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La Corte Costituzionale: “Permessi e alternative alla detenzione anche per i reati più atroci”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:16
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A due settimane dalla sentenza della Corte Europea, anche la Consulta boccia l’ergastolo ostativo anche per criminali di stampo mafioso che scelgono di non collaborare. “Viola i diritti degli esseri umani”. Anche per i delitti più atroci dunque decade il principio “fine pena mai”-

consulta boccia ergastolo ostativo

Un colpo duro, durissimo, letale per chi nella giustizia ci crede davvero e ha fiducia nel sistema penitenziario. Una seconda morte per le vittime e una seconda ferita inguaribile per le famiglie. A due settimane dalla sentenza della  Corte di Strasburgo, anche la Corte Costituzionale boccia l’ergastolo ostativo anche nel caso di criminali di stampo mafioso che si rifiutano di collaborare con la giustizia. Questa estrema misura cautelare viene ritenuta incompatibile con i diritti dell’uomo. Pertanto, l’Italia dovrà modificare la legge. Da oggi – specifica SkyTg24 – un ergastolano potrà godere dei  benefici carcerari  anche senza  collaborare con la magistratura. Sarà sufficiente provare, attraverso altri elementi diversi dalla collaborazione, che il detenuto ha spezzato i legami con l’organizzazione mafiosa di appartenenza. L’ergastolo ostativo –  come specificava Open  – è regolato dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario e prevede che chi viene condannato per reati gravi, come mafia o terrorismo, e sceglie di non collaborare con la giustizia, non possa beneficiare di misure alternative alla detenzione né di permessi premio o semilibertà. Esso è stato introdotto in seguito alle stragi di Capaci e di Via d’ Amelio ed è la pena massima attualmente presente nel nostro Paese. Fino a due settimane fa era stato ritenuto perfettamente in sintonia con il rispetto dei Diritti Umani in quanto il condannato può sempre scegliere liberamente di collaborare con la giustizia e, in tal caso, potrà beneficiare della semi condizionale. Pertanto la misura detentiva non ostacolerebbe in alcun modo il principio rieducativo della pena.

Ma nel giro di due settimane la situazione è cambiata. E prima la Corte di Strasburgo e poi la Consulta hanno concluso che questa misura deve essere cambiata. Mentre due settimane fa la Corte  di Strasburgo doveva esprimersi su un caso di mancata concessione della liberazione condizionale, stavolta la Consulta si è pronunciata sulla mancata concessione di permessi premio a due ergastolani “ostativi” che non hanno scelto di collaborare. La Corte europea si era basata sul caso di Marcello Viola, condannato all’ergastolo per omicidio, sequestro di persona, possesso illegale di armi e associazione a delinquere di stampo mafioso. Era detenuto da anni presso il carcere di Sulmona. Aveva più volte fatto richiesta di permessi premio per uscire e di poter accedere  alla libertà condizionale ma, non avendo mai voluto collaborare con la giustizia, le sue richieste erano sempre state respinte. Adnkronos informa che nel 2015 aveva fatto ricorso ma invano. Allora il condannato si è appellato alla Corte Europea dei Diritti Umani, la quale fa capo al Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale che conta 47 Stati membri e non all’Unione Europea.  La Corte Europea lo scorso giugno si era pronunciata e aveva censurato l’ergastolo ostativo dichiarandolo come “Trattamento inumano e degradante”. La Consulta, invece, a distanza di due settimane, è stata chiamata a pronunciarsi su altri due casi. Il primo è quello dell’ergastolano Sebastiano Cannizzaro, condannato per omicidio e occultamento di cadavere con l’ aggravante del metodo mafioso. Il secondo è quello  dell’ergastolano Pietro Pavone, anche lui condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso. La Consulta – riferisce Il Fatto Quotidiano –  ha concluso per entrambi che continuare ad insistere sul  legame tra collaborazione e pericolosità sociale del detenuto impedisce di valutare nel concreto l’evoluzione dell’ ergastolano e vanifica la finalità rieducativa della pena.

Si riconfermano tristemente autentiche le parole pronunciate due settimane fa dal Presidente della Commissione antimafia Nicola Morra che, come riportava AGI sosteneva “Una decisione che rattrista tutti coloro che credono nella giustizia e pensano che le mafie vadano combattute con fermezza“.

Fonte: Adnkronos, Open, AGI, SkyTg24, Il Fatto Quotidiano.

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