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Imola, il sindaco M5s si dimette: “Ormai ci sono solo incapaci senza ideali”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:11
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A Imola si è dimesso il sindaco Cinque Stelle Manuela Sangiorgi “Il Movimento Cinque Stelle è morto con Gianroberto Casaleggio. Ormai ci sono solo incapaci che inseguono le poltrone”.

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Io avevo degli ideali quando mi sono candidata con il M5S. ma ormai quegli ideali non esistono più, sono stati calpestati per inseguire il potere. Io non mi sento più parte dei Cinque Stelle“. Queste sono state le dure e amare parole di Manuela Sangiorgi, ex sindaco di Imola in quota Cinque Stelle. Sangiorgi – come ha riportato l’Ansa – il 29 ottobre, in Piazza Matteotti ha annunciato le sue dimissioni dopo appena 15 mesi di lavoro. “Sono stata completamente abbandonata. Ho chiesto più volte aiuto al Movimento per questioni importanti che riguardavano Imola, ma non sono stata ascoltata. Di Maio non rispondeva nemmeno alle mie mail. Volevano solo un burattino e io non ci sto più“. Queste – riferisce Fanpage – le parole di Manuela Sangiorgi. Secondo l’ex primo cittadino di Imola, il Movimento Cinque Stelle avrebbe avuto una trasformazione clamorosa dopo la morte di Gianroberto Casaleggio, colui che insieme a Beppe Grillo, fondò il Movimento 10 anni fa “Il M5S ormai non esiste più, è morto con Gianroberto Casaleggio. Ora conta solo occupare le poltrone e ai vertici sono state messe persone assolutamente incapaci”. Ma Sangiorgi non è la prima a prendere le distanze da questo nuovo partito a vocazione giallorossa. Infatti , nel corso di questi 15 mesi, a Imola, diversi assessori comunali si sono dimessi. Ad altri, invece,  è stato revocato il ruolo da parte del partito. L’ex sindaco, nel 2018, aveva riportato una vittoria schiacciante sull’avversaria del PD. Ma allora il M5S era alleato con la Lega di Matteo Salvini al Governo. Una volta cambiati gli alleati, anche l’atteggiamento verso Manuela Sangiorgi è radicalmente cambiato.

E che vi sia stato un evidente trasformismo è opinione anche di molti elettori. Infatti se alle nazionali del 2018 i Cinque Stelle sfioravano il 32% dei consensi, già alle europee erano precipitati al 14%. Le regionali in Umbria hanno riconfermato questa curva decrescente portandoli – come ha riportato AgenPress – al 7,4%. Una delle inversioni di rotta più eclatanti è stata, senza dubbio, la scelta di allearsi con il PD di Nicola Zingaretti, definito, fino a poche settimane prima, “il partito di Bibbiano”. E arrivare addirittura a sostenere che Bibbiano fosse una leggenda. Altra inversione di marcia anche sullo Ius Soli: prima ritenuto una questione non urgente e poi accettato sotto la spinta degli alleati di Governo. Anche correre insieme al PD per le regionali in Umbria è stata una decisione non gradita a molti elettori pentastellati. In un primo momento il leader del Movimento Luigi Di Maio aveva dichiarato non essere una priorità fare patti civici per le regioni ma poi ha cambiato idea. Ed è stato cambiato in corsa anche il candidato. In un primo tempo i Cinque Stelle propendevano per il sindaco di Assisi Stefania Proietti salvo poi ritrovarsi a sostenere Vincenzo Bianconi. E questo trasformismo li ha puniti. E se Beppe Grillo preferisce non esprimersi per commentare le vicende, Luigi Di Maio, forse per rassicurare l’esiguo elettorato rimasto – come ha riportato Huffington Post – si è affrettato a dichiarare “Esperimento fallito, nelle regioni d’ora in avanti correremo sempre da soli“.

Fonte: Ansa, Fanpage, AgenPress, Hufington Post, TR24