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La Corte Costituzionale: “Chi aiuta gli altri a suicidarsi non sempre è punibile”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:01
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Fine vita: la Corte Costituzionale ha emesso una storica sentenza relativa al suicidio assistito, come nel caso di Dj Fabo. 

fine vita suicidio

Si tratta sicuramente di una sentenza storica quella emessa nella giornata di mercoledì 25 settembre. La Consulta per la prima volta apre al suicidio assistito stabilendo che non può essere punibile colui che lo agevola. E’ così è stato per Marco Cappato nel caso di Dj Fabo  rimasto cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale, vittima ogni giorno di atroci sofferenze per la sua patologia, ma comunque pienamente consapevole di non essere in grado di vivere dignitosamente in quelle condizioni.

Fine vita: sì al suicidio assistito se in particolari condizioni

Come riporta infatti l’ufficio stampa della Consulta: “non è punibile, ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”

Sempre nella nota dell’ufficio stampa si legge: “In attesa di un indispensabile intervento del legislatore, la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua – con riferimento alla legge 219/2017 –  e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”. Queste specifiche condizioni sono necessarie “per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili“.

Una decisione che sicuramente sarà destinata a dividere profondamente. Da una parte c’è Marco Cappato il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni che nel 2017 ha accompagnato Dj Fabo a morire in Svizzera che ha detto come riporta Ansa: “Da oggi siamo tutti più liberi, anche chi non è d’accordo. Aiutare DjFabo per me era un dovere. La Consulta finalmente ha stabilito fosse un suo diritto. È una vittoria della disobbedienza civile, mentre i partiti giravano la testa dall’altra parte. Grazie grazie a tutti”. Dall’altra parte c’è l’associazione dei Medici Cattolici pronti in blocco all’obiezione di coscienza. Da parte della Cei invece, come riporta Adkronos, c’è “preoccupazione” e presa di “distanza”:  “Si può e si deve respingere – scrive la presidenza dei Vescovi italiani facendo proprie le parole del Papa – la tentazione di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia”.

 

Fonte: Ufficio Stampa Corte Costituzionale, Ansa, Adkronos

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