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La Cassazione dice no alla liberazione di Brusca, Pietro Grasso: “Merita la libertà”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:52
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Pietro Grasso, ex procuratore della Repubblica a Palermo ed ex presidente del Senato, ha parlato di Giovanni Brusca, il mafioso omicida del giudice Falcone che dovrà restare in carcere, come deciso dalla Cassazione

Pietro Grasso Giovanni Brusca non è come Totò Riina e Bernardo Provenzano - Leggilo

Pietro Grasso, ex procuratore della Repubblica a Palermo ed ex presidente del Senato, il giorno dopo la decisione da parte della Cassazione di non concedere i domiciliari ha detto la sua su Giovanni Brusca, omicida del giudice Giovanni Falcone ma anche collaboratore dello Stato: “Lui ha deciso di collaborare con la giustizia, rompendo ogni legame con Cosa nostra, rendendo dichiarazioni che hanno trovato riscontri e conferme – ha sottolineato – Il ‘pentimento sociale’ richiesto dai giudici di sorveglianza secondo me è rappresentato anche dalla collaborazione che non s’è interrotta in oltre vent’anni – ha aggiunto – perché ha aiutato a scoprire la verità su ciò che era avvenuto e impedito ulteriori crimini“.

Ad ogni modo, secondo Grasso, “la decisione è andata nelle mani giuste“, vale a dire “quelle dei giudici” poiché non ha ritenuto che il suo pensiero “dovesse in qualche modo condizionare la decisione presa” in quanto “i giudici devono emettere un provvedimento sul piano tecnico, senza essere influenzati dai sentimenti delle vittime“, anche se ha sostenuto che Brusca “uno come Brusca non si può valutare alla stessa maniera” di Totò Riina e Bernardo Provenzano, che – sempre stando al suo parere, diverso da quello della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo – “è stato giusto che Riina e Provenzano siano rimasti in carcere fino alla loro morte“.

Allo stesso tempo, come dichiarato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex presidente del Senato ha ricordato che “sì, è vero, anch’io posso ritenermi una vittima di Giovanni Brusca“, in quanto “ha progettato un attentato contro di me e voleva rapire mio figlio” e anche poiché “tra le centinaia di persone che ha ucciso o di cui ha ordinato la morte c’erano alcuni miei amici“, pur evidenziato anche “che queste cose le sappiamo grazie a lui, alla sua collaborazione e confessione. Le ha dette anche a me, durante decine di interrogatori“.

Quanto al no ai domiciliari, Grasso non ha dubbi: “Brusca ha fatto ricorso ed è toccato alla Cassazione” prendere una decisione in quanto “la via giudiziaria è quella corretta“. Per quel che riguarda se stesso in veste allora di procuratore ha ricordato che lui con Brusca aveva l’obiettivo di “cercare la verità. Non mi sono preoccupato di ottenerne le scuse o richieste di perdono“. E, pur comprendendo dolore e rabbia dei parenti delle vittime della strage di Capaci, “so anche che i giudici per fare il loro dovere sono tenuti ad applicare le norme prescindendo dai sentimenti delle vittime – ha spiegato, come riferito anche da AGIper dimostrare che l’ordinamento statale opera secondo giustizia e mai secondo vendetta“.

Fonte: Corriere della Sera, AGIP

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