Suicidio assistito: i Vescovi si ribellano, il Papa preferisce tacere

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La Corte Costituzionale  apre le porte al suicidio assistito. La Cei condanna mentre il Papa non si pronuncia e Sgarbi lo accusa.

 

Una società che considera il suicidio come supremo simbolo di libertà, è una società che ha perso il lume della ragione“. Queste – riporta Agensir – le parole, dure ma sempre obiettive, di monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei. Così il monsignore ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha aperto un fascicolo sul Suicidio assistito. Il caso di riferimento è quello che vede coinvolto Marco Cappato, esponente del Partito Radicale, nonché membro dell’Associazione Luca Coscioni. Il politico – come ricorda SkyTg24 – nel febbraio 2017 accompagnò in Svizzera Fabiano Antoniani, meglio conosciuto a tutti come Dj Fabo per suicidarsi clinicamente.

Dopo questa apertura della Consulta – riferisce l’AnsaCappato verrà certamente assolto dal Tribunale di Milano. Infatti secondo l’articolo 580 del Codice Penale “Non è punibile chi aiuta nell’esecuzione di una volontà formatasi liberamente quando si tratta di un paziente affetto da patologie incurabili che provocano sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili“. Dopo la sentenza di assoluzione si aprono dunque le porte ad un dibattito sulla possibilità di autorizzare anche in Italia la pratica del suicidio assistito. “La funzione del medico è quella di curare, di promuovere la vita. Non certo di supportare la morte.” Parole che lasciano spazio all’eterno dibattito tra credenti e laicisti sull’importanza non solo della durata della vita ma anche sulla qualità. “Ci siamo confrontati con diverse associazioni laiciste per capre cosa ne pensassero le persone e abbiamo riscontrato parecchie preoccupazioni e perplessità di fronte a questa sentenza. La Chiesa non è certo a favore dell’accanimento terapeutico, sia ben chiaro: noi abbiamo a cuore la dignità dell’individuo! Ma invece di promuovere il suicidio assistito dovremmo tornare a concentrarci sull’importanza di non abbandonare il malato e i suoi familiari. E’ importante capire che la vita è un dono ed è sacra!” La Cei conclude – riferisce LaPresse – esortando i medici a fare obiezione di coscienzaNon possiamo essere aperti di fronte all’incitamento a morire. Esortiamo i medici ad esercitare il loro diritto di obiezione di coscienza. E’ loro dovere servire la vita, non la morte.

Ma mentre la Cei si espone in modo esplicito e inequivocabile, Papa Francesco, da poco tornato dal viaggio in Mozambico dove ha parlato di gola, lussuria, sesso e xenofobia ,preferisce tacere.Questo ha suscitato polemiche all’interno del mondo cattolico ma anche tra personalità dello spettacolo e della cultura come il critico d’arte Vittorio Sgarbi che sulla sua pagina Twitter ha scritto “Possibile che il Papa non dica nulla a difesa della vita? Possibile che non abbia nulla da dire sulla sentenza della Consulta che apre le porte al “suicidio di Stato”?Non possiamo lasciare che a decidere della vita sia un Tribunale con una sentenza di morte!

Le parole di Sgarbi esprimono i timori di molti. Se nemmeno il Capo della Chiesa ha più l’ardire di difendere la vita senza “se” e senza “ma”, allora chi potrà farlo? Chi potrà fermare un Tribunale che potrebbe decidere che la nostra vita,  magari domani per una qualsiasi ragione potrebbe non essere più degna di cure e assistenza? E, soprattutto, quale sarà il limite? In quali casi ad un soggetto verrà accolta la richiesta di suicidio assistito e in quali casi no? Quali malattie verranno ritenute curabili e quali incurabili con assoluta certezza? Sono tutti interrogativi che tormentano molti di noi e sui quali nessuno sembra preoccuparsi di fare chiarezza.

Fonti: Ansa, SkyTg24, LaPresse, Agensir, Vittorio Sgarbi Twitter

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