Home Cronaca Federico, muore a 23 anni per un’overdose: “Era la prima volta”

Federico, muore a 23 anni per un’overdose: “Era la prima volta”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:46
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Federico Bertollo è morto a soli 23 anni per un’overdose: aveva paura degli aghi e si è fatto iniettare la dose letale dal pusher.

Federico Berollo. overdose - Leggilo

 

Federico Bertollo, apparentemente, non aveva nulla che gli mancasse: figlio di un noto medico veronese, un fratello avvocato, sembrava avere una vita molto piena. Aveva studiato al conservatorio, recitava e cantava egregiamente in alcuni musical e aveva persino vinto un premio letterario internazionale, il Montefiore, grazie ad un suo romanzo. Eppure c’era un buco nella sua anima, un buco più grande, una voragine, rispetto al buco nel braccio che l’ha ucciso. Viene difficile pensare che un ragazzo con una vita così piena volesse provare l’eroina. Eppure l’ha fatto, ma non da solo.

Federico Bertollo e l’incidente che l’ha cambiato

Federico si è fatta iniettare la dose che poi gli è stata letale dal suo pusher, Ivano Sogliacchi, già arrestato per omicidio come conseguenza di altro reato, quello lo spaccio di eroina e cocaina. Federico, come racconta il fratello a Il Corriere della Sera, odiava gli aghi, ma la curiosità di spingersi oltre ha fatto sì che ci rimettesse la vita.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Sogliacchi avrebbe acquistato droga – sia eroina sia cocaina – per entrambi e Federico è andato a casa sua a Cittadella, in provincia di Padova, dove l’uomo gli avrebbe iniettato la dose letale. Federico è infatti collassato poco dopo senza più riprendere conoscenza. Nonostante l’intervento dei Carabinieri e del 118 per la sospetta overdose, per il giovane non c’è stato nulla da fare. Attualmente la salma si trova nella camera mortuaria dell’ospedale civile di Cittadella, mentre il 49enne è in carcere a Padova.

Cosa può aver spinto un ragazzo per bene in casa di un pusher? I motivi forse vanno ricercati nel passato: dieci anni fa mentre andava in bicicletta, infatti, venne investito e rimase per un mese in coma. “Quando uscì dall’ospedale la parte sinistra del corpo non rispondeva più, camminava zoppicando” ha raccontato il fratello a Il Corriere della Sera.  Una riabilitazione lunga e difficile, tanto che – come racconta Veronasettegiorni – Federico aveva dovuto di nuovo imparare a leggere e scrivere. L’incidente gli aveva fatto perdere gli amici ed aveva dovuto abbandonare gli studi di chitarra classica. “I coetanei lo prendevano in giro, veniva bullizzato. In breve si ritrovò a frequentare dei brutti giri”. Federico purtroppo conosceva già la droga: in passato aveva usato la cocaina, ma era riuscito a smettere.

Nel frattempo le indagini – informa il Gazzettino – hanno portato ad una terza persona, non indagata, presente nell’appartamento di Sogliacchi, il quale davanti al gip Domenica Gambardella ha raccontato di essersi procurato la droga, ma di non averla iniettata al ragazzo.

Fonti: Corriere della Sera, Il Gazzettino, Veronasettegiorni

 

 

 

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