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Anna, 8 mesi, decapitata dall’amante della madre: l’uomo è stato condannato a morte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:37
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Anna Klob aveva 8 mesi quando è stata uccisa dall’amante della madre con la complicità della donna. A distanza di un anno dai fatti è arrivata la sentenza. 

Anna Klob decapitata ad 8 mesi - Leggilo.Org

 

Anche Anna come Mehmed – il bambino di due anni ucciso lo scorso 22 maggio a Milano – si era appena affacciata alla vita. Le poche foto che circolano la raffigurano come una bimba sorridente, con il vestitino colorato mentre guarda l’obiettivo con la sua piccola bocca sdentata. Eppure c’è chi ha avuto il coraggio di strappare via quel sorriso per sempre, senza pietà e – come spesso accade – la mano di chi ti colpisce è anche quella di chi ti sta più vicino.

Anna decapitata, ora la sentenza è arrivata

I fatti risalgono – come scrive il Messaggero – all’ottobre 2018 in Bielorussia quando Viktar Sharhel, 48 anni, e la madre di Anna, Natalia Klob di cui Viktor era l’amante, si sono ubriacati. Successivamente si sono avventati con estrema ferocia sulla piccola, forse “colpevole” di averli disturbati.

anna klob condanna morte - Leggilo

Il padre della piccola, Leonid Klob, quando è tornato a casa  – assieme agli altri due figli più grandi – ha raccontato di aver trovato sua figlia “sdraiata in una pozza di sangue, con la testa mozzata“, come scrive il Daily Mail. L’autopsia sul corpo della piccina  ha rivelato che la bambina è stata colpita almeno 46 volte  con un’arma da taglio, un coltello da cucina.  Anna inoltre sarebbe stata picchiata senza pietà  prima di essere uccisa. Addirittura – secondo il quotidiano britannico –  “Il medico dell’ambulanza è svenuto quando è entrato”.

A un anno di distanza è arrivata la sentenza, come scrive il Daily Mail: Viktar Sharhel sarà fucilato per l’omicidio di Anna, mentre la madre è stata condannata a 25 anni di carcere, la pena più dura che una donna possa ricevere nel carcere bielorusso. La Bielorussia è l’unico Paese europeo ad avere ancora la pena di morte e il Presidente Alexander Lukashenko ha dichiarato che continuerà a firmare i verdetti per le condanne a morte: “Se il popolo non lo vuole, lo aboliremo. Abbiamo avuto un referendum. “Pensate che io sia contento della pena di morte, considerando che la firmo e poi, in parole povere, qualcuno viene ucciso? Secondo la costituzione, la pena capitale rientra nella sfera di competenza del presidente in qualsiasi paese in cui viene usata”. Nel Paese vengono condannati a morte solo gli uomini tra i 18 e i 65 anni e da quando è diventata indipendente dall’Unione Sovietica nel 1991, sono state 400 le morti per esecuzione.

 

Fonte: Il Messaggero, Daily Mail

 

 

 

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