L’avvocato contro l’odio sui social: “Rivolgetevi a me, chiediamo soldi a chi insulta”

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Il legale Cathy La Torre, insieme alla filosofa Maura Gancitano, ha lanciato la campagna #OdiareTiCosta per lottare contro l’odio nel web. A muovere l’iniziativa, gli insulti di cui è stata vittima Carola Rackete. 

Odiare ti costa campagna contro odio - Leggilo

La vicenda umana e giudiziaria di Carola Rackete non si è ancora conclusa. Continuano le querelle tra i sostenitori e non della sua azione e la polemica senza fine sulle Ong e sugli sbarchi. E se la scarcerazione ha fatto luce sul destino della capitana tedesca, ciò che rimane un problema da risolvere sono le conseguenze agli insulti e alle minacce rivolte alla comandante. Il Gip Alessandra Vella, ma anche i personaggi pubblici che si sono schierati dalla sua parte, sarebbero stati aggrediti e ricoperti di offese. Per questo, i legali di Carola hanno già presentato una querela contro Matteo Salvini per istigazione a delinquere e diffamazione. Non è tutto.

Infatti – come informa l’ Ansa – l’avvocato Cathy La Torre dello studio Wildside Human First Legali Associate e la filosofa Maura Gancitano di Tlon hanno lanciato la campagna #OdiareTiCosta. Un team di professionisti di ambiti diversi – psicologi, avvocati, attivisti, investigatori, informatici forensi – aiuterà le vittime di hate speech ad avere giustizia. Tutti gli utenti possono segnalare – questo l’invito delle due – i commenti violenti mandando una mail all’indirizzo [email protected] Il contenuto ritenuto lesivo sarà analizzato dagli esperti che valuteranno la possibilità di richiedere un risarcimento economico.

Stiamo ricevendo migliaia di segnalazioni, 600 mail al giorno e il numero continua a crescere. L’80 per cento arriva da donne che hanno subito offese legate al loro aspetto fisico o insulti sessisti e auguri di morte e di strupro. Offriamo consulenza gratuita per cause civili di diffamazione”, spiega La Torre che su Twitter esulta sulle prime mosse in ambito legale:

In un’intervista a Tgcom24, le due hanno spiegato che l’obiettivo della campagna è quello di tenere insieme la strategia giuridica e il dibattito pubblico sul tema delle offese via social, non solo lanciando una campagna mediatica ma avviando una pratica per ridurre al minimo il problema. Chi riceve insulti sui social, infatti, deve sentirsi tutelato. “OdiareTiCosta è una rivoluzione culturale e giuridica applicabile a chiunque sia vittima di offese, ingiurie, frasi impronunciabili”, prosegue l’avvocato. A muovere l’iniziativa, le vicende che hanno visto protagonista Carola Rackete, colpita da insulti e minacce via web.

Le strade possibili, a livello legale, sono due: agire penalmente per risarcimento del danno da diffamazione – ai sensi dell’art. 595, comma 3, del codice penale –  aggravata dal fatto che l’uso di una bacheca Facebook ha l’attitudine di raggiungere un numero indeterminato di persone. Oppure, si può scegliere la tutela civile, cioè l’azione risarcitoria prevista dall’art. 2043 del codice civile. Se si sceglie questa seconda via è peraltro obbligatoria la mediazione, ovvero un tentativo di conciliazione prima di arrivare davanti a un Giudice. Sul piano culturale, spiegano ancora le due: “Il web è la manifestazione di ciò che accade nella società, quindi dell’atmosfera che si respira nel Paese. Il web è la nuova piazza in cui avvengono i dibattiti. Servono iniziative che possano cambiare il modo che abbiamo di vivere nella società”.

Le due collegano l’ondata di insulti alla situazione in Italia: “La politica ha dato il peggiore spettacolo di sé quanto a linguaggio e incitamento all’odio. Perciò l’automatico meccanismo che scatta è un collettivo senso di impunità. L’odio è trattato come una libera opinione e sui social si ha la possibilità di sfogare i peggiori istinti pensando di restare impuniti”. In effetti, a guardare gli ultimi post della La Torre, il Vicepremier non sembra essere visto di buon grado, accusato di fare sciacallaggio sui fatti di Bibbiano. “Un’opinione è cosa diversa da una diffamazione e che se si usano parole d’odio si paga un prezzo alle vittime. E chissà che questo non rivoluzioni l’intero modo di stare sui social!”, concludono le due. Eppure, a pensarci un attimo, risulta strano che a farsi portavoce di una battaglia contro le offese sui social sia proprio chi, con un post, non ci pensa due volte ad esprimersi in maniera negativa – accusando di sciacallaggio – un’autorità politica.

Fonte: Cathy La Torre Twitter, Tgcom24, Ansa

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