevo minacce, tutti i giorni. Le minacce contro la Segre, contro Salvini, contro chiunque sono gravissime”. Per Gruber: “Trovo abbastanza sconcertante che Matteo Salvini paragoni se stesso e la sua biografia a quella di Liliana Segre. E che abbia equiparato le minacce di morte ricevute dalla senatrice a vita a quelle che ha ricevuto lui. Ma come si permette? Se tutto è uguale allora non differenziamo più, non capiamo più cosa è bene e cosa è male. Non vediamo più se tutto è nero o bianco, se ci sono solo amici o nemici”.

“Salvini ha sdoganato un linguaggio violento”

Per la giornalista conduttrice di Otto e Mezzo, Salvini ha molte responsabilità sull’acuirsi dello scontro politico. Salvini, accusa la Gruber, ha molte responsabilità sullo sdoganamento del linguaggio violento nel Paese. Per Gruber dietro a questo modello, c’è un piano preciso, come dimostrerebbero le dichiarazioni del segretario leghista in occasione della vicenda Balotelli, racconta anche da Repubblica: “Questa è la sua tecnica, lo vediamo negli incontri con i giornalisti di Salvini: prima dichiara che bisogna rispettare Liliana Segre poi dice per Balotelli no. Bisogna sempre avere un nemico davanti. Io penso che questo clima, così polarizzato, non faccia bene al nostro Paese, anzi a nessun Paese. Non sottovalutiamo mai che avere sdoganato un linguaggio cosi violento vuol dire avere sdoganato la violenza perchè non c’è tanta differenza purtroppo”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Repubblica, La7

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