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Il racconto dei migranti: “Lo scafista ha decapitato uno di noi e gettato la testa in mare”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:42
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Uno scafista della Guinea ha decapitato un giovane migrante a bordo di un gommone nel corso del viaggio in mare per raggiungere la Spagna.

Una morte terribile e assurda quella a cui è andato incontro un giovane migrante, decapitato da uno scafista a bordo di un gommone. La sua colpa è stata quella di aver bevuto un succo di frutta dello scafista. Per questo motivo il guineano Oumar Diallo l’ha ucciso, nel corso del viaggio in mare per raggiungere la Spagna. Stando a quanto riportato da El Mundo, l’imbarcazione è partita nel pomeriggio del 5 luglio dalla spiaggia di Kariat Arkmane, nei pressi della città di Nador, nella parte settentrionale del Marocco. A bordo erano in 17, tra cui il proprietario della barca, che avrebbe ricevuto 2.500 euro a migrante per intraprendere la traversata verso l’Europa.

Il cittadino della Guinea era ben consapevole del fatto che il percorso sarebbe stato molto lungo e difficoltoso. Per questa ragione aveva portato con sé un discreto numero di viveri. Una piccola parte di cibo era stata trasportata anche dai migranti. Ma quando il sole ha aumentato la sete e le bevande sono iniziate a scarseggiare, Kariat ha pensato di bere il succo dello scafista. Un gesto che ha fatto letteralmente infuriare il guineano che ha estratto un lungo pugnale e ha decapitato il ragazzo, lasciando sotto shock tutti gli altri presenti. A quel punto il proprietario dell’imbarcazione ha buttato la testa dell’immigrato in mare e lasciato il corpo sul gommone per circa 45 minuti.

Il tutto di fronte agli occhi sgomenti di tutte le altre persone, le quale hanno raccontato il fatto ai volontari della Croce Rossa in terra andalusa. Come riferito da Agi, la polizia iberica ha quindi ascoltato i testimoni, portato i migranti al Centro rifugiati di Malaga e arrestato lo scafista, già noto all’Organizzazione marocchina per i diritti umani che lo aveva denunciato in altre occasioni per la tratta di essere umani. Un attraversamento finito in tragedia e che pone, per l’ennesima volta, il problema sul flusso dei migranti e di come la politica dei porti aperti possa incentivare il traffico e gli orrori invece di ridurli, contrariamente alla posizioni ribadite da Macron e Merkel negli ultimi giorni.

Fonte: El Mundo, Agi

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