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Indagini sulla morte di Mario Cerciello: il collega Varriale accusato di “violata consegna”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:40
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Continuano le indagini che coinvolgono Andrea Varriale, il collega che accompagnò Mario Cerciello Rega all’appuntamento fatale: troppe lacune nel racconto del carabiniere sull’omicidio del vicebrigadiere.

Varriale indagato per "violata consegna"

Tanti elementi sono al vaglio degli inquirenti sulla vicenda Mario Cerciello Rega. Le bugie di Andrea Varriale, collega del vicebrigadiere ucciso a coltellate il 26 luglio scorso nel quartiere Prati a Roma, sono oggetto di indagini da parte della Procura militare. Entrambi i carabinieri la sera del 26 luglio si erano presentati disarmati all’appuntamento con i due 19enni americani Christian Gabriel Natale Hjort e Finningan Lee Elder, che sono ora in carcere accusati dell’omicidio del vicebrigadiere. I due dovettero fronteggiare un’aggressione brutale completamente disarmati. A Mario Cerciello furono infatti inferte undici coltellate in 32 secondi, spiega l’Adnkrons che ha riportato un dettaglio contenuto informativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo depositata in vista del Riesame in merito alla posizione dei due americani. Alla ricostruzione dei tempi dell’omicidio, gli investigatori sarebbero giunti “interpolando i sistemi di videosorveglianza” della Unicredit di via Gioacchino Belli e della gioielleria di via Federico Cesi. “Stabilito che i due carabinieri sono stati ripresi alle 3.15 e 44 secondi dalla telecamera esterna della banca ” si legge nell’informativa “dopo essere passati alle 3.15 e 12 secondi dinanzi a quella della Gioielleria – e in considerazione del fatto che i due indagati sono transitati, in fuga, sempre dinanzi alle telecamere della medesima gioielleria alle successive 3.16 e 16 secondi, si può sostenere che l’aggressione sia durata 32 secondi”.

E ora, come riportato dall’Ansa, proprio a Varriale viene contestato l’articolo 120 del codice penale militare di pace che riguarda la ‘violata consegna‘ da parte di militare di guardia o di servizio.

La condotta di Varriale potrebbe configurare il reato sopra citato dal momento che i carabinieri, esattamente come tutti gli altri militari, hanno l’obbligo di portare sempre l’arma di ordinanza quando sono in servizio, anche se in borghese, proprio come quella sera. A chiarire la vicenda, come riportato da Repubblica, è il procuratore Sabino che parla di “atto dovuto” riguardo all’iscrizione di Varriale nel registro degli indagati, “anche a tutela dello stesso indagato”, che non è stato ancora ascoltato dai pm.

La Procura militare di Roma indaga anche su un altro aspetto oscuro della vicenda e su un altro carabiniere, anch’esso iscritto nel registro degli indagati, le cui azioni hanno scatenato numerose polemiche, fuori e dentro dai confini nazionali. Il nome del militare è sconosciuto, ma il reato ipotizzato riguarda la diffusione della foto di Natale Hjiort bendato nella caserma dell’Arma di via In Selci, a Roma. In questo caso sarebbe stato violato l’art.127 del codice penale militare di pace  che riguarda la divulgazione di notizie segrete o riservate.

Alessandra Curcio

Fonte: Ansa, Adnkronos, Repubblica

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