Boko Haram e l’allarme della DIA- contatti in Italia grazie alla Mafia nigeriana?

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Il 28 marzo 2015 in Nigeria si tennero le elezioni presidenziali e parlamentari: la sfida elettorale era fra Goodluck Jonathan, cristiano ed all’epoca premier, e Muhammadu Buhari, musulmano e leader del congresso dei progressisti, attualmente presidente del Paese. Durante quei giorni molteplici sono stati gli attacchi di Boko Haram, nonché le vittime. Giunse poi anche un video in cui l’Europa venne minacciata. 

Boko Haram-Leggilo.Org

Boko Haram in dieci anni ha provocato la morte di circa 35mila persone di cui 14mila civili negli stati di Adamawa, Borno e Yobe, scrive Il Messaggero. .Non solo: sono attualmente 1,2 milioni le persone intrappolate nelle aree controllate dall’organizzazione terroristica jihadista. E’ questo il rapporto su Boko Haram diramato da Edward Kallon, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Nigeria.

Numerosi sono i fatti di cronaca nera che vedono coinvolto il gruppo fondamentalista di Boko Haram, noto per i ripetuti attacchi ai cristiani. L’organizzazione terroristica ostacola anche ideali politici, democrazia ed economia della Nigeria. Nonostante in questo Paese abbia trovato condizioni religiose, culturali ed economiche favorevoli ad una presa di potere, come tutti i gruppi fondamentalisti ha come obiettivo principale combattere l’Occidente e tutto ciò che lo riguarda. Abbiamo già parlato del rischioso contatto che avviene nelle carceri in Italia, lo riporta anche tgcom24 fra mafia nigeriana e terrorismo islamico, ma su quest’ultimo non è stata posta sufficiente attenzione per poter comprendere fino in fondo la criticità di questa eventualità per nulla remota:

“Vi avevamo avvertito di non votare, ora vi uccideremo tutti”- ecco le parole del leader Abu Shekau. La Bbc riferì che nello stato del Gombe 24 persone furono uccise, ed in molti fuggirono dalle proprie case per il timore degli attacchi previsti dagli analisti.

boko haram minacce all'Italia-leggilo

Nel video infatti, non mancarono minacce all’Italia con Francia, Germania, Russia. Insomma l’Occidente riunito sotto il nome di quella che Abubakar Shekau chiama “unione atea”: “Vi venderemo come degli schiavi“. All’Italia in particolare furono riferite queste parole: “schiavi di Hollande e Obama vi porteremo al mercato e vi venderemo“. Colui che pronunciò queste parole senza mezzi termini in più occasioni non ha smentito che oltre i motivi religiosi, esiste un piacere estremamente personale nel commettere degli omicidi, tanto da assimilare la morte di centinaia di persone, alla morte di galline:

“Mi piace uccidere chiunque Allah mi ordini di uccidere, allo stesso modo in cui mi piace uccidere le galline“.

Dinanzi a tale quadro estremamente riassuntivo ci si interroga se esista un legame fra terrorismo e psicopatologie: il prof. Donato Munno, docente di psicologia clinica del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini” dell’Università di Torino dice che nonostante non ci sia la certezza assoluta che i terroristi siano persone psicologicamente disturbate, alcuni tratti della loro personalità sembrano condurre verso questa direzione. Munno poi, effettua alcune doverose puntualizzazioni:

C’è da dire però che molti sintomi possono confondersi con modalità interpretative legate alla religione e alla cultura. Noi chiamiamo questa situazione di confine sintomi cerniera”. “L’aspetto più preoccupante – ha continuato il Prof. Munno – è che i terroristi che hanno attaccato l’Europa nella maggior parte dei casi sono immigrati di terza generazione, individui già inseriti nella società che studiano e lavorano, che però mantengono questo nucleo profondo legato alle loro origini di ribellione contro una cultura verso la quale si sentono estranei“.

Dal 2015 al 2017 in Italia c’è stato un boom nell’immigrazione- come attesta il focus dedicato dalla DIA alla Mafia Nigeriana e del quale scrive L’Osservatorio Mediterraneo sulla Mafia – molti individui provengono dall’Africa; in soggetti non perfettamente integrati,cui solitamente, il legame con il Paese d’origine che permane è considerato un elemento rischioso. Se a mantenere il legame con la madre patria sono soggetti già inseriti in clan e organizzazioni mafiose, allora il rischio ulteriore è che si consolidi un ponte fra Nigeria ed Italia, consentendo un più agevole ingresso a Boko Haram, come più volte sottolineato dai report della Dia degli ultimi due anni.

Fonti: Direzione Investigativa Antimafia, Tgcom24, Osservatorio Mediterraneo sulla Mafia

Università degli Studi di Torino

 

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